La materia (digitale) dei sogni: intervista a Francesco Verso

Luca Pantanetti - 19.05.2011 testo grande testo normale

Tags: francesco, verso, cyberpunk, trasogni

Scrittore connettivista, editor per Kipple Officina Libraria, Francesco Verso ha pubblicato in antologie di fantascienza e nel 2008 con il romanzo "e-Doll" si è aggiudicato il premio Urania. Nel suo ultimo racconto parla di trasogni, procreazione ed evoluzioni linguistiche.

Leggendo l'ultimo lavoro di Francesco Verso, Sogno di un futuro di mezza estate, siamo stati spiazzati dallo stile sperimentale che sembra voler fondare un nuovo linguaggio sociale, dall'attualità del tema trattato, dalle infinite implicazioni teologiche, antropologiche e morali. Non ci ha sorpreso invece il suo interesse per le scienze sociali, che abbiamo imparato a conoscere attraverso altri suoi scritti. Avvicinarlo per un'intervista è stato facile, è bastato connettersi a uno dei suoi avatar digitali e dargli un appuntamento nel non-luogo del web per una conversazione "a tu per tu" attraverso Skype e una webcam.

D: Buongiorno Francesco, essere qui a parlare di "Sogno di un futuro di mezza estate" (pubblicato da Kipple Officina libraria N.d.A.) è solo un pretesto per giustificare il piacere di fare due chiacchiere con te. Ciò non toglie che un paio di parole possiamo spenderle, anche perché il racconto ha una genesi molto interessante...
R: Il racconto ha avuto una lunga gestazione durante sei mesi di corso di scrittura creativa presso il laboratorio Rai-Eri a Roma. Ha avuto la possibilità di essere editato, approfondito e curato, principalmente per quanto riguarda la lingua. La storia si svolge ad Amsterdam dove, in uno scenario trasfigurato, i rapporti personali avvengono tramite dei trasogni, degli stati di dormiveglia o coscienza alterata dove i contatti fisici sono quasi banditi. C'è una specie di storia d'amore che finirà in modo molto particolare e direi anche scioccante, perché poi lo scenario si allarga a temi morali ed etici di livello globale.

D: Per quanto si tratti di un brevissimo racconto, scaricabile in formato ebook (), hai voluto mettere in pratica una forma di sperimentazione linguistica ardita che caratterizza tutto il testo. Oltre ai neologismi dal sapore tecnologico, che si trovano in pressoché ogni opera di fantascienza, tu hai creato un vero e proprio slang partendo dal linguaggio giovanile, quello degli acrononimi e degli SMS. Se vogliamo pensare che ogni aspetto di un racconto ha la sua importanza ai fini dello storia, da dove è nata questa tua voglia di sperimentare e quale ne è la finalità?
R: Sull'elemento linguistico ho lavorato molto per un paio di motivi. Il primo è che scrivendo di futuro, mi sembrava logico che accanto alle innovazioni tecnologiche, accanto ai mutamenti sociali, ci fosse anche una lingua di supporto. Pensiamo alle evoluzioni di una lingua e di come essa accompagna la cultura, la sensibilità delle persone: vedo come imprescindibile il lavoro sulla lingua perché le persone che vivono nel futuro utilizzeranno una lingua che avrà subito delle modifiche. Il secondo motivo è legato a questo aspetto: pensiamo a Star Trek, fantascienza classica dove i personaggi parlavano e ragionavano e si vestivano anche come era negli anni '70. Da una parte trovavamo un elemento tecnologico spinto negli universi più incredibili con alieni e astronavi... dall'altro i protagonisti continuavano a ragionare in maniera borghese, come l'americano medio. Io tento di immettere nella narrazione anche elementi verosimili, che possano riprodurre una realtà del futuro a trecentosessanta gradi, prendendo anche l'elemento linguistico come parte della realtà stessa.

