Fiera del libro, tempo di cifre. E di qualcosa da portar via

Mario Vetrone - 24.05.2009 testo grande testo normale

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Tags: fiera, libro, torino, rushdie

A Fiera conclusa da quasi una settimana ci ritorniamo su con qualche annotazione su risultati, aspettative, e qualcosa da ricordare di questa nostra visita.

Si sente dire spesso che l'Italia è un paese in cui non si legge. E sarà pur vero, anche se di tanto in tanto un incontenibile ottimismo rinfocola in noi l'orgoglio di essere connazionali di Dante Alighieri. Però la conoscenza ha sempre meno case; la cultura e la formazione in generale risentono di scarsa attenzione e talvolta quasi dell'ostilità di alcune istituzioni.
È chiaro che nello scenario chiaroscurale che abbiamo intorno la Fiera internazionale del libro di Torino spicca come un evento di grande interesse, e non solo per il fatto che l'editoria è nel bene e nel male una industria (non si sa bene quanto florida). La Fiera è anche l'occasione che ci spinge a fare considerazioni più ampie ed approfondite sul nostro tempo, sul pallino della comunicazione, sul futuro prossimo.
Consideriamo la crescente difficoltà con cui gli scolaretti di oggi prendono in mano un libro.
Consideriamo poi l'espandersi della comunicazione fatta con le nuove tecnologie, la multimedialità... Ma forse – e noi ne siamo convinti – ha ragione Umberto Eco quando afferma che in realtà la tecnologia non è nemica della cultura. In effetti, il libro continua ad affascinarci, e resiste; nonostante le impervietà del tempo contemporaneo, facendo un giro per gli stand e le sale della Fiera, ce ne rendiamo conto.

Cifre alla mano la situazione sembrerebbe spingere al dannato ottimismo. Nel comunicato stampa finale si legge: "Sono 307.650 i visitatori alla chiusura della XXII Fiera Internazionale del Libro. Un risultato che supera qualunque edizione precedente, riportando sopra quota 300.000 e totalizzando un incremento del 5% rispetto all'edizione 2008, che si era chiusa con 293.140 visitatori."
La copertura mediatica è stata ampia, con 2.837 opratori accreditati, provenienti da quasi una ventina di paesi. E poi milioni di contatti, diecine di video realizzati e caricati su Booksweb.tv e centinaia di podcast su Radio24.
Le cifre parlano anche di libri venduti e "rubati" in loco: "Il libro più venduto in assoluto della Fiera 2009. La palma se la contendono Giorgio Faletti con Io sono Dio (1.600 copie vendute in poche ore) e Mario Calabresi con La fortuna non esiste, che ha venduto 850 copie beneficiando dello straordinario traino della presentazione di Sergio Marchionne e ha battuto di poco il bestseller Angeli e demoni di Dan Brown."
In generale editori grandi, medi e piccini, si sono detti entusiasti e hanno espresso soddisfazione per il riscontro ottenuto dalle novità e dagli autori portati alla Fiera. Einaudi segnala poi che il libro più rubato allo stand è stata l'Antologia di Spoon River; mentre la Mondadori si è ritrovata con qualche copia in meno del libro di Amici... Tuttavia, l'entusiasmo è forte e comunque irrinunciabile in questo settore, ce lo mostrano i giovani e anche i più anziani, come ad esempio Tullio Pironti, l'editore-pugile napoletano che ha fatto conoscere in Italia gente come Bret Easton-Ellis, Naghib Mafhuz, Don DeLillo e altri. (La prima edizione di Rumore bianco, personalmente vale molto di più di qualsiasi bilancio economico).

Insomma, cifre a parte, quel che conta è che ogni visitatore, professionale e non, porterà con sé immagini, parole, incontri, che daranno più di ogni altra cosa il polso di questa impresa che va avanti da secoli. Ad esempio, l'esotismo multimediale dello stand dell'Egitto, ospite d'onore.
O anche l'incontro con Salman Rushdie, autore e star che incarna al massimo livello un'idea di multiculturalismo e di impegno.

In occasione dell'incontro con il pubblico, presentato da Giovanna Zucconi, Rushdie ha parlato del suo ultimo libro L'incantatrice di Firenze (Mondadori) una storia in cui si realizza l'incontro di culture diverse, l'intrigo delle passioni umane e lo scambio.
Rushdie ricorda che l'idea del libro gli venne tanti anni fa, quando era studente di storia in visita a Firenze; uno studente come tanti, senza una lira, sempre indeciso sul se pranzare con una pizza e un gelato. E proprio osservando le bellezze della città e facendo la conoscenza di esimi personaggi rinascimentali aveva pensato di creare un collegamento con la storia della sua India lontana, all'epoca dell'impero Mogul.
Un romanzo storico, ma non in senso stretto, su cui, se vogliamo, c'è stato un certo influsso di scrittori del tempo, come l'Ariosto, per via di quella tendenza alle diramazioni narrative quasi incontrollate.
Inevitabilmente si finisce per parlare della politica, nel ricordo del clamore suscitato da The Satanic Verses che esattamente venti anni fa lo imposero a livello mondiale, un po' come è accaduto di recente a Roberto Saviano, al quale ancora una volta Rushdie manda un pensiero di stima, e in disaccordo con il collega Hanif Kureishi parla di una letteratura ancora in prima fila sempre più spesso in posizione antagonistica rispetto a ciò che la Zucconi definisce lo storytelling della politica.
E alla fine si torna a parlare di The Millionaire e del regista Danny Boyle: uno che ha parlato di una cosa che non conosce, per sua stessa ammissione, che ha fatto un film semplicemente ridicolo, ribadisce con il suo ineffabile sorrisetto Salman, e indubbiamente questa sua pacata vis lo rende ancor più simpatico.
Polemiche a parte, prendiamo nota, perché l'India è in pole-position per la Fiera dell'anno prossimo come paese ospite.


Immagini:
1 - Torre di libri
2 - Rushdie firma autografi
3 - Immagine del Padiglione Egitto
4 - Miniautura indiana
5 - Copertina Rumore bianco, Tullio Pironti editore, 1987

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Nome: Vanadia
Commento: "Cifre alla mano la situazione sembrerebbe spingere al dannato ottimismo." Condivido tutto il dannato ottimismo! ;o)


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