Le ragioni del verso
Alessandro Canzian - 29.09.2008

Tags: poesia, poesie, versi, verso
...La poesia ha una buona parte di salvezza privata e di condivisione altruista per gli altri, è un atto singolo e comune che non può prescindere dalla sua natura sfuggevole proprio per la complessità delle sue motivazioni e dei suoi effetti. Ma bisogna anche riconoscere che gli autori oggi hanno le idee molto chiare...

L'angolo della poesia di questa rivista online, Whipart, si occupa da sempre della poesia nei suoi vari aspetti.
Dai classici ai contemporanei di cui vale la pena parlare. Dalla recensione allo studio della poetica. Dalle interviste alle proposte. Fino alla pubblicazione di un e-book con alcuni fra i più interessanti autori di questi ultimi anni: Nel cristallo un vino astrale
(http://lnx.whipart.it/letteratura/4440/nelcristallounvinoastrale-vino-poesia.html). In questa direzione e con questo spirito alcuni mesi fa ci siamo già occupati di definire, in un memorabile e acclamato articolo di Antonio Colecchia: Cos'è la poesia? (http://lnx.whipart.it/letteratura/3622/poesia-antonio-colecchia.html); cos'è la poesia sfiorando accezioni e significati tratti dalle più svariate citazioni, classiche e moderne. Tasso, Gherardini, De Sanctis, Benn, Croce, Valery, Gramsci, Squarotti, Fortini, Szymborska, per dirne alcune. Delineando quanto la poesia, o meglio etimologicamente il fare poesia non abbia un solo significato e forse non ne abbia nemmeno molti definiti, ma una sequela di sfumature che tutte insieme costituiscono una struttura musicale, scrittoria, immaginifica, utopistica anche se pure estremamente concreta, detta "poesia".
Ma se nella storia letteraria trovare le definizioni significa studiare poetiche e risultati, nella contemporaneità, nel fronte ultimo dove coloro che ancora non hanno nome di poeta sono operai di versi che solo il tempo definirà se duraturi o meno (la poesia vince di mille secoli il silenzio), ecco emergere una stuoia densa e interessante di ricerche e motivazioni.
Emergono le ragioni del verso in coloro che oggi pubblicano, leggono e si fanno leggere, si confrontano, creando le basi per quello che potrà essere il nostro domani letterario. Molti di questi probabilmente si perderanno per strada. Altri dopo uno slancio di qualche interesse probabilmente non riusciranno a portare a compimento la strada intrapresa. Altri forse saranno i nuovi poeti. Sicuramente dalle loro voci comprendiamo l'umanità del verso che ci ricorda, fortunatamente, che nonostante le molte e spesso artificiose sperimentazioni secondonovecentesche la poesia è pur sempre un'opera umana ed umanamente composta.
Un'opera di carne e sudore, di sangue. Un'opera che nasce dall'uomo e porta in sé tutta la sostanza umana di dolore ed entusiasmo, di aspirazioni e delusioni, di ricerca e tentativi. Di vita, in sintesi.
L'esperienza insegna che chi scrive solitamente segue un doppio percorso. Quello personale in primis, poi quello sociale. Perché nell'atto dello scrivere è inevitabilmente compresa tutta la vita e tutte le esperienze dell'autore, e non ultime tutte le riflessioni che l'autore stesso fa sulla sua vita. Non un vero e proprio scrivere per se stessi, ma in buona parte sì.
Dato comunque abbastanza ovvio se si tiene conto che tutto ciò che l'uomo fa lo fa per il proprio bene, se non addirittura per il proprio piacere. Anche coloro che si autoprocurano la morte è noto cercano il proprio bene. Anche coloro che partono in guerra per paesi lontani, cosa che oggi pare essere particolarmente di "moda", cercando il proprio bene nella forma di un'immagine migliore di sé agli altri. Quando non è di semplice e volgare guadagno economico.
La poesia sostanzialmente è una ricerca del proprio bene. Perché strutturare un male in una forma il più possibile musicale, evocativa, è in qualche modo palliativo del male stesso. Oltre a dare una sorta di finalizzazione al dolore. Elemento che svuota il vuoto del dolore (perdonerete il gioco di parole, ma necessario) riempiendolo di significato e rendendolo, al minimo, utile e sopportabile. Perché si sa, si è molto più propensi a soffrire se le proprie sofferenze hanno un significato. La sofferenza gratuita è forse il peggiore dei mali che possano capitare.
E la poesia ha la capacità appunto di dare un significato al male cancellando sul foglio la sua inutilità.
Parimenti la felicità, se pure all'interno della storia anche a noi più prossima siano veramente pochi gli autori che si impegnano nel verso mossi da sentimenti felici, racchiusa nel verso diviene fotografia del bene stesso che così perdura nel tempo. E questo porta al secondo percorso della poesia. Quello sociale.
Perché chi scrive inevitabilmente sa che sarà letto se non addirittura lui stesso si leggerà agli altri. L'autore sa che ciò che dice non serve solo a se stesso ma anche agli altri. E deve tenere conto di questo se vuole produrre un verso che non sia un'isola sperduta ma un atto sociale che aiuta altri uomini. Al limite del religioso. In quanto Cristo stesso ha detto: se salverete sarete salvati. (traggo a memoria la citazione quindi perdonerete l'imprecisione formale della stessa, che però non tradisce il significato sostanziale).
La poesia ha una buona parte di salvezza privata e di condivisione altruista per gli altri, è un atto singolo e comune che non può prescindere dalla sua natura sfuggevole proprio per la complessità delle sue motivazioni e dei suoi effetti. Ma bisogna anche riconoscere che gli autori oggi hanno le idee molto chiare. Finiti i tempi della poesia impressionante a tutti i costi, diversa e polemica. Finiti i tempi della poesia per emozione. Finiti i tempi della poesia da Grande Fratello. Ecco approssimarsi all'orizzonte culturale nomi pronti a scrivere e discutere le ragioni del proprio verso, della propria scrittura. Ne abbiamo qui raccolti alcuni che in qualche modo già hanno avuto a che fare con Whipart. Tra gli altri Luongo, Zanin, Cipriano.
Autori giovani che hanno in comune, e questa è una felice osservazione, il desiderio di fare "da laboratorio", di raccogliersi in un non meglio definito gruppo dove discutere e creare.
In Italia esistono molti gruppi disomogenei di poesia, talmente disomogenei e frammentari (ognuno con il suo piccolo festival accluso) da essere disomogenei perfino nel loro interno. Alcuni più di altri emergono per qualità. Ma il percorso unico che accomuni i diversi aspetti della produzione contemporanea non esiste e se ne sente la mancanza. A tutti i livelli bene o male viene espresso il desiderio di un gruppo, di una rivista, di un tavolo di dibattito unico. Noi di Whipart facciamo nostra questa esigenza e dalle piccole pagine di questa rete cerchiamo di dare un contributo lasciando, nei prossimi pezzi in uscita, voce ad autori di varia esperienza e capacità unendoli in quello che ci auguriamo sarà la finestra di un prossimo e più fortunato laboratorio poetico.
A lato di questo lasciamo il nostro augurio a tutti coloro che vorranno condividere con noi le loro "ragioni del verso", un augurio di concreta e utile continuazione della poesia. E di riflessione. Perché è dalla riflessione che nasce il verso e, dopotutto, anche l'uomo.
(continua)
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