Sfaradi scrive a Oz: cosa risponderà il grande scrittore?

Andrea Sottero - 16.07.2008 testo grande testo normale

Tags: Amos Oz, Michael Sfaradi, Israele, Medio Oriente

Il Corriere della Sera ha pubblicato parte del discorso che lo scrittore israeliano Amos Oz ha letto in occasione di una serata alla Milanesiana. Israele e la pace in Medio Oriente gli argomenti.
Repentina e senza giri di parole è stata la replica che Michael Sfaradi ha pubblicato, sotto forma di lettera aperta, sulle pagine del giornale Opinione.

In occasione della rassegna di dibattiti, incontri, concerti e aperitivi letterari che per il nono anno consecutivo hanno animato il panorama culturale di Milano, la Milanesiana, si è parlato anche di Israele e della pace in Medio Oriente. E lo si è fatto con alcuni tra gli intellettuali più noti del mondo Israeliano.
Tra i nomi, è d'obbligo citare Abraham Yehoshua e Amos Oz, scrittori di fama mondiale, universalmente noti per le loro posizioni pacifiste, che avevano disertato, stranamente e, a detta di molti, in modo non disinteressato, l'ultima edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino dove Israele era Paese Ospite. Non stupisce, dunque, che i loro interventi abbiamo suscitato interesse (ma d'altra parte il tema è di quelli caldi nel panorama delle relazioni internazionali) e le reazioni più differenti che vanno dallo scetticismo alla stima, fino ad una vera e propria critica delle posizioni e proposte politiche.

Parte del discorso che ha letto Amos Oz è stato pubblicato anche sulle pagine del Corriere della Sera il giorno prima che si tenesse l'incontro con lo scrittore, così che anche chi non ha potuto prendere parte alla serata è riuscito a farsi un'idea delle ultime riflessioni che l'intellettuale ha esposto in Italia.
Repentina e senza giri di parole è stata la replica che un giornalista israeliano, nonché scrittore esordiente, Michael Sfaradi, ha pubblicato, sotto forma di lettera aperta, sulle pagine del giornale Opinione.

Amos Oz nel suo intervento si serve di una lunga metafora per indicare lo stato di salute della società civile Isrealiana: una società così distante ormai dai pericoli che incombono sulla sua testa, che i cittadini si limitano a vivere una vita dall'apparente normalità, con gioe e dolori di ogni giorno, sogni e speranze, ma senza una consapevolezza piena (e necessaria secondo lo scrittore) della situazione critica che li circonda. Una mancanza, questa, che secondo Oz costituisce quel processo di diffusa deresponsabilizzazione che porta a paradossi tipici della Commedia Umana.
Eppure, obietta Sfaradi, proprio la normalità vissuta con orgoglio è uno dei punti di forza di Israele, una grande capacità, resa possibile anche dallo stato forte, che ha permesso ai suoi abitanti di costruire un Paese efficiente ed evoluto tecnologicamente, socialmente, economicamente e politicamente.

Quale che sia il giudizio sul contesto, qual è il ruolo dello scrittore in tutto ciò?
Amos Oz ricorda che chi scrive lavora con le parole: gli scrittori non possono alienarsi dalla realtà in cui vivono e hanno il dovere morale di alzare la voce per difendere l'uso improprio del linguaggio. Troppo spesso, infatti (e la storia è lì a dimostracelo), le parole sono state investite con eccessiva facilità di connotazioni spregiative a danno di quel popolo o di quella minoranza.
Non nasconde il suo orgoglio quando sottolinea come molti scrittori israeliani e palestinesi stanno contribuendo giorno dopo giorno a raggiungere la pace in Medio Oriente, tenendo fede anche nei momenti più difficili, all'impegno di mettersi sempre e comunque nei panni degli altri, degli avversari. Anche grazie a loro, secondo Oz, il traguardo della pace è dietro l'angolo: ormai tutto dipende solo più dalla volontà dei politici, di chi ha le leve del comando e che sembra avere troppa paura di un passo così grande. La gente comune, al contrario, è pronta e, benché senza entusiasmo, accetterebbe da subito un “compromesso pragmatico”, un accordo che, per quanto non facile vede come inevitabile e necessario.

E' proprio su questo punto che si fa più accesa la critica di Sfaradi: sulla base di quali sondaggi e interviste Oz è in grado di affermare questo sentimento comune tra la gente? Il giornalista ha l'impressione che il grande scrittore sia così innamorato della pace da aver perso di vista il contatto con la realtà. I presupposti per la pace, sottolinea Sfaradi, non ci sono e molti, compreso chi governa se ne rende perfettamente conto. Il compromesso per un'intesa non può essere unilaterale e le minacce ad Israele da parte di movimenti arabi estremisti e Nazioni dichiaratamente ostili, non lasciano intravedere spiragli di soluzioni pensate e approvate di comune accordo. E se gli scrittori hanno l'importante ruolo, in seno alle società civili, di essere custodi del linguaggio perché questo non si trasformi in un'arma pericolosa e incontrollabile, non hanno forse, si chiede il giornalista, la responsabilità di essere esemplari nei comportamenti e coerenti nelle loro azioni? Quale significato dare, allora, all'assenza di Oz alla Fiera del libro di Torino di quest'anno? Il confronto costruttivo incondizionato ha forse ceduto ad una certa idea totalizzante e bieca di politica?

Cosa risponderà Amos Oz? Ma soprattutto, risponderà? I lettori aspettano...