L'amore fa rima con la morte - Amos Oz, lo scrittore errante

Mario Vetrone - 09.10.2008 testo grande testo normale

Tags: israele, ebrei, cultura, identità

L'amore fa rima con la morte è l'ultimo romanzo di Amos Oz; tra i più noti scrittori israeliani, di certo il più "corrosivo", rispetto soprattutto alle problematiche della società israeliana di oggi. Attraverso peripezie vere e immaginarie, lo scrittore vuol mostrarci come esistenza e arte possano confondersi nella ricerca di una via d'uscita dalle angustie della vita culturale d'un paese in guerra.

"Come la moglie di Lot: per scrivere sei costretto a guardare indietro. E con ciò il tuo sguardo trasforma te e loro in statue di sale" (A. Oz, dalla quarta di copertina di L'amore fa rima con la morte, ed. Feltrinelli).

Amos Oz vive nel deserto del Negev dove si divide tra il lavoro universitario, la famiglia, la vita contemplativa. Il deserto è un po' il suo rifugio ma anche il luogo in cui ritrovare l'ispirazione necessaria per parlare della sua terra e del suo tempo.
In quest'ultimo romanzo pubblicato in Italia, L'amore fa rima con la morte, ci sono le riflessioni sul ruolo dello scrittore, sul suo lato umano, sulle sue debolezze e il suo disagio in seno ad una società corrotta, quella società che appunto trova nella rima vita-morte come l'aura d'una radice in realtà mistificatoria – a momenti anche un po' ridicola – per definire la propria posizione nella contemporaneità.
Attraverso le peripezie dello scrittore-protagonista, Oz ci racconta il "suo" Israele.
Ci mostra come letteratura e vita siano in un rapporto osmotico; le storie si intrecciano, i tanti volti dei tanti nomi si sovrappongono.
Al tempo stesso, in qualche modo, egli ci spinge, sul tappeto delle sue riflessioni e del suo vagare, a considerare il copione solito di mali radicati che la voce dei forti vorrebbero trasfigurati in Vittoria alata della tradizione.

In occasione della Fiera del Libro di Torino, edizione 2008, Israele si è presentato in forze con tutti i suoi talenti letterari. Naturalmente non sono mancate le proteste e le polemiche intorno all'"ospite d'onore", seppure tale veste sia già ampiamente legittimata dall'atavica inclinazione di questo popolo alla scrittura; ebbene, Oz ha fatto la scelta discussa e discutibile di non presentarsi all'incontro.
Partendo dalla sua assenza, lo scrittore Michael Sfaradi gli ha indirizzato, a mezzo stampa, una lettera di critica, nella quale rivendica i "successi" della recente politica d'Israele, che erigendo un muro nel mezzo dei territori palestinesi ha guadagnato, in verità, un briciolo di sicurezza in più, ma ha in pratica decretato l'impossibilità di una convivenza civile tra i due popoli.
Ad oggi, pare che Oz non abbia ancora inteso dare una risposta diretta al contestatore, ma i suoi interventi a supporto di una posizione senz'altro scomoda, forse minoritaria, non sono mancati in questi anni. Mi riferisco al noto discorso sull'attualità d'Israele.
Continuamente Oz lascia il nitido silenzio del suo deserto per spostarsi ovunque nel mondo sia richiesta la sua parola, non trascurando la libreria più piccola, il pubblico più esiguo. L'Italia è una delle sue mete preferite (si direbbe, per via del fascino della nostra cultura, per la geopolitica) .

Amos Oz vive il suo paese e vi coglie uno spaesamento. Il protagonista del suo ultimo libro è significativamente lo scrittore, l'uomo che fatica a distinguere il vero dal racconto e che si perde nell'intrigo delle vicende e delle figure.
Così si perde nelle strette strade di una piccola città, fuggendo da una donna; un amore il suo non tanto differente da quello d'altri, frutto forse più della solitudine che altro, fatto dell'esile fiato di quotidiane fantasie su questo o quel particolare corporeo.
Si rende conto della sua piccolezza, lo scrittore, quando adopera il proprio ascendete su una occasionale collaboratrice, Ruchale. Ma egli assapora pure questa momentanea vicinanza alla gente comune, con le sue unioni nascoste e buie (il triangolo tra Eilat, Gogog e Lucy).
Un sapore strano fors'anche, a tratti, inebriante; almeno fin quando lo scrittore non sente che è fuori che deve stare, dove tutto si muove pur apparendo sempre uguale a se stesso. È a una terra di nessuno che sente di appartenere. C'è qualcosa di impalpabile.
E poi c'è il sarcasmo sottile nel delineare i profili degli aspiranti cantori della nazione, nella casa della cultura, dove discettare di posizioni culturali porta altrove, a un concetto pericolosamente arcaico di identità. E quindi alla politica. E agli affari. Di tutto questo lo scrittore sembra stanco.
Egli è stanco della rima tra vita e morte secondo la lezione del poeta tradizionalista, Zofonia Beit Halachmi; ma nonostante tutto continua, strisciando nel fondo delle cose.
I poeti invecchiano e muoiono dimenticati, ma il viaggio dello scrittore continua.


Titolo: L'amore fa rima con la morte
Titolo or.: Haruzei Ha' Chaim Ve-Hamavet (2007)
Autore: Amos Oz
Traduzione: Elena Loewenthal
Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Anno: 2008

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