D: La tua visione del futuro si avvicina a quella cyberpunk di Gibson e Sterling. È a loro che guardi quando crei le tue storie?
R: Il cyberpunk ha rotto con quella fantascienza classica di cui parlavo prima, e la grandezza di Sterling e Gibson sta nell'aver introdotto la vita con le macchine e il rapporto tra l'uomo e le interfacce, la realtà virtuale, il cyberspace, le protesi, gli innesti. Credo che però oggi dobbiamo fare un passo ulteriore, siamo ormai in un'epoca post-cyberpunk, forse stiamo entrando in una nuova era con l'avvento della "singolarità". Ovvero, in certi settori scientifici si parla della possibilità che la tecnologia raggiunga un punto oltre il quale la previsione degli aspetti legati al futuro è assolutamente impossibile da calcolare e prevedere. Alla luce di ciò credo che sia importante superare anche il cyberpunk, immaginarci valori diversi, etiche diverse, comportamenti diversi, non solo alla luce dello sviluppo delle tecnologie, ma anche alla luce delle nuove filosofie, scienze cognitive, filosofie della scienza. Quindi dobbiamo adattare la narrazione a questo, che è il presente del futuro.

D: Dato che parli di futuro, non posso trattenermi dal chiederti: come sarà per te il prossimo futuro? Qual è la "previsione" di futuro che traduci anche nelle tue opere?
R: Vedo sempre un legame con certa tecnologia. Non dimentichiamoci che la tecnologia accompagna l'esistenza dell'uomo da millenni, e ogni nuova ondata di tecnologia ha modificato profondamente la vita degli esseri umani. Ogni nuova tecnologia, inoltre, porta sempre con sé un elemento di rischio ma anche un'opportunità. Lo scrittore di fantascienza non ha nessuna intenzione di prevedere il futuro, quello che tenta di fare è di tracciare dei percorsi, magari individuare dei pericoli, oppure proporre delle soluzioni. Diciamo pure che l'impatto che può avere un libro è in diminuzione rispetto a qualche anno fa. L'esplosione della narrativa non solo editoriale ma anche virtuale sul web, in qualche modo "annacqua" l'impatto di qualsiasi nuovo romanzo. Però credo che gli esperimenti più interessanti vengano oggi dall'Oriente, dal grande impero di Cindia, come lo definisce Rampini. Quindi cosa succederà in India e in Cina dal punto di vista dell'industrializzazione? Penso allo sviluppo delle nanotecnologie, oppure allo sviluppo della democrazia e penso alla democrazia diretta, a quella "distribuita" tramite personal computer...

D: Il movimento connettivista, del quale fai parte, parteciperà ai Delos Days dal 2 al 5 giugno a Milano. Una convention della fantascienza alla quale tu non puoi mancare...
R: Sarà molto interessante per tutti gli appassionati del genere fantastico. Vi parteciperanno grandi nomi, come lo scrittore canadese di fantascienza Robert Sawyer, il cui romanzo Flash Forward è stato adattato per la serie tv omonima. Come corrente connettivista parteciperemo con iniziative sia di tipo estemporaneo come reading, installazioni, arti figurative, musica, concerti, che dal punto di vista editoriale, perché le nostre antologie e i romanzi del connettivismo stanno avendo sempre più seguito e sempre più visibilità. Siamo considerati una corrente emergente, un piccolo gruppetto di scrittori che portano avanti delle idee narrative di nicchia ma del tutto originali. Quindi abbiamo avuto questo spazio e ringraziamo Fantascienza.com e Delos per l'organizzazione. Io sarò presente in doppia veste, sia come autore che come editor, insieme a Sandro Battisti, della collana Avatar per la Kipple Officina Libraria. Proporremo delle nostre opere e tutto quello che stiamo facendo in questi mesi, dallo sviluppo degli ebook alle riviste, raccolte di racconti e articoli sul connettivismo e romanzi "tradizionali".

D: Su cosa stai lavorando ora? Quali sorprese hai in serbo per i tuoi lettori?
R: Sto lavorando molto intensamente, gli ultimi due anni sono stati densissimi di scritti. Ho concluso da alcuni mesi il mio terzo romanzo Livido e sto lavorando sul quarto che si dovrebbe intitolare I camminatori. Sto lavorando su un quinto progetto che è l'ampliamento di un racconto lungo. Quindi tanta carne al fuoco, e ai Delos Days presenterò una riedizione di Antidoti Umani in versione elettronica, per sposare questo fenomeno in cui noi crediamo molto: l'editoria digitale, la possibilità di veicolare la narrativa e la letteratura attraverso il web in maniera molto più diretta con i lettori.


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