CRONACHE POETICHE - Premio Nobel a Tomas Tranströmer

A cura di Samuele Editore - 16.10.2011 testo grande testo normale

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Il premio Nobel per la Letteratura 2011 a Tomas Tranströmer, autore svedese nato a Stoccolma il 15 aprile del 1931, laureato in psicologia nel 1956 occupandosi dei detenuti delle carceri minorili, di disabili e tossicodipendenti.

Il premio Nobel per la Letteratura 2011 a Tomas Tranströmer, autore svedese nato a Stoccolma il 15 aprile del 1931, laureato in psicologia nel 1956 occupandosi dei detenuti delle carceri minorili, di disabili e tossicodipendenti. A 23 anni ha pubblicato il suo primo libro di poesie: 17 dikter. Di seguito ha pubblicato Hemligheter på vägen (1958), Den halvfärdiga himlen (1962), Klanger och spår (1966), Mörkerseende (1970), Stigar (1973), Östersjöar (1974), Sanningsbarriären (1978), Det vilda torget (1983), För levande och döda (1989), Sorgegondolen (1996), Den stora gåtan (2004), The Great Enigma: New Collected Poems (2006), Galleriet: Reflected in Vecka nr.II (2007).

Vincitore del Nordic Council's Literature Prize, dello Struga Poetry Evenings (del quale sono stati insigniti anche Pablo Neruda, Edoardo Sanguineti, Eugenio Montale), del Neustadt International Prize for Literature, del Nonino.

Di Tomas Tranströmer più di tutti gli echi che in questi giorni rimbalzano tra giornali e siti vorrei sottolineare quanto ha detto la moglie Monica Bladh alla notizia del premio: "Non pensava di poter più sentire questa gioia un giorno". Colpito da un ictus nel 1990, dopo la pubblicazione del suo decimo libro, Tranströmer riceve un riconoscimento internazionale in un momento estremamente complicato e per la situazione mondiale e in un'edizione del premio che vede la sua vittoria particolarmente significativa. A concorrere ancora, infatti, e questa volta con previsioni favorevoli, Dylan Thomas e Adonis. Oltre al fatto che non accadeva dal 1996, con la vittoria di Wislawa Szymborska, che il premio andasse a un poeta.

Una vittoria controversa e sopratutto apprezzatissima da chi ama la poesia come ente a se stante rispetto al mondo, come concetto comunicativo che sa guardare senza limitarsi al particolare di una data situazione anzi assurgendo se stessa a un'eternità di comprensione che sia continuum per tutti gli uomini. Oggi quanto di domani. Motivazione del premio risulta essere: "Attraverso immagini dense e limpide, ci ha offerto un nuovo accesso alla realtà". Un nuovo accesso e una nuova essenzialità del dire che sono valsi al poeta anche un certo numero di critiche per la sua mancanza di riferimenti e impegni politici.

Ma Thomas Tranströmer è poeta dal respiro umano, universale, al centro delle opere il paesaggio e i suoi elementi conflittuali, metafora o specchio di un costante confronto di forze, spunto per riflettere sulla identità umana. Il Baltico, l'estate groenlandese nutrono i versi per suggerire l'indicibile e per evocare una dimensione più alta rispetto al naturale. La sua poesia è come sospesa tra luce e tenebre, trascrive i segni della vita che passa, esplora il rapporto tra il nostro mondo interiore e quello reale. "L'esistenza di un essere umano non finisce dove terminano le sue dita", ha detto un critico svedese definendo i suoi lavori "preghiere secolari". [fonte: Corriere della Sera]

La sua prima raccolta edita in Italia, per volontà di Mario Luzi, è Poesie, del 1999, per Crocetti e curate da Maria Cristina Lombardi. A breve uscirà, sempre per Crocetti, il volume Il grande mistero.

Di seguito dieci poesie nella traduzione di Franco Buffoni incluse in Songs of Spring. Quaderno di traduzioni, Marcos y Marcos 1999, di Franco Buffoni.

Mistero per la strada

Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
Ma non si svegliò.

Si posò l'oscurità sul viso di un uomo in cammino
Tra la gente nei raggi di sole
Forti e impazienti.

D'un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti -
Un museo di farfalle.

Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

Stazione

Un treno è entrato in stazione. È fermo, vagone dopo vagone,
Ma nessuna porta si apre, nessuno scende o sale.
Ci sono veramente delle porte? Là dentro un brulichio
Di uomini rinchiusi che vanno su e giù.
E scrutano dai finestrini immobili.
Fuori lungo il treno cammina un uomo con un martello.
Urta le ruote che debolmente risuonano. Tranne qui.
Qui il rumore aumenta incomprensibilmente: un fulmine,
Il rintocco dell'orologio della cattedrale,
Il rumore della circumnavigazione del globo
Che solleva tutto il treno e le pietre umide dei dintorni.
Tutto canta. Ve lo ricorderete. Andate avanti.

Motivo medievale

Sotto le nostre espressioni stupefatte
C'è sempre il cranio, il vuoto impenetrabile. Mentre
Il sole lento ruota nel cielo.
La partita a scacchi prosegue.
Un rumore di forbici da parrucchiere nei cespugli.
Il sole ruota lento nel cielo.
La partita a scacchi si interrompe sul pari.
Nel silenzio di un arcobaleno.

Marzo '79

Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
Mi recai sull'isola innevata.
Non ha parole la natura selvaggia.
Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
Linguaggio non parole.

I ricordi mi vedono

Una mattina di giugno in cui era troppo presto
Per svegliarmi ma troppo tardi per riprendere sonno,
Devo uscire nel verde che è colmo
Di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono completamente
Al paesaggio, perfetti camaleonti.
Sono così vicini che li sento respirare
Benché il  canto degli uccelli dia stupore.

La coppia

Spengono la luce ma la sua bianca campana di vetro
Riluce ancora un istante prima di svanire del tutto
Come una pastiglia in un bicchiere di oscurità. Poi si alza.
E le pareti dell'albergo si slanciano nel buio del cielo.

I movimenti dell'amore si esauriscono e loro dormono
Ma i pensieri pià segreti si incontrano
Come quando due colori si fondono
Sulla carta umida del disegno di un bimbo.

Buio e silenzio. Ma la città stanotte si è avvicinata.
Con le finestre spente. Sono giunte le case.
Stanno molto vicine nell'attesa affollata,
Di gente dal volto inespressivo.

Palazzo

Entrammo. Un'unica enorme sala,
Silenziosa e vuota, dal pavimento
Come ghiaccio per pattinare. Abbandonato.
Tutte le porte chiuse. L'aria grigia.

Alle pareti dai quadri si affollavano
Immagini senza vita: scudi,
Bilance, pesci e figure di combattenti
In un mondo sordomuto sull'altro lato.

Una scultura era esposta nel vuoto:
Da solo in mezzo alla sala un cavallo.
Dapprima non lo notammo
Presi da tutto quel vuoto.

Più debole di un sospiro in una conchiglia
Era il suono, e le voci dalla città
Salivano in quella stanza deserta,
Mormorando e cercando un potere.

Ma anche altro, qualcosa di oscuro
Si installò sulla soglia dei nostri sensi
Senza oltrepassarla.
Scorreva la sabbia nelle clessidre mute.

Era ora di muoversi.
Ci avvicinammo al cavallo. Era gigantesco,
Nero come un ferro. Un'immagine del potere stesso
Rimasta dopo che i principi se ne erano andati.

Il cavallo parlò: "Io sono l'Unico.
Ho disarcionato il vuoto che mi cavalcava.
Questa è la mia stalla. Cresco lentamente.
E mangio il silenzio che regna qui dentro".

Verso casa

Corse fuori nella notte la telefonata rifulgendo in campagna e nelle periferie.
Poi dormii preoccupato nel mio letto d'albergo.
Somigliavo all'ago di una bussola portato nel bosco da un fondista col cuore palpitante.

Mattina e ingresso

Percorre il suo cammino
Il grande gabbiano dal dorso nero,
Timoniere del sole.
Sotto di lui, l'acqua.
Adesso il mondo sonnecchia ancora
Come nell'acqua una pietra variopinta.
Giorno indecifrato. Giorni -
Come caratteri aztechi!

Musica. E io resto imprigionato
In questo arazzo.
Le braccia sollevate – come una figura
D'arte rurale

Le pietre

Sento cadere le pietre che abbiamo gettato,
Cristalline negli anni. Nella valle
Volano le azioni confuse dall'attimo
Gridando da cima a cima degli alberi, tacciono
Nell'aria più leggera del presente, planano
Come rondini da cima
A cima dei monti finché
Raggiungono l'altopiano più remoto
Lungo la frontiera con l'aldilà.
Là cadono
Le nostre azioni cristalline
Su nessun fondo,
Tranne noi stessi.


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