Riflessioni leggere sotto ''Il coperchio del mare'' della Yoshimoto
Roberta Ranaldi - 01.04.2008

Cosa c'è sotto il coperchio del mare? E soprattutto...
"Alla fine chi è stato l'ultimo a uscire dal mare? L'ultimo è tornato a casa senza chiudere il coperchio del mare...".
Con il suo ultimo libro (Il coperchio del mare, Feltrinelli 2007) Banana Yoshimoto ci mostra cosa è successo al mare, alla fine dell'estate, quando due ragazze sono uscire senza chiuderne il coperchio...

Tra le storie sussurrate con eleganza e delicatezza dalla Yoshimoto Il coperchio del mare (Feltrinelli 2007) probabilmente non si distingue per la consistenza della trama o per il ritmo incalzante degli eventi, caratteristiche entrambe che i lettori della scrittrice giapponese non si aspettano certamente di trovare.
Al contrario il lettore e soprattutto i fan della Yoshimoto non rimarranno delusi dai contenuti e dai numerosi spunti di riflessione e introspezione offerti da questo racconto che ha come silenzioso e imponente protagonista il mare.
Mari, dopo aver terminato un corso di teatro a Tokio, decide di tornare nel suo paese natale, una piccola cittadine sul mare, per aprire un chiosco di granite.
Al suo ritorno la ragazza scopre che la sua cittadina, da rinomata e ridente località turistica, negli anni si è trasformata in un nostalgico insieme di luoghi, persone ed edifici tristi e decadenti, lontano ricordo di un passato completamente diverso.
L'estate del ritorno a casa di Mari coincide con l'arrivo di una ragazza, Hajime, figlia di un'amica d'infanzia della madre di sua madre, che, dopo aver perso sua nonna, sta attraversando un momento molto difficile.
Così il mondo di Mari e quello di Hajime si incontrano. La prima, una ragazza forte e decisa, che ha preferito la semplicità della vita di provincia e un contatto più intimo con la natura e con le persone alla frenetica e aberrante vita della metropoli. La seconda dall'aspetto esile e fragile, segnato da una vistosa cicatrice sul volto, testimonianza perenne del bene di sua nonna, che durante la sua infanzia, l'ha salvata da un incendio nel quale avrebbe potuto perdere la vita.
"Quando conosciamo persone nuove, tutto sommato non credo che prestiamo molta attenzione al volto. Credo piuttosto che le guardiamo nell'animo. L'atmosfera che emanano, la voce, l'odore...percepiamo una combinazione di tutto queste cose. Hajime aveva un animo tutto d'un pezzo. Di solito c'è sempre un che di ambiguo nell'impressione lasciata dalla gente, Hajime, invece, comunicava una grande risolutezza, con un sottile barlume di malinconia. Era stata la sua forza a colpirmi."
Dai primi tratti con cui la Yoshimoto descrive Hajime sembra di leggere una descrizione antitetica della capricciosa quanto fragile e indifesa Tsugumi (protagonista dell'omonimo racconto, Tsugumi, Feltrinelli 1994). La debolezza e fragilità del fisico di Hajime sono una conseguenza della sua sensibilità e sofferenza interiore, che, al contrario, per Tsugumi sono una conseguenza della sua fragilità fisica e diventano il pretesto per l'espressione di un carattere indomabile e imprevedibile.
Hajime invece è l'espressione della rettitudine e dell'equilibrio, della forza degli ideali e al tempo stesso dell'ingenuità che, spesso, sono causa di delusione e sofferenza.
Hajime, probabilmente più dell'Io narrante di Mari, è l'anima del racconto. Le riflessioni e la crescita di consapevolezza di Mari nascono dai silenzi e dai gesti discreti della sua nuova amica, capace di stupire per la semplicità e la forza dei suoi pensieri e di spiazzare per la profondità.
La storia si estende senza nessun colpo di scena, non adatta a chi cerca situazioni surreali e adrenaliche.
La narrazione non è incalzante, ma, come nella migliore tradizione della Yoshimoto, il ritmo è sereno e armonioso, così come gli eventi e le emozioni sono graziose e naturali, un unicum con il mare e la natura. Numerosi sono gli spunti di riflessione, frutto della sapiente unione della tradizione giapponese e della modernità della scrittrice di Tokio: semplici e lineari, ordinati e costanti. A tratti sembra di leggere un insieme di haiku.
Nel complesso il libro risulta piacevole, ma probabilmente non è l'opera maggiormente rappresentativa e incisiva della scrittrice giapponese.
Mahoko Yoshimoto, in arte Banana, è nata il 24 luglio 1964 a Tokyo. Suo padre, Takaaki Yoshimoto, è un famoso critico letterario e poeta di formazione marxista, autore tra l'altro di un saggio sulla figlia ("Yoshimoto Takaaki X Yoshimoto Banana").
Il suo primo libro Kitchen ebbe un successo immediato con oltre 60 ristampe nel solo Giappone. Un altro dei suoi libri, Tsugumi, venne tramutato a sua volta in un film diretto da Ichikawa Jun nel 1990. Il coperchio del mare (Umi no futa, 2004, Feltrinelli 2007) è la sua ultima pubblicazione.
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