Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

Stefano Fornaro - 23.05.2014 testo grande testo normale

Tags: salone, libro, Torino, critiche

E’ finita da dieci giorni la rassegna libraria a Torino. Ancora una volta la location è stata il Lingotto, spazio costituito da enormi padiglioni, parte un tempo di una fabbrica torinese. La madrina, Susanna Tamaro, a vent'anni dal successo di "Va dove ti porta il cuore"; paese ospite la Città del Vaticano, rappresentata dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

Negli anni della crisi pubblica, statale, politica, economica e morale, gli organizzatori dell'esposizione torinese, Rolando Picchioni (il patron) ed Ernesto Ferrero (direttore artistico del Salone), hanno optato per il BENE, come tema dell'edizione di quest'anno. Troppo generica e polisemica la definizione del "bene"; cos'è?
Sicuramente da quando è nata come istituzione volta a predicare, la Chiesa è magistra per eccellenza del Bene. Dunque era necessario ospitare ad honorem proprio la città del Vaticano al Salone di Torino. Proposta accolta con grande entusiasmo dalle parti del Soglio di Pietro, che inviato il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinale Gianfranco Ravasi. Per lui l'occasione per discutere con Claudio Magris di religione e fede, ragione e società e il confronto aperto con lo scrittore triestino è stato uno dei momenti top dell'edizione 2014. La presenza di un rappresentante della Santa Sede ha contribuito a far impennare le vendite dell'editoria religiosa. Si parla, infatti, di un boom editoriali per Ldc, Qiqajon e Sant'Anselmo.

A partire dall'ottimo risultato di questa produzione editoriale, rivisitiamo i dati delle varie case editrici partecipanti. Indubbiamente, almeno stando alle statistiche, l'edizione 2014 è stata l'occasione per registrare un buon successo.
L'incremento medio delle vendite rispetto al 2013 s'è attestato fra il 10 e il 20%. Gruppo Rcs 35%; Sperling & Kupfer oltre il 50%; Mondadori ed Einaudi 12%; Gruppo Gems 10%; Feltrinelli 20%; Sellerio 16%; Adelphi 5%; Minimum Fax 12% e Voland 30%. Secondo le voci dei principali editori, le persone sono tornate ad acquistare libri, sebbene il Presidente dell'Associazione italiana editori, Marco Polillo abbia comunicato che nell'anno precedente s'era in realtà registrata una perdita complessiva di 6,2% in termini di fatturato e 2,3% per le copie vendute presso i canali del pubblico, fra cui librerie, store online e grande distribuzione. Con l'inizio del nuovo anno le cifre sono un po' in rialzo per l'inizio del 2014, ma sembra improbabile che la kermesse torinese abbia fatto il miracolo.

