Il forte immaginario di Marlene Dumas al MoMa di New York
Piera Cristiani - 16.02.2009

Tags: Marlene Dumas, personale, MoMa
Al MoMa di New York la personale della straordinaria e prorompente pittrice Marlene Dumas

Si legge una piccola presentazione, all'ultimo piano del Museum of Modern Art di New York, conosciuto anche come MoMa, la mecca dell'arte moderna e contemporanea a tutti gli effetti.
Si legge che questa donna, Marlene Dumas, è nata a Capetown (Sudafrica) e vive ad Amsterdam. Si leggono alcuni dei suoi temi dominanti e si percepisce come un fatto importante si stia verificando nella nostra esperienza artistica. Già dalla prima sala dell'ultimo piano del museo (la mostra presenta opere anche al terzo) si nota la capacità della pittrice di catturare in modo quasi ipnotico l'attenzione del fruitore: le tele della Dumas sono estremamente forti, di spessore, d'impatto emotivo quasi assordante.
Alcune persone escono subito, non reggono questa vitalità a tratti brutale che percorre vari aspetti della vita: dalla maternità, all'infanzia, dal sesso quasi pornografico, alla morte.
L'atmosfera cromatica ha una base livida in cui affiorano sprazzi di colore dal bordeux al blu, dal marrone al beige quasi tortora. Tutti questi colori non presentano mai una stesura piena, ma sfumata, vibrante, per conferire dei contorni un po' sfocati, rifiutando una nettezza che non serve per entrare nel vivo di questo tipo di scelta espressiva.
Tutta la produzione è prevalentemente concentrata sul ritratto (o come spesso dichiara la pittrice, un autoritratto) delle molteplici sfaccettature femminili:
Si trovano, in questo allestimento ricco, curato ed egregiamente allestito, altri riferimenti alla creatività: come Grass Tears (for Man Ray), il cui ritratto è un evidente omaggio alla celebre immagine "Glass Tears" scattata appunto da Man Ray.
Estremamente curiosa l'installazione intitolata Models: la Dumas ci spinge ad esaminare quelle che sono le sue fonti d'ispirazione nella sua ritrattistica. Mostra una serie di opere su carta che raffigurano dei volti e che vanno a coprire l'intera parete. Le suggestioni sono numerose e richiamano la gente delle strade, di tutte le strade immaginabili, di tutte le razze possibili.
Questa donna dalla voce avvolgente (da sperimentare un'audioguida egregiamente integrata da interviste) coglie la sessualità femminile più remota in opere come Fingers, dove la donna mostra i suoi contatti con il piacere giocando con l'eterno dilemma dato dalla distinzione tra amore e lusso.
Immagini esplicite, talvolta fotografiche, rendono fruibili tematiche al limite con la pornografia che forse per gli italiani cattolicissimi potrebbero essere motivo di scandalo a causa ad un ormai consueto e pronto intervento della Chiesa.
In tutto questo percorso di vita, fino agli estremi di morti violente, in cui l'impiccagione diventa la raffigurazione dello sfogo della disperazione, c'è una poesia che non si perde mai. C'è un senso del tempo che ci porta attraverso la dimensione onirica di quest'autrice straordinaria che crea dei forti legami.
L'attrazione che l'opera di Marlene Dumas esercita è magnetica, crea una reazione forte ed al limite: se resti guardi a fondo, oppure te ne vai. Non si può ragionare a metà con una tale portata emotiva: anche nelle tele riguardanti la quotidianità, riesce a sviscerare dei dettagli anche minimi che rivelano la natura degli uomini che rappresenta. Se si pensa a The Supermodel, l'espressione del viso è talmente eloquente che si resta persino incapaci di fronte a questa bellezza e al non rivelato degli occhi di questa donna.
Purtroppo quest'esposizione presso il
Marlene Dumas - Measuring your own grave – Al MoMa di New York fino al 16 febbraio 2009.
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