Al Martinbook Festival ''Il salotto del poeta''

Cinzia Rosati - 11.08.2010 testo grande testo normale

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Tags: martinbook festival, salotto del poeta, reddad cherrati, elena saviano

Alla Fiera del Libro di Martinsicuro (Te) autori arabi ed italiani avviano un dibattito sul ruolo della poesia, le sensazioni che evoca, la traduzione in altre lingue. Letti versi con l’interpretazione dell’attore Edoardo Ripani.

La poesia che si espande in una stanza, versi che si rincorrono e che mostrano la propria essenza, culture e linguaggi diversi che si incontrano e si fondono.
L'amore, la natura, la fisicità del corpo e la sublimazione dell'anima, le emozioni che suscita una lirica, le sensazioni che scaturiscono dalla lettura di un verso. E' stata una serata intensa quella organizzata nell'ambito del Martinbook Festival di Martinsicuro (Te) con "Il salotto del poeta" , esperienza voluta con forza dall'organizzatrice Valeria Di Felice, e che ha colto nel segno per il calibro degli ospiti intervenuti e per le argomentazioni trattate.
Tre gli autori intervenuti al dibattito, moderato dalla giornalista Franca Maroni, Fatiha Morchid, autrice marocchina, poetessa e medico che ha dedicato la propria esistenza alla poesia e alla cura dei malati; Huda Abdullah Aldaghfag, poetessa molto nota in Arabia Saudita ed Elena Saviano, personaggio di spicco nel panorama letterario nazionale.
Le tre poetesse hanno presentato una selezione di proprie liriche, lette in italiano e arabo, con l'interpretazione dall'attore Edoardo Ripani e l'accompagnamento musicale di Tonino Coccia. Elementi portanti della serata la forte e calda sicilianità delle poesie della Saviano e le suggestioni e contraddizioni del mondo arabo, raccontate in prima persona dalle due autrici nordafricane.
In particolare si è rivelato interessante il rapporto tra professione medica e vocazione letteraria illustrato da Fatiha Morchid: perché entrambe le professioni «si confrontano costantemente con la sofferenza e la morte» ha affermato. «Il medico si rivolge ai corpi con la stessa dedizione con cui lo scrittore si dedica all'anima». Per l'autrice inoltre, conciliare queste due attività apparentemente così diverse e distanti ha fatto sì che la sensibilità poetica si riversasse nella professione medica, portandola ad avere una maggiore comprensione delle sofferenze umane. Professione medica e vocazione letteraria insomma si sono arricchite e completate a vicenda.
Una ricchezza che emerge anche, seppure per motivazioni diverse, in Huda Abdullah Aldaghfag, che ha fatto della sua poesia uno strumento con cui portare alla luce la condizione della donna nel mondo arabo ed in particolar modo in Arabia Saudita. Liriche nelle quali riecheggiano il dolore e la sofferenza per una condizione spesso di subordinazione, ma che nel contempo costituiscono uno strumento di emancipazione e di denuncia contro il potere maschile.
Essendo state le opere delle autrici presenti tradotte anche in altre lingue, si è parlato del ruolo della traduzione e delle sensazioni che si prova ad ascoltare una propria poesia in una lingua che non si consoce. «La poesia non ha nazionalità o confini geografici – è stata la considerazione di Fatiha Morchid - La poesia trasmette emozioni che vanno al di là delle parole. Non c'è bisogno di conoscere le parole per apprezzare dei versi o essere emotivamente coinvolti. Così quando ascolto una mia poesia in una lingua che non conosco, provo a seguire le sensazioni, come un'eco della mia stessa voce, e nel contempo osservo il pubblico per scrutare l'impressione che la mia poesia ha su di loro».
Sulla tematica è intervenuto anche Reddad Cherrati, del Marocco, uno dei più noti traduttori del mondo arabo, che ha contribuito a far conoscere la letteratura italiana nei paesi nordafricani con traduzioni di poeti come Mario Luzi, Giuseppe Ungaretti, Donatella Bisutti, Giuseppe Conte, Giacomo Leopardi, la Spaziani.
Serata dunque piuttosto densa ed interessante dal punto di vista dei contenuti letterari e sociologici. Un incontro tra letteratura araba e italiana (quest'ultima rappresentata magistralmente dalla Saviano) che nelle volontà degli organizzatori non è stata del tutto casuale. In una città come Martinsicuro, che su 17mila abitanti annovera una comunità di circa 3mila extracomunitari (appartenenti ad una 60ina di diverse etnie) il Martinbook Festival ha voluto essere anche motivo di incontro e confronto tra diverse culture a livello locale. E l'intento in parte ha anche raggiunto lo scopo se, nella seconda parte della serata, nonostante la tarda ora, tra il pubblico del “Salotto del Poeta” ha fatto capolino un gruppo di extracomunitari che hanno assistito al dibattito e ascoltato le poesie nella doppia lettura in arabo e italiano.
Unica nota stonata della serata il maltempo: la pioggia ha costretto a spostare la location dell'incontro dal lungomare alla più decentrata Sala consiliare del Comune: condizione che ha di fatto ridotto la presenza di pubblico ad uno degli eventi di spicco dell'intera manifestazione.


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