Marica Petti - 01.07.2009

Il migliore luogo per leggere questo libro è sul treno del ritorno, quando si torna a casa dalle lontane vacanze dove i ricordi sono stati fermati in cartoline, in sms, in foto, in scritte su un diario.
Attimi che appaiono già vecchi, passato...
Questa lontanaza così vicina è definito da alcuni un ibrido, perché coesistono un piano narrativo e un piano saggistico, effettivamente la scrittura si confonde con le più svariate forme di scritture in una sperimentazione di vari generi, come afferma l'autore, Paolo Di Paolo, "creare una nuova avventura con nuove prospettive e nuovi orizzonti"
Si ha di fronte un testo elastico con vari modi di raccontare e rapportarsi ad un tipo di realtà accessibile a tutti. È semplice, sciolto, fatto sia per mostrare, raccontare ma anche per insegnare in modo forse nuovo.
Da qui si inizia un viaggio come metà per l'esistenza, impregnato di nuove scoperte, della passione, della riscoperta di ciò che è stato e di quello che potrebbe essere, cercando di aprire le porte verso una rivelazione diversa.
Tutto è vero e niente lo è! È su questo che si basano le domande, i pensieri e i ricordi. Le realtà che si racconto non è sempre vero o meglio in alcuni è una verità diversa, insomma è come nella realtà solo che nei romanzi la realtà appare con una luce diversa, forse più chiara forse più limpida, oppure terribilmente stupida e fittizia.
In un epoca in cui i principi sono cambiati, non ci sono più eroi chiari e universali, il testo appare libero dove si può assaporare un frazione dell'io dell'autore come una certificazione dell'esistenza, che viaggia tra vissuto e autobiografia.
Si sente in ogni caso, quel senso di vuoto del contatto con il passato di quello che è stato e non ritornerà del famoso mai più, dall'insostituibile paura della solitudine e della morte, del concetto del rientro a casa e del viaggio, della impossibilità del sapere e del conoscere
Questo mix di sociale, di passato, di origini, cultura e saggio, portano a creare occasioni di ricostruzione del sé, cercando ovviamente di rimanere sempre fedeli a se stessi cosa difficile in mondo globalizzato.
In fin dei conti è un testo post adolescenziale, dove si riscoprono ossessioni che in parete col tempo cambiano altre rimangono lo stesse. Si cerca di far sopravivere frammenti di immagini, frammenti di pensieri, come in uno scatto fotografico dove l'autore ricerca quell'attimo sfuggente, perfetto da immortalare, dove il tempo si blocchi e allo stesso modo si ricercano in lui risposte che nella maggior parte dei casi non si avranno mai.
Il viaggio, il passato, l'essere e il vedere il falso. Panchine come passaggio, il sogno dell'impossibile.
Una metafora piena di altre metafore: il libro della vita.
Libri che hanno segnato un passaggio e libri che non abbiamo capito e poi apprezzato.
Riscoprirsi vivi leggendo e guardando dettagli e capirne l'importanza .
È questo forse capire noi stessi? Le nostre azioni? Non lo so, una cosa sono convinta però: Noi rimaniamo Noi, noi non siamo gli altri non lo saremo mai e non li capiremo mai.
Attimi che cambiano la strada o la segnano, come lo sbattere le ali di una farfalla. Alcune volte non si guarda l'oltre ma solo l'apparenza forse troppe volte.
Passionale e romanticismo a volte smielato di un adolescente che avvolte appare malinconico, immerso nella propria incomprensione. La voglia di sapere tutto di vedere tutto ma nello stesso tempo la rinuncia. Umano troppo umano in quei sentimenti tormentati dell'uomo, che avvolte si rende conto di vedere il mondo con occhi offuscati, di rendersi conto di parlare con le persone e capire la solitudine di non essere compresi.
La Libertà dello scrivere sta nelle oppressioni e nelle regole imposte della società in cui si vive, è questo che vibra la non verità di una scrittura come terapia per noi stessi.
La vera morte sta nel rimpianto, di una vita passata nell'ignoranza e nella arroganza di sapere tutto, una morte apparente quando l'animo si disintegra al cospetto di falsi pensieri e rappresentazioni.
La vita alla fine è un romanzo ha un inizio e una fine, frammenti della mente che si poggiano e prendono vita: il dolore, la gioia, la solitudine, una colonna sonora scorre nelle pagine ingiallite e vecchie intrappolate da D..
E in alcuni casi si può anche sentire quella musica e la voce di Baglioni che canta. Il tutto appare triste, forse perchè alla fine in quelle pagine ci siamo un po' tutti noi, o almeno i ragazzi che più o meno hanno la mia età o coetanei.
In fin dei conti, chi non ha mai pensato agli anni del liceo, ai libri letti, alle esperienze, al libro che ti ha segnato la strada, chi non ha mai odiato la professoressa di latino e di lettere?
Fra pensieri, emozioni, ricordi si ricompone il puzzle della vita. L'uomo si porta con se il rimorso, che non si sa da cosa è dovuto o dal perché, ma è questo che lo spinge alla necessità di scoperta delle sue origini.
L'uomo si auto distrugge per quello che non saprà mai perché non gli è concesso, perché non può fermare il tempo, perché niente è immutabile tutto si modifica.
Eppure in tutto questo, c'è qualcosa che non torna, un punto interrogativo che non riesco a capire ...
Quando leggi il libro puoi essere d'accordo con lui oppure no: la forza è nel pensiero, nel suo pensiero che viaggia in tutte le sfumature della vita.
Però l'autore scappa, si nasconde e poi riemerge come se stesse giocando a nascondino
In ogni caso che vuoi siete d'accordo con lui o meno , il migliore luogo per leggere questo libro è sul treno del ritorno, quando si torna a casa dalle lontane vacanze dove i ricordi sono stati fermati in cartoline, in sms, in foto, in scritte su un diario .... Attimi che appaiono già vecchi, passato...quella lontananza così vicina.
Nota sull'autore:
Paolo Di Paolo è nato a Roma nel 1983. Esordisce con Nuovi cieli, nuove carte (Empirìa 2004, finalista al Premio Italo Calvino), scrive con Antonio Debenedetti (Un piccolo grande Novecento, Manni 2005) e con Dacia Maraini (Ho sognato una stazione. Gli affetti, i valori, le passioni, Laterza 2007, 3 edizioni). Nel 2006 ha pubblicato Come un'isola (Perrone, Premio Vigevano - Lucio Mastronardi Autore Under 30). Nel 2007, Ogni viaggio è un romanzo. Libri, partenze, arrivi (Laterza, 2 edizioni) in cui ha dialogato con i grandi autori italiani, da Camilleri a Tabucchi. Nel 2008 pubblica Raccontami la notte in cui sono nato (Perrone, 3 edizioni). Scrive di libri su "l'Unità", "il Riformista" e "Nuovi Argomenti".
Titolo: Questa lontananza così vicina
Autore: Paolo Di Paolo
Editore: Giulio Perrone Editore
Anno: 1 maggio 2009
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