Il declino di un genio: tra surreale e cinismo

Annarita Tucci - 07.02.2009 testo grande testo normale

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Tags: ironia, romanzo, cinico, genialità perduta

Dalla collana dei "Fichissimi" delle edizioni Zandegù propongo un testo surreale a tratti ironico e spietato, Il discorso è che una volta ero genio di Giovanni Previdi. Le secrezioni mentali di un folle, un genio che pensa di aver cominciato il suo declino, o solamente un uomo che pensa la vita.

Decisamente non è la solita storia con la trama della saga familiare o il racconto noir che ci lascia con il fiato sospeso: Il discorso è che una volta ero un genio di Giovanni Previdi edito da Zandegù non è un romanzo per tutti!
Attenzione con questo non si vuol dire che non sia interessante, anzi ritengo che l'autore sia riuscito a creare il giusto mix tra una narrazione ironica e colma di doppi sensi con temi indubbiamente esistenzialistici anche se latenti.
È il racconto interiore di un personaggio che ha perso la sua genialità, nel senso che è cominciato il suo declino, proprio a lui che ha sempre ritenuto di essere un genio, che credeva che la sua vita fosse destinata ad altro. Iniziano così le peregrinazioni mentali del personaggio di Previdi che racconta, pur se continuando a far credere al lettore di divagare dal tema della perduta genialità ma in realtà inserendolo pienamente in esso, di un amico perduto che mangiava troppe uova, di piccioni opportunisti, approfittatori e senza cervello, di quanto sia crudele far morire un geranio, forse anche peggio di abbandonare un cane; ricordi di infanzia che si mischiano ai strani movimenti del suo vicino verso il tombino sotto casa, consigli del dentista sul poker (ma anche su una determinata visione di vita) che si ingarbugliano alla morte flautolente del nonno, e ancora il suo amico Gorka, perduto proprio come la sua genialità.
Tutto ciò avviene solo dentro di sé, senza un dialogo, è lui il protagonista a parlare anzi a pensare in prima persona sulla vita e sulla sua vita. Un romanzo che sembra una "presa in giro" al lettore, in quanto affronta le tematiche esistenziali con una spensieratezza disarmante e tanto appaiono celate che a prima vista sembrano non esserci.
Per questi motivi non è un romanzo per tutti, non tutti sicuramente sono pronti a capirlo, a cercare di scavare oltre un probabile psicopatico che si autocommisera magari illuso dalla vita a creder di essere chissà chi; strano come queste parole in questi anni siano ricorrenti.
Ma se dietro la follia, se dietro un personaggio si provasse a cercare (proprio come fa il protagonista) a guardare oltre troveremmo, comunque sia, solo uomini con le proprie convinzioni, illusioni e soprattutto con le proprie banalità terrene.
Forse per questo non è un romanzo per tutti, perché non nega l'inevitabile.
Il protagonista nonostante sia consapevole della sua genialità perduta, accettando il declino senza combatterlo, cade continuamente nella quotidianità e nei propri ricordi; torna così alla futilità della vita e all'attaccamento a essa.
Solo gli ultimi due capitoli del libro diventano più chiari e delucidanti, sia per il lettore che per il protagonista; ossia si esprime palesemente l'effimeratezza della vita e di noi che rincorriamo il mondo.
"E a stare al mondo con dei pensieri di paglia ci vuole coraggio".


Titolo: Il discorso è che una volta ero un genio
Autore: Giovanni Previdi
Editore: Zandegù Editore
Anno: 2006

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