Radiodervish L'immagine di te

Giuseppe Galato - 07.12.2007 testo grande testo normale

Tags: l'immagine di te, radiodervish, franco battiato, capa rezza

Due mondi che si ritrovano. E ne abbracciano altri mille. I Radiodervish attuano la globalizzazione in musica con "L'Immagine i Te".

“L'Immagine Di Te” : un titolo decisamente appropriato per quello che l'album vuole comunicare. Un'immagine riflessa. L'idea del doppio, dell'altro. O, per dirla in termini Pirandelliani, quello che si vede di un uomo (o, per esteso, di qualsiasi cosa). Il suo essere “uno, nessuno e centomila”.
Ed i Radiodervish incarnano bene questa attitudine alla molteplicità. La loro musica è multiforme. Sono i colori di una tavolozza che si miscelano per perdersi l'uno nell'altro e dare vita a qualcosa di completamente nuovo che ha tutto in se. Sono colori caldi e freddi, provenienti dalle lande più lontane. Si passa da un blu di Persia ad un marrone terra di Siena fino al verde Caraibi. E' World Music, ma è anche Elettropop dagli echi anni '80. Suonano strumenti della tradizione popolare ma c'è spazio anche per arrangiamenti orchestrali. Ritmi classici e moderni danzano insieme. Miscele di lingue e di stili canori disparati, che fanno da portanti ad esse. E' la globalizzazione nella sua essenza più profonda.
Il duo di musicisti è prolifico ed eclettico. Una peculiarità che attesta la loro bravura.
Ad amplificare le potenzialità dei brani è la magistrale produzione di Franco Battiato, in combo con Pino Pinaxa Pischetola.

Apre la title-track il Pop dagli echi popolari de “L'Immagine Di Te”, che precede forse la canzone più intensa dell'album: “Tutto Quello Che Ho”. Un pezzo che rimembra il migliore Battiato. La voce di Nabil è quanto mai ispirata, ed il brano vola, tra malinconia e riscossa. La leggerezza di “Tutto Quello Che Ho” è spazzata via dalla rabbia di “Babel”, un misto di orientalisti che vanno a fare da intro alla feroce interpretazione di Capa Rezza. Rabbia che va a collassare in “Se Vinci Tu”, dolce ballata per voce e piano con stupendi impianti orchestrali che la sorreggono trasportandola in alto. Un lieve supporto elettronico crea un ibrido adorabile. Al pianoforte di “Se Vinci Tu” si contrappone la chitarra in Finger-Picking di “Milioni Di Promesse”. Atmosfere di fine estate per un ritornello diretto che è tutto da cantare. La dolcezza si trasforma in tristezza con “Yara”, misto di Pop e musica popolare, questa volta proveniente dal Salento. Ad aiutare Nabil nel cantato è la bravissima sedicenne Alessia Tondo, con un intervento in Griko. “Avatar” e la sua Dance dagli echi '80 va ad attestare ancora una volta il tema portante dell'album, e cioè il doppio. Le voci multiple di “Avatar” lasciano spazio al fade-in della penultima canzone: “Sama Beirut” continua quasi il discorso musicale del ballo iniziato dal brano precedente ma facendo un viaggio nel tempo e negli spazi, dalle discoteche anni '80 alle piazze orientali. L'album si chiude con una canzone tipicamente cantautoriale, “Stella Briciola Di Campo”.

Poco più di mezz'ora. Ma la forza “L'Immagine Di Te” non la va a cercare nella durata. Ma nell'intensità. E ci riesce in maniera quanto mai eccelsa.

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