L'editoria nella rete
Oscar Barone - 03.10.2009

Tags: Internet, google, book on demand, espresso
Il mondo dell'editoria è in ansia per il futuro dei libri: su Internet hanno deciso di occuparsene...

Nel mentre dotti cruscati e non, discutono sul futuro dell'editoria in crisi, in Internet si rimboccano le maniche; la rete sforna nuovi canali, un nuovo approcio al prodotto, riavvicinando lettore e autore. Riuscirà il mondo della letteratura a sopportare la frizione con un mondo così apparentemente diverso? Probabilmente questo non è il quesito su cui ci si dovrebbe interrogare.
Una volta tanto bisognerebbe guardare in faccia la realtà, diciamocelo pure: la filiera editoriale in sé e per sé, così piena di servilismi e di bravi autori emergenti che non riescono a pubblicare perché le case editrici hanno orecchie solo per i grandi e affermati, ha fatto il proprio tempo. Quanti meritevoli hanno tentato di pubblicare un buon lavoro e si sono dovuti ritirare con il sangue amaro delle molte porte sbattute in faccia? Quanti si sono dovuti rifugiare nelle pubblicazioni– truffa, con la spiacevole conseguenza di dovere acquistarsi un bancale di libri invenduti? Quanti hanno tentato di denunciare e si è trovato a sbattere contro il muro di gomma dell'ipocrisia di casta? Tanti.
Il nuovo sembra arrivi dall'attore principe di questi anni, l'unico che sembra riesca ancora a sovvertire regole già scritte. Internet, inteso come la rete e le milioni di persone che l'attraversano in lungo ed in largo ogni giorno – perché Internet è fatto di gente in costante comunicazione, non dimentichiamolo -, ha deciso di compiere un salto in avnati anche nel mondo dell'editoria. Le strade che si tenta di percorrere sono due.
La prima. Libri on-demand: libri da stampare a richiesta, con qualsiasi tiratura desiderata, su commissione dello stesso autore che diviene non più attore passivo del mostro editoriale, bensì imprenditore dell'opera e fautore della propria fortuna. Difetti del fenomeno: lo spargimento di autori bravi e meno bravi in una costellazione di case editrici. Pregi: il drastico taglio dei costi, l'aumento della percentuale del ricavo dell'autore stesso, la diminuzione dello spreco di carta, l'accorciamento de – l'eterno – lasso temporale tra l'invio di un manoscritto e l'eventuale risposta. Da leccarsi i baffi, non c'è che dire.
La seconda: BigG (così viene confidenzialmente chiamato Google) ha avviato una collaborazione con la On Demand Book – azienda che commercializza la Espresso Book [vedi videobox in Whipart Letteratura]: macchina distributrice di libri rilegati in cinque minuti, in pieno stile pausa caffè – per mettere a frutto l'enorme lavoro di digitalizzazione, avviato e progredito a ritmo sostenuto, voluto fortemente dai quadri dirigenziali di BigG. Obbiettivo dichiarato del progetto: rimettere in circolo quei libri che, seppur rilevanti dal punto di vista culturale e stilistico, per chissà quale motivo sono finiti fuori catalogo e quindi introvabili.
(Così su due piedi mi vengono in mente La traduzione di Silvano Ceccherini e le divertenti avventure del Caporale Asch).
Ci sarebbe persino da parlare del fenomeno degli e-Book – Kindle, Reader by Sony, ma forse è prematuro parlare di futuro imminente, data ancora la scarsa diffusione e la tecnologia ancora da perfezionare di questo tipo di supporti.
A questo punto una domanda è doverosa: dove porterà questa rivoluzione? Ma soprattutto: riuscirà a sovvertire le regole della secolare impresa editoriale? Seduto comodamente nella veranda che Ernst mi ha concesso, sorseggiando il suo forte liquore preferito, rifiuto il sigaro che mi offre e guardo le gazzelle che masticano placide l'erba della savana, accarezzate dal fuoco sanguigno dell'alba africana. Lui mi dice che nulla ha più importanza del continuo movimento delle idee. Io acconsento.
Non serve molta intelligenza per capire che il cambiamento in corso è di vitale importanza per il futuro della letteratura. Basterebbe che un autore degno di nota spuntasse dal marasma ogni dieci anni; che si scoprisse un libro tra le pieghe della storia, dimenticato perché troppo avanti con il tempo; che le realtà della società, l'intelligenza dell'uomo non è definibile né tanto meno chiudibile nel recinto di una definizione.
E tutto sarebbe giustificato, in barba ad opinionisti e giornalisti, pubblicazioni ed articoli, di cui questo stesso scritto che avete appena letto certamente fa parte.
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