Il bianco accecante dell'indifferenza umana secondo Saramago

Federico Zagni - 16.03.2009 testo grande testo normale

Tags: Cecità, saramago, mal bianco, recensione

Un saggio sulla cecità da uno dei più grandi scrittori contemporanei. Una ricerca del senso di umanità. Un romanzo sociale, allegorico, lievemente mascherato da...

Immaginate di svitare tutte le viti e le giunzioni che reggono la vostra bella libreria, stracolma di volumi. Immaginate l'oscillazione ed il crollo della struttura, i libri sparpagliati su tutto il pavimento.
L'impressione che ho avuto leggendo il "Saggio sulla cecità" di Josè Saramago, tradotto per noi italiani nel più diretto Cecità, è stata questa, il crollo di tutto quello che potremmo definire "umano", in assenza di una qualsiasi forma di organizzazione tra le persone. Non si può più chiamare civiltà quella che non si regge in piedi da sola.
Il mal bianco, che parte da un solo individuo per contagiare l'intera popolazione, è solamente un pretesto, ed una metafora. Quello che conta è la vera cecità, quella dell'anima. L'indifferenza e soprattutto la paura, che portano i ciechi del romanzo a lottare tra di loro, nel fango e nella merda, semplicemente per poter rimanere vivi. Il processo di disumanizzazione dei protagonisti comincia nell'inspiegabile primo istante di malattia, e in tutto libro non compare un solo nome. Essi sono l'oculista, la moglie del primo cieco, l'uomo con la benda sull'occhio, fotografati in una sola caratteristica iniziale. Molti di loro, rinchiusi dal governo a scopo precauzionale in un vecchio manicomio, diventeranno praticamente animali, altri riusciranno a mantenere la propria dignità, guidati dall'unica anima che ha mantenuto la vista, metafora della ragione.
Addirittura pare che il cane delle lacrime, che compare nella parte finale della storia, sia molto più umano di tanti ciechi. Ma il libro è una lunga discesa agli inferi, pesante e carica di immagini davvero insostenibili, ed alcune scene e situazioni ricordano addirittura i campi di concentramento; dopo l'uscita dal manicomio in fiamme invece, la reminiscenza è degli horror-movies popolati da morti viventi, contagiati ed a caccia, in una città semideserta e allo sbando.

Leggere Cecità non è semplice.
In primo luogo per un motivo strettamente tecnico, lo stile inconfondibile dell'autore portoghese è caratterizzato dall'onnipresenza della virgola, a legare decine di proposizioni, anche minime, in periodi che a volte diventano chilometrici. Comprendere un discorso diretto diventa così impegnativo, anche se questa forma è perfetta per rendere un dialogo che avviene intorno a noi senza che possiamo vedere davvero chi sta parlando.
In secondo luogo, come si può intuire da quello che è definito da Harold Bloom come "lo scrittore più talentuoso ancora in vita", leggere Cecità è difficile perché costringe a riflettere, e mettere in discussione. La cecità descritta da Saramago è quella che c'è nelle nostre strade, nelle nostre case, in un mondo popolato da diffidenza ed egoismo, e non ci salva neppure la religione, inutile chiesa in cui le icone sacre hanno anch'esse occhi bendati. La flebile fiammella di speranza però continua a illuminare il buio, l'umanità della moglie dell'oculista, unica vedente e guida per alcuni ciechi, riesce a garantire che essi, insieme al lettore, non si abbandonino alla disperazione. Insomma, Cecità è un romanzo sociale, allegorico, lievemente mascherato da thriller catastrofico, ai nostri occhi ciechi spesso di buona letteratura.

"Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono."


Titolo: Cecità
Ttiolo or.: Ensaio sobre a cegueira
Autore: Josè Saramago
Editore: Einaudi
Anno: 1995

Nota sull'autore:
José Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922) è uno scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998.

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