Dall'ultimo numero dell'Almanacco del Bibliofilo allo sgombero del Cox 18

Vanadia Cantaro - 05.02.2009 testo grande testo normale

Tags: Almanacco del Bibliofilo, Esopo, Umberto Eco, recensioni letterarie

E' stato presentato a Milano l'ultimo numero dell'Almanacco del Bibliofilo, il cui tema portante è quello delle recensioni sbagliate, divertite, esagerate.
Come diceva Borges: "un'opera letteraria cambia di senso in relazione al tempo in cui viene scritta
Un incotro sull'incontro tra cultura di ieri e quella di oggi.

Lo scorso venerdì 23 gennaio, presso la sala Weil Weiss della Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco, è stato presentato il nuovo Almanacco del Bibliofilo, una raccolta di 18 recensioni "in ritardo", come se i capolavori recensiti fossero delle novità editoriali o come se le recensioni scritte oggi appartenessero a un tempo già antico.
Un esperimento dagli intenti ironici e gradevoli, un gioco con il quale gli autori, tra i quali Umberto Eco, si sono divertiti a stroncare e schernire opere letterarie del passato. E dunque lo scrittore si consoli: ciò che prima è divorato dalla critica viene poi elogiato dai cuori di chi si gode le sue parole.
Recensioni letterarie come spunto per il "recupero del libro come recupero di se stessi", con riferimento a una problematica tipicamente milanese: ciò che Milanoc (e non solo)deve recuperare Milano rispetto ai libri è quel "poco tempo" per leggere. Se è innegabile che il tempo manca, dobbiamo semplicemente rubarlo ad altro.
Interessante il gioco di rimandi tra "lentezza" e "ironia" per una città che ha molto da dare, ma che è stata etichettata come su un epitaffio quale luogo grigio e anonimo, pullulante di cittadini, anch'essi grigi e anonimi, sempre di corsa. Milano ha anche altro e il tema dell'ironia diviene nuova etica di crescita culturale, l'ironia si sveste del semplice buffo e si mostra in quanto intelligenza. Le tematiche odierne del marketing e della creatività ci stimolano, ma dov'è finita la leggerezza del sorriso?

La prima recensione dell'Almanacco, letta dallo stesso autore durante l'incontro, è proprio quella di Eco, che si auto-definisce "un appassionato delle recensioni sbagliate - ma non errate".
Umberto Eco ha solleticato il sorriso dei presenti con la citazione di antiche recensioni decisamente sbagliate, per le quali Moby Dick non sarebbe mai stato un testo adatto ai ragazzi, Madame Bovary eccessivamente ricco di troppi particolari superflui, Thomas Mann un autore di storie insignificanti di gente insignificante con uno stile insignificante. E ancora un'affermazione secondo la quale Walt Whitman starebbe alla poesia come un maiale alla matematica.
Successivamente con la lettura del suo brano, Ci mancava anche l'Ulisse, ha affascinato gli astanti con una dettagliata descrizione di un Joyce delinquente, immerso nella follia di un linguaggio in prosa con pretese di musicalità poetica, che cosparge d'ironia il proprio paese e la propria lingua, da tipico esponente della decadenza moderna. Un autore dal carattere decisamente impuro.

Significativo e gustoso l'incontro e il richiamo alla lettura rilassata. Peccato che questo genere di incontri sembrano troppo spesso opporsi a quell'altra fetta di mondo in cui i giovani oggi stanno crescendo, privi di insegnamenti culturali rilevanti perché abbandonati da chi detiene il paleolitico scettro culturale italiano.
Sfortunatamente i dotti di ieri prendono le distanze dai giovani di oggi, dando per assodato che nelle vite giovanili esistano solamente residui, mancanze culturali dovute essenzialmente all'avvento dei "nuovi" media, che pian piano divorano menti apaticamente soggiogate a essi.
In realtà lungo le loro vie esistono molte spigolature superiori, ricche di una cultura tanto variegata da mantenersi tutt'ora sconosciuta ai nostri premi Nobel.

È giusto che ognuno s'appassioni a quella fetta di cultura che gli è più prossima per gusto e influenze personali, ma non va scordata che in una fetta di torta non s'esaurisce tutta festa.
Un richiamo ai buoni vecchi libri risuona altisonante e fuori luogo se i buoni vecchi dotti non si curano a loro volta dei nuovi libri, nuovi fumetti, nuove profonde passioni. Le culture che rimangono scisse tra loro non sono degne di criticarsi vicendevolmente. E restiamo ancora sospesi a sognare un mondo in cui i sapienti metteranno le proprie conoscenze a disposizione dei nuovi canali mediatici, dei blog, dei forum, un mondo dove i cultori della cultura amplieranno lo spazio delle proprie riviste e pubblicazioni di nicchia per esportarne i contenuti in programmi tv che coinvolgano allegramente, con ironia e lentezza.
Senza dimenticare la bellezza delle immagini: o Alice continuerà a chiedersi come si possa trovar affascinante un librone polveroso pieno zeppo di parole e il Piccolo Principe resterà solo a rimirare i propri disegni.

Durante l'incontro al Castello Sforzesco, durato un paio d'ore, s'è anche fatto cenno alla chiusura dell'Esopo, la curatissima rivista di bibliofilia, accusando l'Italia intera per la colpa della chiusura di una rivista di tal fatta; ma chiude in questi giorni a Milano anche il centro sociale Cox 18, un luogo storico milanese, e con esso diciamo addio anche alla sua ricercata libreria interna, uno sgombero di cui è certamente colpevole l'Italia d'oggi.
Ci chiediamo: può la cultura essere nutrita da siffatte distinzioni?

  • Dall'ultimo numero dell'Almanacco del Bibliofilo allo sgombero del Cox 18