Pensiero, scrittura, immagine - La nostalgia del lento

Flora Botta - 09.03.2009 testo grande testo normale

Tags: contemporaneità, cinematografia, mondo, popoli

Cento anni fa Marinetti celebrava la bellezza della velocità. Cento anni dopo abbiamo celebrato il Futurismo come espressione "rivoluzionaria". Paul Virilio e Raymond Depardon ci mostrano un mondo, quello contemporaneo, che a tutta velocità sta andando a sbattere in una urbanizzazione in dissennata crescita, mentre i popoli della Terra scompaiono o migrano in massa... Quale futuro, dunque?

Il 20 Febbraio 1909 Filippo Tommaso Martinetti, nel Manifesto del Futurismo, scrive: "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità [...]". Nasce così l'estetica della velocità che celebrando la bellezza della macchina, si propone d'interpretare i segni della modernità.
In cento anni quella velocità è aumentata, e nell'aumentare ha ridotto distanze dilatando il tempo; ha rimosso e spostato confini per stabilirli in un altrove che ritorna al passato antico, bucolico, al lontano ieri, ricordo degli avi o dei pochi reduci dell'ininterrotto moto "aggressivo", osannato da Martinetti e dai futuristi. Ci ritorna, perché oltre quel limite c'è il vuoto, l'infinito universo. "Il tempo e lo spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, perché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente", continua Martinetti.
Invece, nel nostro contemporaneo meccanico, il tempo e lo spazio rivivono ieri. L'assoluto non è che un concetto poetico e l'eterna velocità onnipresente guarda diritta verso l'ignoto. Una volta, il limite del mondo erano le colonne d'Ercole. Poi, le due Americhe. Ora il limite del mondo è il mondo stesso. E l'oltrelimite cos'é? Esiste, oppure anche questo non è altro che un'astrazione poetica? Fin dove arriverà il mondo grazie al sua centenaria velocità meccanizzata? Quell'"uomo che tiene il volante" e "quella automobile ruggente [...] più bello della Vittoria di Samotracia", fin dove arriveranno?
Terre Natale, Ailleurs commence ici, esposizione in programma fino al 15 Marzo 2009 alla Fondation Cartier di Parigi, ce lo racconta attraverso immagini ora mute, ora con voci autentiche di nomadi, contadini, isolani, Indiani, ora con immagini frenetiche, istantanee, veloci. In un dialogo, talvolta contraddittorio, talvolta complementare i due artisti francesi, Raymond Depardon, cineasta e fotografo, celebre per il suo amore per la terra, la parola, il mondo contadino, e Paul Virilio, urbanista e filosofo che da tempo lavora sulla velocità, l'esodo, la fine dello spazio geografico e "l'inquinamento delle distanze", si confrontano su temi di grande attualità, proponendo una visone globale e lucida della contemporaneità.

La telecamera di Depardon registra primi piani o mezze figure parlanti lingue sconosciute. Sono i popoli Chipaya, Guarami, Yanomami, e altri popoli di cui egli, nel documentario "Donner la parole" preserva la memoria, altrimenti cancellata dall'avanzare incessante della globalizzazione. Foreste che vengono abbattute per costruire strade, case, ponti, villaggi che si svuotano per popolare città, vecchie generazioni che si estinguono e si portano via la lingua, la cultura, le tradizioni, quel mondo lento e panteistico. Poi, ecco che arrivano le immagini mute. Quelle del mondo contemporaneo che Depardon percorre in una quindicina di giorni da est a ovest, solo, con la sua telecamera passando per Washington, Los Angeles, Honolulu, Tokyo, la città di Hô Chi Minh, Singapore e Città del Capo e che raccoglie nel documentario "Le tour du monde en 14 jours". "Dopo aver attraversato il mondo per dar voce a quelle minorità che vengono minacciate, ho sentito il bisogno di affrontare il mio mondo, quello della "malattia della velocità", afferma Depardon.

Cent'anni più tardi, la bellezza della velocità, decantata dai futuristi decade, sfiorisce, invecchia. S'ammala di finitezza, e porta via con sé una ricchezza culturale e un'estensione territoriale che non trova più spazio all'interno dei nuovi confini stabiliti dalla globalizzazione. "Perché ho nostalgia dell'ampiezza del mondo, della sua grandezza", afferma Paul Virilio. Eccoci davanti alla sua installazione video, al piano terra del museo. Un mosaico di trentasei schermi sospesi, che diffondono immagini dall'impronta mediatica, estratte da documentari, dagli archivi rielaborate ed estetizzate per l'occasione. Sono i nuovi flussi migratori a decomporsi in ogni singolo schermo, uno ad uno, insieme ad altre due, tre e così via per poi ricomporsi istantaneamente e proiettare un'immagine integrale in questo accostamento composito e singolare di tecnologia. Flussi d'immagini dinamiche per mezzo delle quali Paul Virilio mette in discussione la nozione di sedentarietà. Viaggi nello spazio, movimenti globali convulsi causati da catastrofi naturali (innalzamento del livello dei mari, aumento della temperatura terrestre, inondazioni, deforestazione, conflitti politici, motivi legati al lavoro). Andando a questa "velocità", si stima infatti che più di 200 milioni di persone saranno obbligate a spostarsi di qui al 2050. Ed ecco che questo esodo senza precedenti incontra la finitezza dello spazio geografico "la scomparsa della grandezza del mondo" con la rivoluzione dei trasporti e delle telecomunicazioni.

