Le ragioni del verso di Domenico Cipriano

Alessandro Canzian - 15.12.2008 testo grande testo normale

Tags: ragioni, verso, Cipriano, poesia

E siamo dunque alla seconda puntata di questo appuntamento che, pur con uscite relativamente distanti, vuole dare voce alle scritture giovani di un certo interesse nel panorama letterario nazionale.

Se da una parte è vero che la "presunzione di poesia" è un male estremamente comune e dilagante e la rete ne è purtroppo un chiarissimo esempio, è altrettanto vero che non mancano esempi d'eccezione come l'autore che abbiamo oggi intervistato.
Domenico Cipriano è un poeta irpino nato nel 1970 che, oltre alle pubblicazioni in versi (di notevole spessore come Il continente perso, Fermenti 2000, seconda edizione 2001, introduzione di Plinio Perilli e nota di Paolo Fresu), conta numerose partecipazioni ad antologie e numerosi riconoscimenti per la propria produzione. Tra questi ultimi si ricordano le segnalazioni al premio Montale e Montano e le presenze in Poesia a cura di Roberto Carifi, n.88 ottobre 1995, e in Specchio de La Stampa n.228 10 giugno 2000, a cura di Maurizio Cucchi.
S'interessa altresì di performance poetiche che sono sfociate recentemente nel lavoro Le note richiamano versi, progetto che fonde poesia e jazz in collaborazione con Ettore Fioravanti, Piero Leveratto, Enzo Eric Toccaceli e con nota critica di Giorgio Rimondi.
Ecco quindi le sue ragioni del verso:

Credo ancora che la poesia abbia la possibilità di collegare l'inconscio alla realtà. Quando un luogo o un desiderio fanno nascere in me il bisogno di scrivere, il mio pensiero mi riporta alla scrittura in versi, un'impressione che ha il risvolto con immagini e segni, suoni e incastri precisi della parola. È la ricerca di questa "imprecisa precisione" che m'induce a preferire il verso, in cui riuscire ancora a condensare l'indicibile attraverso la realtà. Un equilibrio cercato e costante; tante soluzioni per definire uno stile, la personalizzazione di una scrittura in bilico, con il dettato che cerca la prosa dove occorre, nel bisogno di una confessata riflessione, ma senza cedere alla narrazione. La poesia deve dire per essere tale, ma nello stesso tempo ha bisogno del mistero da ricercare ad ogni lettura. Questo mi affascina del verso a discapito della precisione della narrativa, questo mi fa credere ancora che con la parola poetica è possibile reinventare la realtà tenendo fede nella realtà stessa, senza sfuggirne.
La poesia resta un'arte di nicchia, anche se molto frequentata e il poeta lo penso ancora come artista prima che letterato, come un cercatore d'oro in un mondo artificialmente dorato. Scrivendo penso sempre nei termini di un confronto fra me stesso ed il mondo circostante; così, quando successivamente comprendo di rivolgermi anche ad un lettore, penso ad un lettore attento e sensibile; amante dell'arte in tutte le sue forme, pronto a lasciarsi andare prima di giudicare facendo prevalere i suoi insostituibili assiomi.
Con i miei testi, intimamente, mi aspetto di lasciare una traccia per un possibile innamorato della poesia che saprà dedicarmi il suo tempo in futuro; oggi, intanto, spero di ottenere almeno la stima di quel piccolo ed enorme pubblico della poesia; quella gratificazione che non è eclatante e legata ai personaggi di spettacolo, ma alla scrittura ed all'imprudenza di cercare soluzioni artisticamente diverse; penso ad esempio al legame con la musica da me spesso ricercato senza sconfinare nella canzone, ma cercando prima nel verso il suo suono perfetto e poi unirlo alla musica con lavori specifici, come il progetto JPband (jazz-poety). Ma anche le collaborazioni con pittori ed altri artisti, senza lasciare che la poesia diventi per questo altro e perda il contatto con la pagina scritta o sminuisca l'importanza delle parole in versi.

Domenico Cipriano



Due poesie di Domenico Cipriano


Cerchio riflesso lampade flebili
esili ritmi nati dai cerchi
sommati: bocche occhi gole
dei sassofoni bui nei centri
(ogni cerchio è oscuro nel centro
ripercuote insistente se stesso
ridesto nei segni invadenti
del mondo e i simboli tondi)
rossetto sui bordi solletica
sforme sorriso a mezza luna
la nota che nuota nei riccioli:
boccoli tondi riposti alla cruna.


In un "Mc Donald's" all'ora di pranzo

In questo simbolo del mercato globale
non vedo differenza inespressiva
col resto della città. Una poetica silenziosa

insinua custodita dal suono dell'aspiratore
sui rumori catalitici delle auto il fragore
rullante dei motorini. Tutto è contenitore!

Anche i mattoni ingialliti artificiali rilassano
sotto l'ombrellone della città -nulla è caotico
nelle ore del pranzo- nello scenario estivo

non mi accorgo di essere nel centro
della metropoli operante. Solitario
al silenzio di questo tavolo in fòrmica

della carta residua dei panini del cetriolo
scartato e del bicchiere marcato Coca Cola
sfoglio una rivista d'Arte.



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