Oggi è Venerdí 03 Settembre 2010
[J] Cerca:
Feed RSS - AccessKey [D] Cosa sono i Feed RSS? - AccessKey [U]

Il patema sottostante, su ''Rima rerum'' di Antonio Vigilante

Alessandro Canzian - 07.08.2008 testo grande testo normale

Un libro incontrato per caso, in un ambiente spesso ostile al verso e propenso al passatempo ludico/scrittorio. Eppure un libro interessante, importante per certi versi, inedito nel panorama contemporaneo nella misura in cui sa equilibrare forza, aggressività, dolcezza, spessore umano. Rima Rerum (Edizioni del Rosone, Foggia 2008) ultima pubblicazione di Antonio Vigilante

traduci Commenta questo articolo



"Tutte le cose, tutte le parole sono spaccate. Tutte le cose, tutte le parole sono aperte. La parola latina rima - anch'essa fessa, spaccata - può indicare questa essenziale apertura, questa spaccatura delle cose che si manifesta all'uomo che parla nell'assemblea. [...] L'apertura delle cose non ha un come né un dove. Al tempo stesso, nell'apertura delle cose sta la possibilità della poesia. Ne è il luogo. Ne rappresenta il come e il dove."
(Dalla prefazione di Antonio Vigilante, Rima Rerum, Edizioni del Rosone, Foggia 2008).

Un libro incontrato per caso, in un ambiente spesso ostile al verso e propenso al passatempo ludico/scrittorio. Eppure un libro interessante, importante per certi versi, inedito nel panorama contemporaneo nella misura in cui sa equilibrare forza, aggressività, dolcezza, spessore umano. Rima Rerum (Edizioni del Rosone, Foggia 2008) ultima pubblicazione di Antonio Vigilante, autore nato a Foggia nel 1971 e già autore di La realtà liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini (Edizioni del Rosone, Foggia 1999), Quartine (Edizioni del Rosone, Foggia 2001), Il pensiero nonviolento (Edizioni del Rosone, Foggia 2004), La barchetta di Virginia. Manifesto per una scuola improbabile (Rainone Editore, Bergamo 2006). E traduttore/curatore di: La carità carnale. Istoria di Suor Giulia di Marco (Rainone Editore, Bergamo 2006), G. Rensi, La religione. Spirito religioso, misticismo e ateismo (Sentieri Meridiani, Foggia 2006), M. K. Gandhi, La prova del fuoco. Nonviolenza e vita animale (Edizioni del Rosone, Foggia 2007).

In questo volume di versi Antonio Vigilante esplora quella zona filosofica del reale nella quale la parola più si approssima alle cose e alla loro dissoluzione. Già il titolo, Rima rerum, solo parzialmente traducibile con il varco delle cose, presagisce un interesse intellettualistico per questa zona che è, tutto sommato, una sorta di iperuranio al contrario, una rifrazione imperfetta del mondo ideale platonico. Qui le idee sono realtà concrete e frammentarie, sono patemi, sono querele che incidono l'interpretazione umana e rendono il poeta portatore del male delle cose. Della loro ferocia. Della loro densità che tutta porta per un umanissimo spirito di reazione a un desiderio di purezza, di onestà, talvolta ironica.

Il linguaggio si fa crudo per non lasciarsi in alcun modo andare a una facile retorica pur nella violenza che non si risparmia. E il desiderio di non abbassare il tono sostanziale del verso, solo apparentemente prosastico tutto in linea con le intenzioni che emergono alla lettura, è in fondo un atto intelligente di ricostruzione del distrutto. Pur nel varco dissolutorio l'intenzione sottostante il patema delle cose è una riedificazione faticosa ma in senso positivo. Dove il poeta, con tutta la sua sapienza scrittoria, tenta una strada onesta e coerente, equilibrata pur non rinunciando a violenza e tenuità che sono distruzione oggettiva e ricostruzione soggettiva (o speranza di essa, sotterranea).

Un periodo fra tutti risulta vincente e convincente in Rima Rerum.


