Gli Shakers, sixties sound con stile

Fabio Dalmasso - 22.03.2017 testo grande testo normale

Ascoltare Tu cosa fai, non balli? de Gli Shakers è un po' come fare un tuffo nel passato, in una di quelle feste anni '60 in cui la musica si ascoltava in vinile e le pause tra una canzone e l'altra erano dettate dalla necessità di mettere sulla piastra il lato B dell'ultimo 45 giri acquistato.

Un disco in bianco e nero questo Tu cosa fai, non balli?, album di debutto sulla lunga distanza per la Ammonia Records de Gli Shakers dopo il minialbum Il futuro è già passato. Un bianco e nero che non denota un'altalenante qualità, ma che richiama le radici musicali di questo gruppo che sembra uscito direttamente da un musicarello di serie B degli anni '60.

A differenza dei musicarelli veri, quelli con i cantanti più in voga del tempo, come Caterina Caselli, Gianni Morandi o Little Tony, il film del quale Gli Shakers sarebbero la perfetta colonna sonora è una pellicola di serie B nella sua accezione più positiva: niente idilliache storie d'amore tra ligi soldati e ingenue studentesse, ma vere e proprie passioni a base di fughe, musica e un immaginario che pesca a piene mani nel mondo del cinema.

Un entusiasmante mix di beat e garage che prende il via con "Zombi Boyfriend" di cui Gli Shakers hanno realizzato anche un video: il ritmo trascinante accompagna un testo ironico e ai limiti della fantasia per un brano in cui le influenze prettamente sixties del gruppo emergono con forza. Caratteristiche che rimangono invariate anche in "Chi credete che siamo?", manifesto sonoro e generazionale della band, e "Me ne vado a Katmandu", uno sfogo in chiave beat/pop e una richiesta di fuga che il sapiente uso dell'ironia rende divertente e apprezzabile.

Se "Come Bonny & Clyde" può far pensare a un blues elettrico e sporco, con il lento "Gira ancora" ci si prende una pausa prima di tuffarsi nelle sonorità pop/surf di "Filicudi Surf", un'originale e inusuale cover di "All apologies" dei Nirvana. La vena più prettamente pop prende il sopravvento di "Solo chi ama sopravvive", mentre l'omaggio a Donatella Rettore con "Lamette" si trasforma in un vero e proprio inno alla surf music originale e vera, quella cioè con magnifici riverberi di chitarra e senza i cori dei Beach Boys.

Il finale dell'album è affidato al rock'n'nroll scatenato di "Quanta splendida follia" e all'energia contagiosa di "Un posto che non c'è". Tu cosa fai, non balli? è un album che tutti gli amanti dei suoni sixties apprezzeranno molto: la sincera passione de Gli Shakers per queste sonorità si traduce infatti in dieci pezzi tutti da ballare. La colonna sonora per una festa scatenata.

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