Librerie monumentali: Shakespeare & co.
Mario Vetrone - 13.09.2011

Then to Sylvia let us sing
Her daring lies in selling.
She can sell each mortal thing
To her let us buyers bring.
(J.Joyce)
L'impressione che fa Parigi d'estate non è molto dissimile da quella che può fare una città come Firenze: caos di turisti, prezzi altissimi e situazioni preconfezionate. Eh no, non sta vivendo un momento incredibile questa metropoli, lontana da quella culla di arte, avanguardia e spiriti anticonvenzionali e dannati che fu il secolo scorso.
Un giorno nel quartiere di Montparnasse: visitare il suo cimitero con i suoi illustrissimi ospiti dava un po' il senso di questa distanza. Ma forse il nostro è uno sguardo troppo passatista, e senz'altro quello che Parigi offre in termini culturali, soprattutto con i suoi tanti musei, è qualcosa che noi italiani non riusciamo nemmeno più a immaginare.
Ci sono poi luoghi come Shakespeare & Company, una di quelle che potrebbero essere definite "librerie monumentali", collocata in una breve prosecuzione di Rue Bûcherie aldilà del giardino di René Viviani.
Questo non è che l'attuale indirizzo della libreria che una poetessa ed editrice americana Sylvia Beach volle aprire nel 1919 in zona Odéon.
A partire dagli anni venti la libreria divenne luogo in cui si incrociavano gli ambasciatori della migliore letteratura nordamericana: Ernest Hemingway - erano gli anni della sua "festa mobile" parigina -, Ezra Pound, Ford Madox Ford, e soprattutto James Joyce, per il quale la Beach mise i panni di Giovanna D'Arco dell'editoria pur di pubblicare il suo scandaloso Ulysses.
Oggi la libreria appare un luogo simpatico e accogliente in cui le ore passano "scavando" tra gli scaffali di legno traboccanti di libri nuovi e usati, in stragrande maggioranza si tratta di testi in inglese.
Tra l'altro gli occhi cadono soprattutto su alcune belle edizioni dell'Ulisse, di A Moveable Feast, o delle raccolte di T.S. Eliot. C'è anche una nutrita sezione storica.
I commessi sono giovani e alla mano, tipi cosmopoliti. Inerpicandosi per una angusta scaletta di legno ci troviamo in una specie di studiolo con scrivania e in un successivo ambiente troviamo un pianoforte e le famose due brandine dove scrittori visitatori venuti da ogni angolo della terra possono pernottare.
Ci fa da guida un testo di Sylvia Beach semplicemente intitolato Shakespeare and Company, una raccolta di memorie che potrebbe anche essere considerata una specie di guida per aspiranti librai. Soprattutto nelle sue pagine si respira tutto l'entusiasmo per un mestiere che è prima di tutto una passione.
La mattina presto, quando l'assalto dei turisti e delle loro macchine digitali è ancora mite, qui ci si perde con piacere, ça va sans dire...
(Immagini di M.Vetrone, 2011)
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