Esecrazioni

Mi son dannato l'anima a cercare
conoscenza, saggezza, il senso ultimo
di tutto questo affare sulla terra
che ci toglie il riposo notte e giorno.
Ed ho visto che le opere di dio
tutto quello che accade sotto il sole
l'uomo non può comprenderlo: e chi dice
d'esser sapiente ed afferrare il mondo
più degli altri è smarrito ed impotente.
Qohelet, 8, 16-17.



E' tutto uguale davanti al Suo volto
non differisce il giusto dal malvagio:
una vita si spegne come un'altra.
Ecco, la gente corre, un terremoto
distrugge case, fa crepare gente:
pianti, lamenti, preghiere accorate.
Lui non soccorre: guarda e se la ride.
Per suo volere il mondo è governato
da ladri, pazzi furiosi e assassini,
povera gente accecata da dio.
Job, 9, 22-24.




Fuggono nelle bocche tue terribili
a sfracellarsi il capo contro i denti:
come fiumi che muoiono nel mare
vengono nella tua bocca di fuoco
queste folle di uomini ed eroi;
come mosche consunte dalla fiamma
cadono in te, signore, per morire.
Tu lecchi, tu rapisci, tu distruggi
vite d'uomini e donne in ogni dove.
Di te, signore, brucia l'universo.
Bhagavadgita, XI, 27-30.




Contro il male dell'alto maledetto
verrà la cosa nuova verrà il tempo
nuovo verrà la nuova vita
verrà la nuova terra il nuovo uomo
ed ultimo, vagente ed innocente
verrà lo strappo grande in mezzo al cielo
lo stupro metafisico la pioggia
di sangue dopo il taglio del testicolo
divino verrà il tempo del silenzio
insolito insoluto ed insolvibile.




Cristo sale, s'acquieta, s'abbandona,
dove il mio-me dà fine alla sua fuga:
e depone lo scettro e la corona
e muore come l'ultimo dei cani.
Il mio-me lo circonda compiaciuto
vita che sopravvive al dio che muore.
Ma presto quella colpa lo travolge
torna alla fuga, s'agita, si sforma,
commuore come l'ultimo dei cani.
Resta l'essere limpido, mondato,
di là dall'occhio, di là dalla voce.



Che riprende, come del resto l'intera silloge, il detto biblico del Oh vanità delle vanità, e tutto è vanità. Ma l'atto scrittorio qui evidente, anche nella sua rigidità formale, non può che cogliere lo stratificarsi delle idee alla ricerca di un senso delle cose che è alla fin fine il senso del mondo, della realtà di Dio stesso. Il circolo citazionistico non può che portare a memoria La terra desolata di Eliot nella citazione Di te, signore, brucia l'universo. / Bhagavadgita, XI, 27-30.
Opera della quale Rima rerum pare dichiararsi propaggine e affiliazione pur protendendo a ipotesi formali decisamente differenti. Ma è proprio tale variazione, tale differenza formale, a rendere chiaro il desiderio di focalizzare filosoficamente il nocciolo della dissoluzione nel tentativo di proporne un'eventuale ricostruzione. Non un percorso già segnato e percorribile, non si fraintenda, ma un'ipotesi di strada che affonda la sua necessità dell'umano. Perché, e questo Antonio Vigilante pare dirlo e sottolinearlo sempre meglio verso dopo verso, la dissoluzione delle cose sostanzialmente coincide con il male dell'uomo.




Rima rerum di Antonio Vigilante
(Edizioni Del Rosone, Foggia 2008)

Rilasciato con licenza copyleft




Versione stampabile
Commenta questo articolo

» Sito Edizioni del Rosone
» Blog Antonio Vigilante
» Altro pezzo critico su blog Alessandro Canzian


Catalogo Siti Web - Vendita siti web auto-aggiornabili
Spazio disponibile - per info clicca qui
CONTATTACI | NOTE LEGALI | PRIVACY | COPYRIGHT | NETIQUETTE | CREDITS | ACCESSIBILITA' | CSS | XHTML | Torna a inizio pagina - accesskey [0]
ROI campagne pubblicitarie