Ultimo viaggio - Rubrica del Novecento: gli invisibili di Nanni Balestrini
Mario Vetrone - 10.01.2010

Tags: terrorsimo. comunismo, invisibili, balestrini, avanguadia
"Pagherete caro, pagherete tutto!" Ma come montò tanto odio? Cosa ne è stato dei ribelli? Il libro di Nanni Balestrini ci mette su una pista che porta nei tetri sotterranei del nostro paese.
Ebbene, il cinema non sarà più quel fenomeno culturale che fu, centrale nel nostro paese, però di sicuro non è un fatto secondario il legame che cerca di mantenere con uno straccio di opinione pubblica. Una delle domande che mi pongo più spesso nel guardare al poco che si combina su quel fronte è perché i cosiddetti "anni di piombo" continuino a tenere banco. In una sfilza di titoli così tanto evocativi, quegli anni appaiono come un periodo "avventuroso" e altamente tragico, seppure con il contorno che un critico cinematografico ha definito "effetto presepe"; e poi facilmente si svicola rispetto all'attualità – non meno preoccupante –, dove un meccanismo assimilabile a una dittatura appare solerte e efficace nel tirar giù ogni ponte di ricerca se non di verità, almeno di un senso.
Per inquadrare meglio il problema, quel po' di vissuto seppur di incerto, tra il tanto che è stato già detto, potremmo allora pescare un romanzo che ha oramai più di vent'anni.
Pubblicato per la prima volta nel 1985 da Bompiani e ristampato nel 2004 da DeriveApprodi, Gli invisibili di Nanni Balestrini rappresenta un dei testi che meglio penetrano uno dei momenti fondamentali e più difficili del nostro paese; le vicende della lotta al terrorismo, l'evoluzione del movimento che nel cuore degli anni settanta conobbe fasi molto dure di lotta contro lo stato.
In una vecchia intervista a L'Espresso (1976) Renato Curcio leader storico delle Brigate rosse, fresco di cattura, dichiara: "La definizione corrente è 'aberrante follia provocatoria'. A mio avviso non vi è nulla di aberrante, di folle e di provocatorio in ciò che hanno fatto i compagni, vi sono invece degli errori di impianto politico. Dagli errori si deve trarre una lezione, che è una conferma di una tesi sempre sostenuta dalle Br: guerra di classe non vuol dire imbracciare il fucile, ma interpretare in termini organizzativi e politico-militari la protesta ribollente nei grandi centri industriali e metropolitani sotto la crosta conservatrice e legalitaria della sinistra ufficiale."
Secondo me a questa dichiarazione, che rimanda a un indistinto campo d'azione politica extraparlamentare, Balestrini ha in un certo senso dato forma di romanzo secondo naturalmente una sua visione ereditata dall'avanguardismo degli anni sessanta (fu, ad esempio, uno degli animatori del Gruppo 63); in quel mare magnum di gioventù animosa, iperideologica e al contempo ingenua stanno gli invisibili, a cui una generica accusa di fiancheggiamento ("partecipazione a banda armata") apriva le porte di un truce destino carcerario.
In quel ribollire che rifiutò le bandiere istituzionali, uno stato impaurito e sotto una oscura minaccia interna, ha colpito con una durezza senza precedenti.
In molti passi del romanzo di Balestrini si percepisce questa sensazione di grottesca repressione, ma anche l'ostinazione idealistica con cui ad esempio anche all'interno delle galere la lotta veniva portata avanti con tutti mezzi possibili. Le dinamiche interne ai luoghi di detenzione rappresentano lo spunto fondamentale su cui si regge tutta la forza di questa opera, consigliata anche perché a mio avviso quel "ribollire" è tutt'altro che svanito.
Che Guevara, Mao, sono oggi stanche icone, mentre nuovi agenti si affacciano sulla scena, ma il disagio psichico e sociale continua a essere percepito, profondo, ancor più profondo e impazzito laddove il manto delle ideologie è andato in fumo. I protagonisti, gli invisibili, malmenati, inceneriti, dimenticati a tutti i livelli – tranne appunto che in questa testimonianza – avevano una sorta di coscienza formata per cui senza recriminazioni che non fossero puramente politiche si buttavano nelle fiamme. Anche per questo venivano distinti (forse l'unica vera distinzione fatta dagli ignoranti tutori dell'ordine) dai criminali comuni, e con ciò si guadagnavano una sorta di rispetto che garantiva un grado minimo di umanità nei loro confronti.
"Aberrante follia provocatoria" quella degli invisibili, ma che in qualche modo guadagnò loro il rispetto che talvolta ancora riaffiora nell'eterna, confusa empatia con i disagiati che in tanti nasce in ogni epoca, soprattutto quando questi diventano ben visibili.
intorno alla sede le strade sono percorse continuamente da gruppi di compagni la sera è animata vivace chiassosa per i nostri rumori le grida i canti la musica e colorata dal nostri giacconi le sciarpe le gonne i cappelli i muri sono ininterrotti graffiti disegni e scritte che si mescolano si sovrappongono su tutti i muri contro i padroni contro il lavoro nero contro tutti i lavori contro il ghetto contro il clero contro il sindaco contro il sindacato contro i partiti contro la giunta contro i maschi contro l'eroina contro i fascisti contro gli sbirri contro i giudici contro lo stato contro la miseria contro la repressione contro la galera contro la famiglia contro la scuola contro i sacrifici contro la noia
Nel video:
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970, scena interrogatorio)
Articoli Correlati
Link Consigliati
Gli ultimi commenti
NEWS
L’ECLETTICA ARTISTA CONTEMPORANEA GISELLA GIOVENCO ESPONE IN MOSTRA ALLA BIENNALE DI TORINO LA SUA OPERA DEDICATA A PAPA WOJTYLA REALIZZATA CON PREZ
Città: Torino - Provincia: TO
dal: 17-12-2011 al: 29-02-2012
Aurelio Amendola. Happenings e Pinacoteca di Ritratti d'Artista
Città: Milano - Provincia: MI
dal: 19-01-2011 al: 18-02-2012
FESTA DELL'ARCHIBUGIO AL MUSEO FERRUCCIANO A GAVINANA!
Città: Gavinana - Provincia: PT
dal: 26-12-2011 al: 26-12-2011
RITA BOTTO. LA REGINA DEL WORLD JAZZ IN LINGUA SICILIANA
Città: catania - Provincia: CT
dal: 29-12-2011 al: 29-12-2011




