Il Chitarrista: Intervista a Federico Poggipollini
Giuseppe Galato - 18.08.2007

Tags: federico poggipollini ivan graziani luciano ligabue capitan fede
Intervista a Federico Poggipollini, storico chitarrista di Litfiba e Ligabue, in lavoro al suo terzo album solista.

Quando si parla di musica nella maggior parte dei casi vengono citati soltanto i nomi degli artisti di facciata. I grandi nomi, insomma.
M
a collegato a questo mondo vi è un sotto-mondo di personalità anonime che però marchiano con un'impronta indelebile il sound dei musicisti principali: stiamo parlando dei Session-Men. Sebbene molti artisti muovano i primi passi nel mondo della musica proprio da qui non tutti riescono ad emergere fino a diventare delle vere e proprie icone. Pochi casi sporadici, dai P.F.M. a Jimmy Page. E Federico Poggipollini.
Amato dai fan di Ligabue (i quali l'hanno ribattezzato Capitan Fede) per aver donato ai suoi dischi ed ai suoi tour degli inserti di chitarra davvero notevoli, Federico muove i primi passi in campo musicale con la realizzazione, nell'88, dell'album “Sottoborghi”, registrato con i Radio City.
L'occasione per calcare le scene dei big arriva quando viene arruolato come spalla dai Litfiba. Dal '90, infatti, Fede fa da seconda chitarra allo storico chitarrista dei Litfiba, Ghigo Renzulli, fino alla chiamata nella file della band di Ligabue, nel '94.
Ma il ragazzo di Bologna ha anche altri progetti. E' nel '98 che riesce a proporre al pubblico per la prima volta materiale inedito scritto di suo pugno. Con la sua terza band, i KKF (succeduti ai Mister Tango), pubblica l'album “Via Zamboni 59”, al quale seguirà “Nella Fretta Dimentico”, del 2003.
E' ora in preparazione il suo ultimo lavoro solista. Anticipato dall'uscita del singolo “Il Chitarrista”, canzone di Ivan Graziani registrata in questa nuova versione con la collaborazione di Filippo Graziani, uscirà questo autunno “Trasversale”.
Altri progetti degni di nota a cui ha partecipato sono l'inclusione all'interno della Super Band nata in occasione dell'Mtv Day del 2006 insieme a Max Gazzè, Morgan e Sergio Carnevale, già chitarrista dei Bluvertigo, con cui ha potuto suonare anche cover dei suoi artisti preferiti (ricordiamo “London Calling”, dei Clash, che insieme ai Beatles formano quelle che sono le basi della cultura musicale di Poggipollini), la collaborazione alle registrazioni dell'album “Sei Felice?” degli Aereoplanitaliani e l'inclusione nella schiera di artisti partecipanti ad una collana di Video Letteratura, “I Salmi”, musicata da Lucio Dalla, Xangò e General Bunny.
D:Come è nata l'idea di realizzare una cover di Ivan Graziani (“Il Chitarrista”)?
R: Questa canzone l'ho risuonata e riarrangiata quando sono stato invitato ad un tributo di Ivan Graziani, per il decennale della sua morte, a Teramo, sua città natale. Mi ero preparato con una band nata per l'occasione un po' di brani suoi e mi sono accorto che il brano, sia come testo che come idea di chitarra, era molto simile a quello che propongo io. Ho solo dato un suono un po' più cattivo rispetto all'originale ma ho mantenuto la stessa stesura. Io ho molto rispetto delle canzoni degli altri. Gli do il mio tocco, il mio suono, però mantengo gli accordi e la stesura vicino all'originale.
D: Parlaci un po' del tuo nuovo album in lavorazione.
R: L'album esce ad Ottobre e si chiama “Trasversale”. Sarà composto da 12 canzoni inedite. Sono tutte molto simili al suono de “Il Chitarrista”, quindi tecnicamente ho usato delle chitarre con delle accordature non tradizionali, accordature aperte. Una sonorità molto più americana, Stoner. Naturalmente non ho potuto esagerare più di tanto anche perché altirmenti molti brani non si potevano comprendere. Ho deciso di esagerare su questo suono ma ho cercato di mantenere la mia scrittura originale, quindi delle canzoni in certi momenti hanno anche delle intenzioni Pop, un'orecchiabilità. Hanno un'idea di melodia. I testi hanno in certi momenti degli slogan. Ho cercato di mettere in mezzo il mio suono unendolo alle canzoni che avevo composto anche un po' di tempo fa. Questo disco è stato coprodotto da Roberto Vernetti insieme a me, quindi una coproduzione. Io con lui avevo fatto un'esperienza con gli Aereoplanitaliani, che è un suo progetto. A quel punto ci siamo conosciuti ed abbiamo deciso di lavorare insieme. Lui ha curato la pre-produzione, io la post-produzione, quella un po' più decisionale.
