Fiumanò Domenico Violi, Il biciclettista poetico che pedala sulle ali del sogno.

Fabio Dalmasso - 25.02.2008 testo grande testo normale

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Tags: Fiumanò Domenico Violi, Il biciclettista, nuovo cd

Un viaggio tra sogno, poesia e realtà: l’ultimo album di Fiumanò Domenico Violi, Il biciclettista, è una prova di come in Italia sia ancora possibile scrivere musica di classe, quella che forse i critici più esperti e abili definirebbero d’autore. Unire sonorità raffinate, in bilico tra il jazz introverso e lo swing più spensierato, con testi mai banali, ma ricchi nella loro capacità comunicativa: tutto questo è Il biciclettista, un viaggio lungo le sonorità della poesia.

Un viaggio tra sogno, poesia e realtà: l'ultimo album di Fiumanò Domenico Violi, Il biciclettista, è una prova di come in Italia sia ancora possibile scrivere musica di classe, quella che forse i critici più esperti e abili definirebbero d'autore. Unire sonorità raffinate, in bilico tra il jazz introverso e lo swing più spensierato, con testi mai banali, ma ricchi nella loro capacità comunicativa: tutto questo è Il biciclettista, un viaggio lungo le sonorità della poesia.
«Io che ho amato la vita/perdendomi e ritrovandomi/io che ho volato in alto/continuamente in volo/son caduto e mi son rialzato»: pochi versi, qualche nota di pianoforte che disegna un tappeto jazz sul quale appoggiare delicatamente le parole e raccontare sé stessi e gli altri. Il biciclettista di Fiumanò Domenico Violi è un disco pieno di poesia, scritto col cuore e con la voglia di raccontare la vita attraverso personaggi, situazioni e ricordi di un artista che unisce sogno e realtà, ironia e malinconia.
«Una nuova tappa del mio viaggio in musica fra utopia e realtà che ciba il sognatore che è in me»: le parole di Domenico sintetizzano alla perfezione le undici nuove canzoni di questo suo secondo album, dopo l'esordio del 2004, Ero jazz e non lo sapevo.
Ascoltando i brani de Il biciclettista è impossibile non rimanere colpiti dalla capacità artistica dell'autore, da quel suo saper mescolare stili musicali con un linguaggio ricercato nella sua espressività, mai banale, ma lontano dalle autocelebrazioni culturali di molti autori contemporanei. Per descrivere la vita del romantico personaggio Gianni La Saracinesca (Jean La Claire), ad esempio, sono sufficienti pochi versi e un pianoforte come sottofondo: «Con la faccia un po' stranita/gli occhi vivi e molto grandi/tra terra e cielo il suo sorriso/porta a spasso la sua vita».
L'universo di Domenico è popolato da persone che si mettono a nudo e che vengono raccontate nella loro fragilità, nelle loro paure, nel loro essere vere e reali: L'acrobata che, come tutti gli artisti, ha dedicato la propria vita agli altri, al loro divertimento, una sera decide di smettere, di riprendersi la propria vita: «Questa sera si cambia/l'acrobata ha detto di no»; Mario, un amico al quale la vita non ha concesso una seconda occasione, ma che rimane nel cuore di Domenico quando in Un sorriso ancora gli confida: «Mario, se cento volte busserò alla porta, per cento volte incontrerò un sorriso/è questo che sei».
Episodi di vita, un'autobiografia fatta di ricordi e sensazioni che emerge nella dolcissima Rosa, storia di un'occasione perduta, forse, o solo di un ricordo che riaffiora e si staglia lì davanti, sotto forma di un volto, di una voce: «Sta volando il mio pensiero, Rosa/spero che ti arriverà/che sia rosa la tua vita/che sia rosa il tuo destino/il mio chissà». Dall'amore del passato all'amore del presente: sui binari dell'affetto scorre piano Attraverso una canzone, un brano di una dolcezza infinita, una dichiarazione che non è solo d'amore, ma anche di ringraziamento, di partecipazione a una vita comune, a quel sogno che fa sì che due diventino uno: «Non finirò di ringraziarti mai/per avermi aperto il cuore/mani tese a difendere i miei sogni/a scacciare le paure e i miei fantasmi».
Ma Il biciclettista è anche uno sguardo alla realtà, alla società in cui viviamo oggi, popolata da personaggi arroganti e prepotenti come «le baronie moderne che nulla hanno di nobile» de Il barone Cornovaglia, un brano che ricorda la teatralità del canto dei Tetes De Bois; una realtà, quella attuale, in cui «la vita non vale uno sputo/la strada dell'uomo/sembra tutta in salita» (Pedala pedala), ma nella quale c'è ancora speranza per quegli spiriti bambini che non vogliono morire o crescere e raccontano orgogliosi che «la scatola dei giochi/è rimasta aperta/in tutti questi anni/non l'ho ancora chiusa» (La formicola e la lucertola), che sanno di essere persone, quindi realtà fragili, e che si rifugiano in qualcuno che può aiutarle: «tu maga del cuore/devi farmi guarire/guardami dentro/salvami adesso» (Torno da te).
Nomade fra Venezia e Parigi, esploratore del mondo e dell'animo umano, Fiumanò Domenico Violi è ormai una bella conferma nel panorama di quella musica italiana che forse non raggiungerà le vette delle classifiche, ma che, per fortuna, è ancora in grado di regalare emozioni autentiche a chi ha la sensibilità di sedersi ed ascoltare non solo con le orecchie, ma anche col cuore.

  • Fiumanò Domenico Violi, Il biciclettista poetico che pedala sulle ali del sogno.

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