A ruota libera. Visita guidata in libreria

Roberta Ranaldi - 22.03.2009 testo grande testo normale

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Tags: kerouac, hemingway, bukowski, clash

Una carrellata senza freni tra i personalissimi meccanismi di selezione di una lettura piuttosto che un'altra e retrospettiva tra alcune (opinabili) scelte e proposte della letteratura ...

Una giornata come tante, ma mi sembra che manchi qualcosa. Questa mattina in tram ho finito il libro che avevo in borsa. Adesso il pensiero di dover affrontare la stessa pena senza un valido conforto mi abbatte e mi spaventa.
Decido di scendere le scale della mia solita libreria e di arrivare alla cassa per pagare i miei soliti trenta euro in libri per ogni visita che mi concedo tra gli scaffali affollati di nomi più o meno noti. Durante i miei giri capita raramente che abbia in mente un titolo in particolare, so più che altro quello di cui o voglia e soprattutto quello di cui non ho voglia. Generalmente passo con noncuranza davanti ai best-seller impilati davanti all'entrata, all'uscita, in mezzo ai corridoi, ecc ecc. Anche se ci inciampo un paio di volte, alla fine del tour non comprerò un libro che mi racconterà il primo degli amici che incontrerò al bar. Preferisco andare su quelli che per me sono dei classici o su autori o semplicemente nomi o titoli che mi suscitano curiosità. In genere non leggo mai nemmeno un rigo della quarta di copertina. Non voglio sapere nulla o quasi. Voglio che la lettura, la scoperta di una storia e di un autore siano una sorpresa o una delusione assoluta. Mi chiedo per prima cosa se ho voglia di poesia o se invece mi va di leggere caratteri e parole tutti in fila in una pagina densa. Questo desiderio la dice lunga sulla mia voglia di riflettere: concentrata su pochi concetti essenziali o alla ricerca dell'essenziale all'interno di tante, tantissime righe e parole. In genere sono stagionale nella lettura dei generi e talvolta anche degli autori.
Passo in rassegna le pile di libri provando serenità nel vedere quelli che ho già letto e che mi sono rimasti impressi. Spesso li prendo anche in mano con aria compiaciuta o di contemplazione. Spesso dei miei libri preferiti mi piace tanto la copertina e mi fa sentire a mio agio ripensare alle pagine piene di orecchie e segnetti in corrispondenza dei versi, delle frasi o dei passaggi che mi hanno colpito particolarmente. La bontà di un libro per me si riconosce da quanto riesce ad essere rovinato alla fine della lettura e forse anche rilettura e ri-riletura...non si sa mai!
Quando sono in cerca di particolare conforto (magari è un brutto periodo..o semplicemente è stata una giornata difficile), passo sempre a controllare se Addio alle armi ha ancora in copertina il volto sorridente di Hernest Hemingway, così come controllo se la "polvere" di John Fante è sempre lì pronta ad essere interrogata.
Man mano che passano gli anni i libri che mi piacciono e mi sono piaciuti aumentano. A volte disconosco letture passate e che mai più rifarei. A volte, quando qualcosa mi ha incantato così tanto, mi rifiuto di leggere altro e divento schiava di quell'autore e soprattutto di quel testo. Credo di aver letto Hemingway in tutte le forme e manifestazioni per almeno un anno e mezzo, arrivando a conoscere a memoria le mie parti preferite e persino le pagine. Staccarsi da lui è stato difficile ma allo stesso tempo un atto di crescita. Son cambiata come sono cambiate le mie letture. Adesso considero il mio Hernest una delle colonne portanti dei miei giorni e del mio modo di pensare e guardare il mondo, ma lo trovo troppo epico e fatalista. E poi..come diceva di lui un'altra delle mie certezze, Charles Bukowski, il problema di Hemingway è che non ride mai e tutto sommato nella lettura come nella vita non si può avere sempre il broncio o essere sempre seri o ancora peggio non sorridere mai. Non so se Hemingway nella sua vita non abbia mai sorriso o ad un certo punto abbia smesso di farlo. So solo che ad un certo punto ho capito che volevo provare a vedere se ci fosse qualcuno meglio di lui o perlomeno comparabile e ugualmente piacevole. Sono molto diffidente con la lettura, soprattutto nei confronti degli scrittori contemporanei. Ho paura di trovarvi banalità e troppe somiglianze rispetto ai grandi del passato.
Scegliere un libro non è come andare in gelateria e combinare dei gusti che sai già che sapore hanno. È una scommessa. Quando mi capita di leggere un libro che mi piace da morire sono combattuta tra due sentimenti contrastanti: da un lato non smetterei più di leggere e mi auguro che ci sia un prologo, una versione beta della stessa storia che non finisca mai, dall'altro lato ho bisogno di un po' di giorni di astinenza dalla lettura in cui il massimo che faccio è leggere i trafiletti del giornale o le didascalie. Ho voglia di somatizzare e assimilare quello che ho letto, ritagliargli un posto nei miei ricordi e, perchè no, dargli la possibilità di scalare la mia top ten o top forty.
