Nuove voci: Luca Bernardi. Dove osano i sogni...

Luca Pantanetti - 09.06.2010 testo grande testo normale

Tags: distrofia, muscolare, paralisi, handicap

Distrofia muscolare: una prigione da cui è facile evadere per una mente vivace e brillante come quella di Luca, che ha scelto di aprire il suo scrigno per rivelarci le sue più intime ricchezze. Con pudore e un tocco di poesia.

Schiaffi e carezze. Luca Bernardi ne ha presi con dignità e li ha elargiti con moderazione. Ogni schiaffo l'ha incassato a muso duro: il primo quando ha conosciuto la natura del suo male, la distrofia muscolare; poi decine e decine a seguire quando è stato spinto su una sedia a rotelle e su un letto meccanico, il respiro appeso a un esile filo d'aria. Di carezze ne riceve ogni giorno dai parenti che lo confortano e dagli amici che lo contattano su Facebook e lo sostengono con il proprio calore. Gradite carezze, infine, sono anche i suoi successi universitari (studia Storia e Memorie delle Culture Europee all'Università di Macerata e può dare gli esami direttamente dalla propria camera).

Anche il suo libro – scritto con l'autore jesino Vittorio GraziosiUno scrigno pieno di sogni (Prospettiva Editrice, 2009) è un alternarsi di schiaffi e carezze per il lettore. Gli schiaffi schioccano a mano aperta, dolorosi e disorientanti, nell'incontrare per la prima volta la storia di Luca, che il male vorrebbe piegare sottraendogli la gioia e le ragioni di vivere. Le carezze arrivano confortanti scoprendo il suo animo schietto che si dischiude pagina per pagina, con pudore e una certa pigrizia sorniona. Bernardi sbeffeggia il proprio male, che lo vorrebbe annegato nell'inedia quando ha forze da vendere per stare a galla e nuotare controcorrente, si prende gioco di lui, e laddove questo pretenderebbe di trasformare la sua mente in un giardino sterile, egli coltiva le proprie passioni, l'intelligenza e l'inventiva in una serra rigogliosa di idee, sentimenti e interessi: lo sport, la cucina, la storia...

Per una generazione che sembra avere il suo luogo identitario nel confessionale, in una società preda del protagonismo urlato e di un massificato egocentrismo, la vergogna di mettersi a nudo sembra un vezzo anacronistico, ma Bernardi ne fa l'orgogliosa cifra del proprio raccontarsi. 2Questa è la mia vita – sembra cantare con il suo modo sussurrato – se entri, chiedimi permesso".
Giostrando tra ansia di comunicare e timore di non essere compreso, la sua penna si destreggia tra metafore naturali di grande effetto, e con esse parla di quanto ha di più caro con delicatezza poetica. Al primo posto gli amici che "insieme ai sogni sono le calde carezze della vita, il sorriso del sole che asciuga le lacrime disperate".

Il suo Scrigno è colmo di sogni e di memorie, di fantasie e di ricordi: quelli delle persone da cui ha imparato, che lo hanno sostenuto o solo sorpreso; quelli dei primi giorni della malattia, che pareva insopportabile, e della sua ribellione per restare aggrappato alla speranza. C'è anche molto non-detto che si annida tra le pagine. Vicende a tratti accennate, o magari solo intuite: Bernardi preferisce spendere calde parole di elogio per i medici che lo hanno seguito, e per la "buona sanità", ma con ciò ci fa anche pensare a quanti, nelle sue stesse condizioni, non sono stati altrettanto fortunati. O altrettanto testardi da aggrapparsi a un esile alito di vento per dar modo ai propri sogni di continuare a veleggiare.


Titolo: Uno scrigno pieno di sogni
Autore: Luca Bernardi (scritto con Vittorio Graziosi)
Editore: Prospettiva Editrice
Anno: 2009





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