L'esodo urbano succedendo all'esodo rurale, la re-urbanizzazione del mondo, come la chiama Paul Virilio, annuncia la comparsa della "nuova" città, la città dell'esilio urbano, la città da cui si parte (stazioni, aeroporti e i futuri "spazioporti"). "Oggi il sedentario è colui che si sente a casa sua, dappertutto, con il suo cellulare, il suo portatile come pure nell'aereo e nei treni ad alta velocità. È lui il sedentario. Invece, il nomade è colui che non si sente in nessun luogo a casa sua" dichiara Paul Virilio.
Questo è il nostro contemporaneo, un mondo capace di trasfigurarsi per esistere o piuttosto resistere alla nostra tensione dinamica totalizzante. Per quanto tempo ancora? Il nostro "futurismo", potrebbe essere un processo contrario, che recupera l'autentico, il classico. Un "rinascimento" globale: la "décroissance" (decrescita).


Riferimenti bibliografici:
Martinetti, Filippo Tommaso, Il manifesto del Futurismo, in Letteratura Italiana, G. Baldi, S.Giusso, M.Razetti, G. Zaccaria, Vol.III, Tomo II, Paravia, 1995.

Bibliografia P. Virilio:
Bunker Archéologie: studio sullo spazio militare europeo durante la Seconda Guerra Mondiale, éd. CCI, 197
L'Insécurité du territoire: saggio sulla geopolitica contemporanea, éd. Stock, 1976, ripubblicato nel 1993 presso le edizioni Galilée
Vitesse et Politique: saggio di dromologia, éd. Galilée, 1977
Défense populaire et luttes écologiques, éd. Galilée, 1978
Esthétique de la disparition: saggio sul cinematismo, éd. Balland, 1980
«Logistique de la perception», Cahiers du Cinéma, éd. de l'Etoile, 1984
L'espace critique: saggio sull'urbanesimo e le nuove tecnologie, éd. Christian Bourgois, 1984
L'Horizon négatif: saggio di dromoscopia, éd. Galilée, 1985
La Machine de vision: saggio sulle nuove tecniche di rappresentazione, éd. Galilée, 1988
L'Inertie polaire: saggio sul controllo dell'ambiente, éd. Christian Bourgois, 1990
L'Écran du désert: cronache di guerra, éd. Galilée, 1991
La vitesse de libération, éd Galilée, 1995
La Bombe informatique: saggio sulle conseguenze dello sviluppo informatico, éd. Galilée, 1998
Discours sur l'horreur de l'art, conversazioni con Enrico Baj, Atelier de création libertaire, 2003
L'Art à perte de vue, éd. Galilée, 2005
L'Université du Désastre, éd. Galilée, 2007.

Filmografia R. Depardon:
Venezuela, 1963; Israel, 1967; Biafra, 1968; Jan Palach, 1969; Tchad 1 - l'Embuscade, 1970; Yemen - Arabie heureuse, 1973; 1974, une partie de campagne, 1974; Tchad 2, 1975; Tibesti Too, 1976; Tchad 3, 1976; Numéros zéro, 1977; Dix minutes de silence pour John Lennon, 1980; Reporters, 1981; Piparsod, 1982; San Clemente, 1982; Faits divers, 1983; Les Années déclic, 1984; Une femme en Afrique, 1985; New York, N.Y., 1986; Urgences, 1987; Une histoire très simple,1989; Contacts, 1990; La Captive du désert, 1990; Contre l'oubli (segment Pour Alirio de Jesus Pedraza Becerra, Colombie), 1991; Montage, 1994; Délits flagrants, 1994; À propos de Nice, la suite, 1995; Lumière et Compagnie, 1995; Malraux, 1996; Afriques, comment ça va avec la douleur?, 1996; Paris, 1998; Muriel Leferle, 1999;Profils paysans, l'approche, 2001; Un homme sans l'Occident, 2002; Quoi de neuf au Garet?, 2004; 10e chambre, instants d'audience, 2004; Profils paysans, le quotidien, 2005; Chacun son cinéma, film in sketches realizzato da 35 cineasti in occasione del sessantesimo anniversario del Festival di Cannes, 2007; La Vie Moderne, 2008.


Immagini:
1 - Terre natale
2 - Copertina futurista
3 - Marinetti in una sua posa clownesca
4 - Raymond Depardon
5 - Paul Virilio
6 - Terre Natale, Ailleurs commence ici: Dispositif circulaire
7 - Terre Natale, Ailleurs commence ici: Donner la parole
8 - Raymond Depardon: Le tour du monde en 14 jours

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