Insomma ho bisogno di tempo per rielaborare la classifica. Poi ricomincio l'approccio alla lettura: dopo un Sam Savage e il suo sarcastico topolino cosa ci sta meglio? Un tuffo nel passato? Un giro tra le poesie di Prevert? O piuttosto un viaggio tra le parole di vetro della Nothomb? Dopo dopo l'Alta fedeltà di Nick Hornby quale è la naturale prosecuzione? A questa domanda non ho ancora trovato una risposta. Infatti le mie ultime incursioni in libreria hanno portato nella mia bustina libri di varia natura e genere ma puntualmente almeno un paio di suoi libri. In questo periodo probabilmente mi sento brit o forse brit pop proprio come le sue pagine un po' ironiche e scanzonate nelle quali sembrano risuonare le note delle canzoni che cita. E non è il solo caso. Per esempio ho iniziato ad ascoltare bebop e suo padre Charlie Parker dopo aver letto On the road, non so se per curiosità, devozione verso Jack Kerouac o nostalgia.
Mi affascina trovare riferimenti alla musica nei libri che leggo. Mi intriga immaginare e scoprire che musica ascoltano i miei scrittori preferiti. Di Nick Hornby mi piace la sua capacità di associare la canzone giusta al posto giusto negli eventi, un po' come una colonna sonora. Riconosco la sua cultura musicale, probabilmente più cospicua di quella letteraria. Lo stesso Nick (ormai mi sento di conoscerlo abbastanza da dargli del tu) ha ammesso di aver cominciato a scrivere perchè non in grado di scrivere canzoni e musica. Non so cosa avrei fatto io se oltre le vocali e consonanti avessi conosciuto anche le note e come piazzarle sul pentagramma, come far suonare la mia chitarra senza farla soffrire ad ogni plettrata. E soprattutto, che genere avrei composto e suonato? Sarei stata incazzata e melodica come il rock, scanzonata e disinvolta come il pop? Incisiva e dai pochi fronzoli come il punk?
A questa domanda probabilmente non saprò mai rispondere ma mi piacerebbe proprio sapere cosa prova la gente quando legge le mie parole. Piacevoli? Noiose? Scontate? Interessanti? Accattivanti? Quale è il mio stile? A chi assomiglio...o chi ricordo? Quale è il primo aggettivo che si associa a qualcosa che ho scritto io?
Persa tra tutti i libri che ho già letto e che sono nella mia speciale classifica mi chiedo se scriverò mai qualcosa che per qualcuno sarà nella top forty, se la top ten è un po' troppo ambiziosa. Ci sarà mai qualcuno che dirà che il suo libro preferito è proprio quello che ho creato io, lettera dopo lettera?
Breve digressione da scrittore in erba. Credo di aver letto molti più libri del genere di scrittura a cui mi dedico meno. Forse per non farmi contaminare nel modo di scrivere o perchè, semplicemente, ammessa l'eccelsa superiorità di tanti altri prima e durante, parto demotivata.
Al contrario non mi motiva affatto leggere qualcuno che valga la pena di ricordare o di cui hai voglia di parlare al più presto con qualcuno, che sia un amico o che sia un lettore. Credo che sia fantastico avere l'impressione di vivere una scena che hai già letto, riconoscersi nei personaggi o ancora meglio associare quei personaggi a qualcuno. Generalmente nelle persone che amo ritrovo i personaggi dei libri che mi sono piaciuti di più: il misterioso alterego di Hemingway in Addio alle armi, Johnny di Fenoglio o Arturo Bandini della trilogia di Fante.
Trovo tutto sommato stimolante e interessante scommettere sul prossimo libro da leggere e sul prossimo autore che mi piacerà da morire e mi costringerà a rielaborare la classifica.
Si accettano nomi ma non consigli. Ognuno sceglie il suo libro con i propri feromoni. Che sia il colore della copertina, un titolo che ti incuriosisce, "un nome che ho già sentito" o semplicemente un caso, un libro merita sempre una possibilità.


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Gli ultimi commenti

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Nome: Vanadia
Commento: Mi ricordi il Lettore di Calvino, che nuota e si fa spazio (e soffoca?) tra gli scaffali della libreria... mi ricordi me quando di botto mi sveglio e penso: "Oh, c***o! Ma a che ora sono entrata in libreria?". E mi ricordi il Sognatore delle Notti Bianche che vaga e vaga e vaga e parla con porte e finestre... :o) Per i sognatori c'è sempre tempo... attendo il libro. Ciao!


Nome: Claudia Tortorelli
Commento: non riesco ad esprimere con parole le emozioni trasmesse nel leggere qualcosa di te.
non dico niente. tutte le parole sono riduttive.


Nome: Paolo Massa
Commento: Bellissimo articolo, Roberta. Complimenti!
Per parafrasare una canzone di John Lennon, e in riferimento alla conlusione del tuo pezzo, "LET'S GIVE BOOKS A CHANCE" :)


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