La lettura è un cammino: turisti e pellegrini al Festival

Mario Vetrone - 19.09.2009 testo grande testo normale

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Tags: festival, cultura, recessione, wallace

Si è concluso il Festival della Letteratura di Mantova giunto alla sua 13a edizione. Un bilancio positivo vista l'affluenza, con la letteratura al centro. E non si può non mettere nel saldo qualche cattivo pensiero...

Scriveva Vitaliano Brancati nel 1952: "Nelle abitazioni dei ricchi italiani (parliamo della generalità) c'è una stanza cha va in rovina da quarant'anni, o che non è stata mai fabbricata: la biblioteca. [...] L'odio per la cultura ha in Italia un ufficio apposito, che una volta si chiamava con ironia involontaria, Ministero della cultura popolare, e oggi Sottosegretariato per lo spettacolo e le informazioni."

Vista l'attuale situazione verrebbe voglia di attualizzare l'affermazione di Brancati – oltre a dare un nome diverso ai ministeri preposti, basterebbe forse cassare la parola "ricchi"...
Da una parte gli attacchi incrociati dei fustigatori governativi a quella che solo per essere sintetici chiamiamo cultura (vocabolo per il quale personalmente non nutro alcuna simpatia), dall'altro lo spettro incombente della recessione che noi italiani detentori di un innato senso del melodramma continuiamo a chiamare in modo onnicomprensivo "crisi". Un'ombra sinistra si allunga sui centri e le occasioni in cui sembra, per forza di cose, coagularsi una forma di strisciante dissenso. Il Festival della Letteratura edizione 2009, tenutosi in Mantova dall'8 al 13 settembre sembra essere uscito indenne da tutto questo per quanto riguarda i dati sulla partecipazione. Nonostante il clima di austerity si è registrato un incremento dei visitatori, 60000 i biglietti staccati, 30000 le presenze agli eventi gratuiti. Cifre a parte quel che conta è che anche quest'anno si è riusciti a mettere su un festival così, dedicato agli autori italiani e stranieri e alle opere, ma in cui inevitabilmente si è discusso tanto anche di attualità.
Alcuni respirano aria di generica militanza, mentre i più pessimisti ipotizzano esiti autoreferenziali in un paese senza speranza e forse nemmeno degno di salvezza; tuttavia scrittori, giornalisti, pensatori di varia provenienza si sono alternati nei vari spazi del centro storico gonzaghiano rivelando un paesaggio meno sconfortante, sicuramente alternativo all'immagine di paese funereo e grottesco veicolata da buona parte dei mass-media.

Gli organizzatori del Festival si sono cimentati anche quest'anno nell'ideazione di eventi che rendessero quanto mai partecipata la presenza dei visitatori e internazionale il respiro della manifestazione. La forza – o la debolezza – delle parole è stata protagonista in Radiodramma e in Vocabolario europeo, momenti tematici del Festival. Segnaliamo poi la retrospettiva su Amitav Ghosh scrittore e antropologo indiano nato nel 1956 a Calcutta. Tra gli ospiti internazionali, molto attesa e seguita Muriel Barbery ha incontrato il pubblico e la stampa; così come Luis Sepúlveda, Nadine Godimer, Sophie Kinsella e l'astro nascente Michael Zadoorian pubblicato in Italia da Marcos y Marcos.
Gli interventi di alcune importanti firme del giornalismo hanno accesso le platee parlando liberamente di alcuni aspetti del proprio mestiere di osservatori e commentatori (ricordiamo tra gli altri Massimo Gramellini, Franco Cordero, Mario Calabresi).

Soprattutto, l'allegro carrozzone riesce nel restituirci alla bellezza della letteratura, o più semplicemente, al piacere di una buona lettura, confermando come tali eventi siano al giorno d'oggi formidabili appuntamenti con la conoscenza e che l'attenzione di enti e sponsor sia del tutto meritata. I fortunati – e io tra quelli per puro caso – che hanno potuto seguire l'intervento di Ezio Raimondi capirebbero benissimo quanto sto dicendo. Sto parlando di un arricchimento immediato.
Professore emerito dell'Università di Bologna, Raimondi è un po' un amico ritrovato, uno di quei cattedratici capaci di aprirti la mente e il cuore ripercorrendo i sentieri talvolta negletti dei classici. Così nell'incontro intitolato emblematicamente "L'inquieta speranza della parola" Raimondi ci parla della rilettura di un testo come una sorta di pellegrinaggio in cui ciò di cui si va alla ricerca è il senso nell'accezione più ampia, riflettendo sulle valenze di un processo al contempo immaginativo e cognitivo: "...quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza [...] Leggendo calati nella logosfera del testo, ci si può persino sentire, a occhi aperti, immersi in un sogno più vero e più vivo della realtà circostante. E tuttavia questo spazio sono io a costruirlo, per animarlo e lo reinvento di continuo partecipando del suo movimento nello specchio attivo dell'immaginazione." Per illustrarci questo cammino Raimondi si serve di Vladimir Nabokov e di un suo scritto in particolare, Fuoco pallido, testo complesso ma dalle molteplici letture. Per il resto non possiamo fare altro che rimandare a Il senso della letteratura (E. Raimondi, Il Mulino 2008)

Altro momento da serbare, il ricordo di David Foster Wallace, del quale si è parlato principalmente in due momenti. Nel primo, "Verso l'infinito e oltre", Roberto Natalini (matematico presso il CNR) e Leonardo Colombati (redattore di Nuovi Argomenti e scrittore) hanno discusso delle ossessioni scientifico-matematiche di Wallace: "...il ricordo migliore che si può tentare ha la forma del triangolo di Sierpinski, un frattale che nasce dalla cancellazione selettiva, infinitamente uguale a se stesso in ogni dettaglio, eppure simbolo di stasi caotica", e che starebbe alla base della composizione di un'immane impresa letteraria quale è Infinite Jest.
Il secondo dai toni più celebrativi è stato quello dal titolo "Per David Foster Wallace" a cui hanno preso parte alcuni scrittori (Tommaso Pincio, Paolo Giordano, Gaia Manzini) e gli editori italiani, tutti insieme appassionatamente, nel nome di quella che è stata anche una grossa scommessa. Alla fine ne viene fuori una figura in parte inedita, di certo meglio delineata, di un autore divenuto icona del postmodernismo, ma capace di una profonda umanità e vicinanza alle problematiche del quotidiano. Problematiche anche personali, evidentemente, che un anno fa (12 settembre 2008), a 46 anni, lo hanno spinto a lasciare questo caotico mondo.


Nelle immagini degli incontri:
1. Leonardo Colombati e Roberto Natalini
2. Ezio Raimondi
3. Massimo Gramellini (dx)


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