CRONACHE POETICHE - Andrea Zanzotto, Poeta
A cura di Samuele Editore - 20.10.2011

Andrea Zanzotto, Poeta. Morto per un collasso cardiocircolatorio. Era il 9 ottobre 2011. Pochi giorni fa. Più lontana nel tempo l'anno della sua nascita: 1921.

Andrea Zanzotto, Poeta. Morto per un collasso cardiocircolatorio. Era il 9 ottobre 2011. Pochi giorni fa. Più lontana nel tempo l'anno della sua nascita: 1921. Un amico mi scrive un messaggio concitato a sera tardi: "Ma è morto Zanzotto!". Gli rispondo col cinico aplombe che da un po' di tempo ho deciso di vestire: "Bè aveva anche una certa età". La risposta, emblematica quanto essenziale. Italiana, europea, forse mondiale. "Novanta. Lo so, ma fa un certo effetto. Come di deriva..."
Di Andrea Zanzotto si è detto detto tanto, si è studiato tanto, si è accettata la sua immensa posizione nella letteratura italiana pur riconoscendogli una posizione comunque a margine. L'assenza di una scuola. Di un seguito di poeti. Gianmario Villalta qualche anno fa, in occasione di un festival di poeti a Portogruaro (Ve) ha avuto occasione di definirlo "zio", non "padre" letterario.
Eppure tutti conosciamo Andrea Zanzotto, i suoi libri, la sua poetica, ed è per questo che non mi soffermerò a parlarne né citerò versi o libri del grande poeta di Pieve di Soligo. Ma vorrei ricordare questo monumentale pezzo di Italia, forse uno dei migliori, raccontando un incontro che ho avuto con lui non più di due anni fa.
Mi era stato dato l'indirizzo dal comune amico Paolo Ruffilli, persona squisita e sempre disponibile. Faccio eccezione alla buona regola giornalistica di evitare appellativi alle persone perchè parlare di un poeta inevitabilmente implica il parlare della sua umanità, e delle umanità a lui attorno.
Come Editore avevo bisogno di chiedere a Zanzotto una prefazione, che poi purtroppo non ho ottenuto. Dopo l'invio della bozza, un paio di telefonate, non abitando lontanissimo da Pieve di Soligo, avevo deciso di recarmi di persona dal poeta.
Per strada, ammetto, e ne sorrido un poco anch'io, sono tornato indietro e mi sono fermato in un supermercato per comprare una bottiglia di vino. Il vino ha da sempre un alone di sacralità, un perlage di sacralità si potrebbe dire. E pare sempre l'omaggio più adeguato per una persona di cui si vuole riconoscere in maniera importante la posizione e il rispetto che si prova.
Trovare la casa in realtà non è stato semplicissimo, pur avendo l'indirizzo. Questo perchè la casa di Andrea Zanzotto me la aspettavo sontuosa, non ricca, ma curata, probabilmente distante dalle altre case. Quando arrivo invece all'indirizzo indicatomi trovo una casa normalissima, quotidiana, incastrata tra altre case e nascosta dentro un cortiletto a dire il vero molto poco curato.
Un imbarazzo, devo ammettere, è stata la prima impressione che ho provato. Dopo aver suonato il campanello più volte, perchè nessuno rispondeva, con la quasi certezza di avere sbagliato abitazione, riesco a farmi ricevere da una signora che ha tutta l'apparenza di una badante. Forse moldava, forse ucraina, non mi soffermo a pensarci.
Mi fa accomodare in una casa che anche all'interno mi ricorda una casa contadina. La casa di un anziano. Non nego di tremare un poco ad ogni scalino che faccio. Il poeta Andrea Zanzotto merita anche questo timore.
Lo trovo dietro a un tavolo da cucina, un tavolo anonimo, di una cucina anonima. Nulla che dicesse la sua grandezza. Lui stesso, un anziano seduto su una sedia. Parla a fatica. Si potrebbe dire un "vecchio", ma senza il connotato spregiativo che spesso assume questa parola. Parliamo e a volte mi chiedo addirittura se comprende quello che dico. Lui mi spiega che sta prendendo dei farmaci per cui non è sempre e completamente vigile.
Ma i suoi occhi, i suoi occhi liquidi e profondi, svelano un'anima così profonda che avrei desiderato indietreggiare di fronte al suo sguardo. Uno sguardo vivo, spigliato, una contraddizione con tutto il resto del contesto. Uno sguardo penetrante, poetico.
Spesso ci si chiede cosa sia un poeta. Se debba avere determinate caratteristiche, o determinate competenze. Io direi che un poeta è colui ha quello sguardo. Uno sguardo oltre il corpo, oltre il tempo, oltre l'intelligenza.
In maniera un po' banale, lo ammetto, esprimo una sorta di entusiasmo dicendogli: "sa, molti avrebbero voluto scrivere quello che lei ha scritto". In risposta, un sorriso. Un sorriso che racchiudeva, lo posso dire, gran parte della cultura del novecento italiano.
E ora che Andrea Zanzotto è morto, forse è finito veramente il novecento.
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