Di effetto strabiliante si parla anche a proposito dell'iniziativa lanciata da Giuseppe Culicchia, con il Progetto Officina, dedito all'editoria indipendente. Addirittura pare che l'editore Mages abbia incrementato le vendite del 100%.
Non solo la casa editrice specializzata nelle avventure marine, ma Nuova Frontiera, Miraggi, Marcos y Marcos e anche i nuovi editori dai palermitani di Leima ai triestini di Nonostante Edizioni segnalano grandi aumenti di vendite. Si potrebbe concludere che nato nel segno del bene morale, culturale, sociologico, economico e religioso, nel Salone del Libro 2014 tutto è andato...bene.
Non è così!
Testimonianze di editori minori, riportano che editori, librai, scrittori o semplici lettori abbiano visto meno affluenza dell'anno prima e hanno segnalato che alcuni editori, a causa della congiuntura economica, hanno preferito non partecipare.
A molte persone è parso esagerato far pagare un ingresso (10 euro), con tanto di code, soprattutto nel fine settimana quando sono arrivati per intervenire nelle 27 salette da convegno i vari Fabio Volo, Littizzetto, Alberto Angela, Guccini, Margaret Mazzantini, Joe Lansdale e Marco Travaglio.
Non è mancata nemmeno la classe politica. Non solo i vari ministri fra cui Orlando (Giustizia) e Giannini (Università e ricerca), ma erano presenti per i vari interventi di natura politica, economica, europea Giuliano Amato, Emma Bonino, Brunetta, D'Alema, Veltroni e l'attuale premier Renzi. Da qui è sorta qualche polemica. La prima in seno al governo, è arrivata dal ministro della cultura Dario Franceschini con l'accusa diretta alle Tv di disaffezione nei confronti della lettura. Repentina la replica di Sky: "Critiche quanto meno avventate" e della Rai, tramite il direttore di Rai3 Andrea Vianello: "Mi dispiace, perché inizio a temere che forse il ministro non vede Rai3 e siamo in pace con la coscienza e felici, come servizio pubblico, di essere impegnati e con successo nella promozione di quell'atto meraviglioso che è leggere".
La seconda nota storta è stata causata dal caso mediatico Luigi Bisignani, uno dei grandi esclusi. L'autore del thriller Il direttore, che narra di affari nascosti fra cardinali e banchieri. Il romanzo è stato edito da Chiarelettere che seppur ha sostituito il titolo vietato con un altro testo, ha lo stesso dichiarato che la scelta fatta dall'organizzazione del Salone è stata inopportuna e contraria al libero dibattito delle idee e delle opinioni. "Evidentemente – ha sostenuto il direttore editoriale della casa editrice, Lorenzo Fazioi contenuti del thriller di Bisignani non sono ben visti nell'anno in cui il Vaticano è ospite d'onore della rassegna".
Un'interpretazione bollata come "autentica farneticazione" dal presidente della Fondazione per il libro, Rolando Picchioni, e respinta in modo esplicito dal direttore artistico del Salone, Ernesto Ferrero.
"Non esiste alcun nesso tra la presenza del Vaticano e l'esclusione del volume – ha ricordato – nel programma della buchmesse sono presenti cinque volumi della casa editrice. Il volume di Bisignani è stato escluso in pieno accordo con Chiarelettere, per inserire un titolo della stessa casa editrice dedicato a un tema giudicato più in linea con quello di questa edizione del Salone, il Bene".
L'esclusione, come spesso accade dalle nostre parti, è diventata un caso e ha ottenuto l'appoggio di Vittorio Feltri e Stefano Lorenzetto, che per spirito solidale non hanno partecipato al Salone.

