L'oi! italiano si chiama Los Fastidios

Fabio Dalmasso - 22.02.2017 testo grande testo normale

In The sound of revolution, ottavo album dei Los Fastidios, il gruppo veronese unisce oi!, street punk e ska in un disco da cantare e da ballare.

Uno stile inconfondibile, riferimenti che rimangono intatti e classe da vendere: queste le caratteristiche di The sound of revolution, ottavo album dei Los Fastidios, uno dei gruppi più importanti della scena oi! italiana e internazionale. 12 brani pubblicati per l'etichetta Kob Records che tratteggiano alla perfezione le capacità di questa band in grado di rimanere coerente con i propri ideali e di saperli mettere in musica rimanendo fedele allo stile della strada.

Fin dalla prima canzone, "Kids are ready", infatti, è possibile ascoltare le radici di questo gruppo nato nel 1991 a Verona: con suoni e atmosfere che richiamano gruppi come Clash e Sham 69, i Los Fastidios mettono subito le carte in tavola e offrono all'ascoltatore una miscela di oi! e street punk di alto livello. A confermare le aspettative ci pensano poi brani come "Dans le ciel", cantata in francese; "Last night, con i richiami al punk '77; "A postcard from the 90s", canzone che unisce la velocità del ritmo alla melodia come l'ottima "No borders no wall".

Ma la bravura dei Los Fastidios non risiede solo nel saper comporre e suonare canzoni tipicamente oi!, con ritornelli coinvolgenti e cori degni di nota: i riferimenti alle sottoculture skin e rude boys emergono infatti anche nei brani più prettamente ska – rocksteday, come "The sound of revolution", canzone che non sfigurerebbe affatto in una raccolta dedicata alla Two Tone, mitica casa discografica inglese che diede vita alla seconda ondata dello ska con gruppi come The Special, The Selecter e Madness. Un'influenza che viene confermata da "Ska medley", in cui rivive la splendida "You're wondering now" accanto a "We're coming back", dei Cock Sparrer, esponenti di spicco dell'oi! - street punk britannico.

Ritmo in levare anche per "Apri gli occhi", in cui i fiati degli Skassapunka danno vita a una canzone dalle atmosfere care ai Persiana Jones, mentre "Radio Babylon", arricchita dalle tastiere di De Veggent dei RedSka, sembra un brano tipico della terza ondata ska, con riferimenti quali No Sport e The Busters. Da segnalare infine la cover "Clandestino" di Manu Chao, uno ska – punk di forte impatto, il power pop di "Scooterboy" e il pezzo forse meno riuscito del disco, "The same war", che richiama in parte gli ultimi The Clash dell'album "Combat Rock".

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