D: Inizi a suonare già da piccolo: scelta tua o dei tuoi genitori?
R: Il primo indirizzo, al pianoforte, è stato fatto tramite la famiglia. Poi l'idea di creare un suono, utilizzare la musica come forma di comunicazione, è una cosa che ho fatto subito dopo ma di testa mia, perché era una cosa che mi appassionava.
D: Quali sono le prime band che ti hanno colpito, che ti hanno fatto dire “da grande farò il musicista”?
R: Io sono sempre stato fan dei Beatles e dei Clash.
D: Molte persone suonano per tutta la vita senza mai scrivere una canzone. Nel tuo caso invece scrivi canzoni ma per la maggior parte delle volte esegui quelle degli altri. Qual è stato il primo brano in assoluto che hai scritto? E cosa hai pensato dopo averlo realizzato?
R: Il mio primo brano l'ho scritto prima di iniziare a suonare. Io ho sempre scritto musica. Il mio primo gruppo risale a quando avevo l'età di 14 anni. Forse anche un po' prima. L'idea è stata quella di scrivere, non di copiare canzoni di altri. L'idea di prendere canzoni vecchie e di studiarle è venuto dopo. All'inizio io e le persone che erano con me all'epoca, amici, cugini, avevamo proprio la voglia di portare avanti un nostro suono. Scrivere, dire delle cose.
D: In percentuale in una canzone cosa ti colpisce di più: musica o testo?
R: Ascoltando più che altro musica estera la prima cosa che mi colpisce è la sonorità. Nella musica italiana, soprattutto quella cantautoriale, ho bisogno assolutamente delle parole, perché credo che comunque non ci sia una grande forza melodica. O meglio, melodica si, ma una melodia un po' distante da quella che mi capita di ascoltare con il Rock, e quindi mi viene immediatamente di ascoltare le parole. Noi siamo abituati ad avere dei grandi cantautori e quindi l'idea di sentire questa musica qui con qualcuno che racconta delle cose in italiano ti colpisce e ti viene di sentire le parole e non fai caso magari ad un suono. Alle volte credo ci siano proprio dei limiti in Italia legati a questa cosa. Un suono un po' buttato lì rispetto alla cura delle parole e forse anche del timbro della voce.
D: Credi che nella scena musicale italiana, anche in quella non da charts? Ci sono progetti interessanti?
R: Mi viene da citare i Verdena, che comunque fanno caso alle parole ma non sono la cosa più importante. Quello che è più importante per loro è un suono, dei riff, l'energia.
D: Come nascono le tue canzoni?
R: Alcune hanno proprio l'idea di raccontare delle cose, quindi vicine alla tradizione italiana. Molte altre hanno il suono. Mi innamoro del suono ed a quel punto creo qualcosa che sia in un'unione perfetta con la melodia, l'armonia, la sonorità e le parole. Diventa tutt uno, non fai più caso ad un racconto ma anche alle emozioni che arrivano legate al fatto che io ho cercato di arrivare appunto unendo questi quattro fattori.
D: A quali chitarristi ti ispiri per il tuo sound?
R: Jimi Hendrix e Jeff Beck per quanto riguarda il passato. Ora sono molto affascinato da Josh Homme, che è il chitarrista dei Queens Of The Stone Age.
D: Vuoi dare qualche consiglio alle nuove leve della musica italiana?
R: Suonate, tirate giù tantissime cose di altri, soprattutto dal passato, perché comunque sono la base. Però cercate anche di tirare fuori qualcosa di vostro. Anche l'idea di essere una cover band è importante per crescere, però poi non serve a niente. La cosa importante è riuscire a dare carattere a un tuo suono, a un tuo modo di vedere la musica e a un tuo modo di leggerla, tramite appunto gli ascolti. Quindi l'idea di essere influenzati che serva solo come spunto per poi creare delle cose nuove.
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