C'è chi ha dato vita a gesti ancor più provocatori. Ad esempio la scrittrice Isabella Santacroce che, esclusa dal Salone, dopo il successo della trilogia Fluo, ha fotografato su Instagram il proprio lato B, con tanto di affettuosa dichiarazione: "Dedico il mio culo al Salone del libro di Torino".
La stessa autrice ha poi chiarito su Affari Italiani "Non sono mai stata invitata dal Salone e non ci sono mai stata. Non che m'interessi ricevere un invito, ma la verità è che in Italia sono una grande esclusa dal mondo del libro. La verità è che temono la verità". Non per questo, però, l'autrice di romanzi come Revolver (Mondadori, 2004) e Amorino (Bompiani, 2012), definita da Cesare Garboli "prosatrice d'arte di altissima qualità, ipnotica, incantatoria, e sotto tutti gli aspetti ‘stupefacente'...", smetterà di scrivere: "Anzi. Ho da poco terminato di scrivere il mio undicesimo libro, che sarà una supernova".
Contrariamente alla Santacroce, Grazia Verasani dal suo profilo Facebook ha commentato il successo del Salone e la sua assenza con queste parole: "Vedo molti dei miei coetanei sbadigliare davanti a un romanzo che a me è parso bello, mi sento dire che preferiscono libri dove tutto scorre e si dimentica, l'importante è distrarsi. Smettiamola di dire che li abbiamo ingozzati di televisione, siamo noi che ci siamo televisionizzati quanto loro... Una conoscente mi dice che ogni anno va alla Fiera del libro perché lì i libri sono scontati, ci va come va a Cosmoprof. Rifletto. All'ultima lezione del corso che tengo alla Bottega, una ragazza, aspirante scrittrice, mi dice che legge Volo e pochi altri. Cosa ci trovi in quei libri? Le chiedo. Risponde: Vanno giù senza fatica... Ecco, rifletto ancora, sulla mia incapacità di spiegare che Anna Karenina o Fiesta o Uomini e topi non sono faticosi, non sono difficili, e che c'è una bellezza che non è quella di superficie, non è quella di cui ci hanno parlato a Sanremo, e che la cultura non è un macigno ma una fonte di illuminazione maggiore. Rifletto. Ecco sì, nell'editoria dovrebbe esserci spazio per tutto, e i gusti non si discutono, ma dove andranno a finire i libri che mi hanno cambiato la vita? E certi autori che non vendono abbastanza, più 'complessi' di altri, dove si collocheranno? Quante istant star dovranno rimpolpare il mercato per permettere ai 'diversi' di avere ancora uno spazietto? Rifletto. Chi darà giustizia alla bellezza? Chi sono i porci? Dove sono le perle? Solo confusione..."
Forse alcuni dati sono stati 'gonfiati' dall'ufficio stampa del Salone o forse no, certo che 340mila visitatori in tutto è un dato esaltante in tempi di crisi culturale e altrettanto lo è il dato dei visitatori presenti nelle varie sale dei convegni: 82.000. Sono cifre che fanno ricredere chi pensa che il popolo italiano sia scevro da lettura, ma come è stato detto solo più avanti si potrà capire quali novità realmente entreranno nelle case degli italiani e quali invece sono servite solo a vendere testi.

Il dato più rasserenante è la crescita del libro digitale, dell'ebook e dei suoi derivati. La parola va ancora a Marco Polillo che stima in crescita il mercato digitale dal 1,8% del 2012 al 3% di oggi. Ancora troppo poco, ma è già qualcosina. Particolare attenzione va alla fruizione del testo sul cellulare o il tablet, una delle chiavi dell'immediato futuro, perché è in espansione la lettura su supporti non cartacei.
Così una novità davvero innovativa è stata quella presentata da Fingerbooks, piattaforma di self-publishing per storie brevi pensate per una fruizione rapida e in movimento, in primo luogo sul cellulare. A ideare il progetto è stata infatti Buongiorno, multinazionale che produce app e contenuti a pagamento per smartphone. Fingerbooks è anche una community: subito dopo essere stato pubblicato, il testo può anche commentato e votato dagli altri iscritti al portale, oltre che condiviso su Facebook.
Nata da pochi mesi, la piattaforma mira inoltre a ospitare eventuali scritture brevi che venissero dagli editori. In questo caso, per leggerle gli utenti dovrebbero pagare e potrebbero farlo attraverso il credito dei propri telefonini. Un modello di business alternativo, un tipo di scrittura probabilmente estemporanea e una lettura condivisa che non avviene sulla poltrona di casa.

Vedere la crisi come un'enorme macigno da affrontare con la letteratura, magari quella esprimente valori positivi e capace di rimodellare la mentalità collettiva, anzi talvolta il degrado complessivo cui stiamo assistendo, pare oggi come oggi pura utopia. Forse per rimodellare davvero questa società priva di guide e valori morali, bisogna puntare verso quei romanzi, testi o letterature capaci di dare lezioni etiche, criticare, sorprendere e soprattutto di rappresentare, terra a terra, le reali condizioni di molti italiani. Più che il Bene come linea guida era da scegliere la parola Realtà o ancor meglio Realismo. Ma qui non siamo nell'Ottocento...

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"

  • Salone Internazionale del Libro, ventisettesima edizione: più che il "bene", figlio di una falsa etica, la "realtà"