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Canzoniere inutile

Antonio Colecchia - 26.01.2010 testo grande testo normale

La poetica del friulano Alessandro Canzian nella sua ultima raccolta, "Canzoniere inutile".

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Spesso mi chiedo perché scrivo,
perché spero di lasciare
una così labile
ombra di me. E sorrido.
Sorrido di quell'amaro sorriso
di chi ha un grande vuoto dentro.


L'ultima fatica poetica di Alessandro Canzian, poeta friulano di 33 anni, è una raccolta dal titolo "Canzoniere inutile". Come si intuisce dal titolo, è un manifesto di pessimismo viscerale.
E' pubblicato dalla casa editrice Samuele di Pordenone nella collana "Scilla", dedicata ai giovani poeti.
Da questa raccolta emerge sicuramente il disagio giovanile manifestatosi nella generazione della caduta del Muro di Berlino; un fatto storico positivo, di libertà, progresso e democrazia che avrebbe dovuto aprire le porte ad una nuova era, ad un futuro migliore che coinvolgesse tutte le aspettative delle ideologie del 900, ha invece inconsapevolmente provocato un appiattimento di valori e di ideali e il mondo si è trovato improvvisamente globalizzato.
Senza sapere più da che parte stare, i sogni le speranze, le idee e gli ideali sono stati catalizzati dal mercato.
Un immenso mercato tritatutto dove le persone si trasformono in consumatori, in stereotipi, uguali e vuoti, dove gli antichi valori fanno posto ad un consumismo sfrenato ed effimero, dove l'apparire conta più dell'essere.
In questo nuovo contesto la grandezza dell'uomo è misurata dallo spessore del proprio portafoglio senza neanche indagare se la provenienza di tali ricchezza sia lecita o illecita .
Il modello vincente e da seguire è diventato il Dio Denaro.
Etica, morale, dignità, solidarietà, giustizia, uguaglianza diventano sostantivi inutili e vuoti.
Ed ecco che lo sconforto si diffonde .
Le persone più sensibili le più vulnerabili subiscono questo cambiamento.
Il "poeta" avverte il disagio di un passato dove sono andate ormai perdute quelle poche certezze .
Versi semplici puliti come l'aria della montagna friulana, ma che penetrano in profondità come una lama fredda, affilatissima in un corpo che vorrebbe vivere ma che non riesce.
Un inverno che non passa, vento, gelo, neve fanno da sfondo a questa poesia lucida e limpida.
Una primavera che non arriverà.
Una vita vuota e vana.
Gli unici sprazzi di vita che si colgono in questa raccolta sono gli animali, i fenomeni naturali.
Ma sono solo flash in un vivere inutile.

fu
a noi eco, amore in mezzo al vento
di un'inutile reazione, al tempo.
E rinunciammo a sopravviverne.


Un' incomunicabilità disarmante emerge da quest'opera, il non sapere o non volere apprezzare e valorizzare il normale vivere quotidiano, quello fatto di piccoli bisogni apparentemente inutili, di sforzi piccoli, il non saper cogliere che il mondo è fatto anche di queste piccole cose che, anche se piccole e apparentemente insignificanti per il nostro super ego, sono terribilmente umane.

Il tempo scorre e tu dispari, dolce.
E ti vedo assolta tra le ultime
e più care cose del tuo mondo
- la cucina, il letto, il divano sfatto
del soggiorno invano- quasi tutto
fosse un grumo da capire, un sogno.
Ma questo è il mondo, amore,
il tuo nel mio così infelice.


Per il poeta è solo apparenza di vita: sesso, amore, affetti, tutto è offuscato da un mondo senza speranza dove l'uomo è solo un ombra.
Nonostante il tema la poesia del Canzian è di piacevole lettura ben costruita e di immediata comprensione, sicuramente un opera poetica di alto valore e di alto impatto emotivo.
Versi ben impiantati e ben cadenzati che ci portano in una solitudine senza speranza.

La vita è principalmente attesa,
da questo esilio il Dio.



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