Attualità – Editoria, informazione e politica: accuse, rettifiche e proteste

Annalisa Esposito - 11.05.2010 testo grande testo normale

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Tags: politica, editoria, gomorra, saviano

Disapprovazioni e critiche mal digerite che hanno scatenato una diatriba tra due indiscutibili protagonisti del terzo millennio. L'editore Berlusconi VS lo scrittore Saviano.

L'accusa. Silvio Berlusconi imputa Gomorra e La piovra di essere un "supporto promozionale alla mafia" e di dare loro una celebrità ingiustificata.
La risposta. In una lettera aperta pubblicata su Repubblica, Roberto Saviano scrive al Premier rammentandogli di quanti trovano la forza di raccontare e di esporsi, rischiando. Invece di accusare chi dà notizia avrebbe potuto dire che l'Italia è il paese con la migliore legislatura antimafia del mondo: «Questo sarebbe stato dare dignità a chi si batte per debellare una piaga, di questo i suoi elettori sarebbero andati fieri. Io a questi attacchi oramai sono abituato e continuerò a usare la parola per raccontare, per condividere, per aggiustare il mondo, per capire».
La controparte. Marina Mondadori, sentitasi chiamata in causa, si è detta "sorpresa della reazione dello scrittore", sostenendo l'opinione del padre in quanto poteva essere tollerata o meno. Concorda consapevole su quanto sia difficile la lotta alla criminalità.

Tre protagonisti di un complicato sistema politico-culturale scontratisi a suon di parole dette, scritte e ricalcate con inchiostro nero per una battaglia mediatica tra chi ha pubblicato un libro, Gomorra appunto, con la Mondadori, casa editrice che difende le opinioni del padre-padrone e il Presidente del Consiglio che con una "semplice" opinione è andato contro chi è dentro la fortezza. Dichiarazioni e azioni che finiscono sui quotidiani e sui principali canali televisivi, che violano la libertà di pensiero in un paese in cui (non) vi è la possibilità di scrivere liberamente. Almeno così sembra.
Siamo un paese istituzionalmente alla deriva, con un Premier cronista, giornalista, padre padrone, che governa le istituzioni, dirige i media e controlla la Presidenza del Consiglio, onnipotenza irresistibile che a volte frana, a volte ritorna su più forte di prima; che controlla l'avverso rapporto tra politica e media, mentre la conoscenza e il sapere si perdono tra penne sbiadite e voci che fanno spesso scalpore e basta. Non vi è niente altro dietro una quarta di copertina e un mezzo primo piano, se non la voglia di esserci, di apparire. La verità sta nel mezzo, in un posto scomodo, con una situazione non gestibile a lungo e chi ci riesce spesso sbaglia e paga. Proprio come Saviano, che dopo aver stilato un romanzo dal successo clamoroso, tutt'oggi sconta il prezzo della fama, della notorietà ricevuta in cambio di rivelazioni su una realtà già conosciuta – perché lo era – ma non messa in vista con coraggio e audacia. È la morte a far paura, la perdita di persone care e i controlli di una giustizia presente ma carente. Vi sono episodi già raccontati e narrati nei più disparati modi, eppure ci ritroviamo a diffondere e a difendere una opinione divenuta subito merce per aumentare ascolti, share e causare contrasti ideologici. Ma di cosa stiamo realmente parlando?
C'è uno sguardo duro, pacato, appartenente ad un autore, amato e odiato, ospite di tanti salotti televisivi e c'è la sua penna che ha innescato la bomba accendendo una miccia pericolosa, senza pensare alle conseguenze negative e positive rovesciatesi poi soprattutto sulla sua vita personale. Divenuto un simile personaggio di culto, da ammirare, da ascoltare per il suo esporre con coraggio e determinazione, Roberto Saviano difende il suo belpaese e tutti quegli scrittori che non si sono mai arresi, che sono andati oltre una porta chiusa per "urlare" a proprio modo questioni segrete, chiuse, trascurate dal sistema, pensando che il criterio utilizzato sia giusto. Ma nell'accettazione di una corrente di pensiero non segue imprescindibilmente il cercare l'elemento per giustificarne la legittimità?

Le parole del Premier vogliono zittire? Allo scrittore non interessa entrare in politica, perché l'attività governativa ha perso fascino e autorevolezza e se qualcosa non cambia, l'Italia continuerà a riprodurre sempre gli stesse modelli. Saviano quindi non lo è? Non è un modello da seguire?
Il conflitto di interessi editore – autore in questo caso è forte, tanto da sottovalutare la potenza delle parole dette e di quelle scritte. La parola resta, rimane, si fissa nelle nostre menti e soggettivamente ci si appropria del senso. Occorrerebbe portare i giovani a comprendere che le cose di cui i libri parlano fanno parte di diverse identità e entità passate, presenti e future; che possono indurli a riflettere, a vedere, ad avere il senso di se stessi, a conoscersi più in profondità, da soli e insieme. La parola formula dialoghi, non innalza barriere. Il riflettere porta a non commettere errori e il tacere determinate opinioni a volte porta ad un silenzio pacifico, non contaminato da perplessità ambigue e inconsistenti, che riconducono a prodotti e riscontri, con un occhio a conti in banca, confronti economici, potere gonfiato, scelte governative.
Gomorra non è solo un libro, è anche un cumulo di numeri. Ha venduto oltre due milioni e 250 mila copie in Italia e 10 milioni nel mondo, ed è stato tradotto in 52 paesi. La realtà raccontata da Roberto Saviano fatta di terre colme di rifiuti, di imperi colmi di pretese e vergogna, di una regione infetta, la Campania, divenuta tale con il benestare di funzionari pubblici e di aziende compiacenti. Infine, il New York Times ha inserito Gomorra nella classifica dei libri più importanti del 2007, mentre il The Economist lo ha inserito tra i cento libri dell'anno.

Nel frattempo, l'attenzione si sposta e il "padrone" tenta di frenare il funzionamento dei processi che lo riguardano mentre i media tentano di bissare "le opinioni" del Premier ed esaltano le vene creative. Eppure mafia, camorra, abusi, favoreggiamento, omertà, insincerità non son tutti sinonimi di un unico concetto, che nutre e contamina gli ideali collettivi ?
Perciò «cara Italia, [...] giusto o sbagliato che sia questo è il mio paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti.» (Enzo Biagi)

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