Attualità - 700 milioni a fondo perduto
Luca Pantanetti - 25.03.2008

Tags: casta, giornali, giornalista, politica
Per avere buona pubblicità devi essere sicuro di controllare il mezzo. È questa la massima cui si è sempre ispirata la politica italiana, che ha asservito i giornali legando la loro sopravvivenza ai contributi pubblici, anche grazie a una legislazione mai del tutto chiara sui mezzi di comunicazione. Tutti i dati nel libro-dossier di Beppe Lopez.

"La casta del potere". È così che Beppe Lopez definisce il connubio tra casta politica e casta dei giornali al termine del suo libro-dossier-denuncia La casta dei giornali (sottotitolo: "Così l'editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici"), che ci conduce all'interno delle redazioni di giornali veri di partiti falsi, di giornali falsi di partiti veri e di giornali falsi di partiti falsi.
Non me ne voglia il lettore se ho svelato la conclusione, ma se qualcuno si sentisse per questo privato della sorpresa finale peccherebbe d'ingenuità. Significherebbe che non si è mai interessato al mercato editoriale italiano né tanto meno alla sua classe politica. E comunque è bene capire subito come stanno le cose: è sempre più difficile trovare dei mezzi d'informazione slegati dalla politica e che ne siano i cani da guardia (watchdog è il termine inglese che indica questa vocazione dei giornali e che rappresenta l'antica promessa del giornalismo anglosassone). È molto più facile che ne siano i cani da compagnia e gli animali da passeggio. E questo tipo di bestie sa bene che non è il caso di mordere la mano di chi passa loro da mangiare.
Riportando le denunce già apparse su periodici, quotidiani e trasmissioni televisive (tra cui Report di Milena Gabanelli), e raccogliendo i documenti ufficiali della politica, Lopez imbastisce una disamina impietosa dei rapporti che intercorrono tra classe politica e testate giornalistiche, ripercorrendo la strada degli oltre 700 milioni di euro che lo Stato (quindi, in definitiva, i cittadini) paga ai giornali, alle radio e alle Tv locali per finanziare la loro sopravvivenza e la loro connivenza. Ma se l'Italia era nel 2005 al diciannovesimo posto per copie di giornali acquistati (9,3 ogni 100 abitanti), dietro persino a Polonia e Ungheria, che senso ha mantenere in vita testate che non legge nessuno? La risposta sta nel fatto che esse rappresentano strumenti d'opinione, in grado di pilotare le scelte dei propri lettori ("E-lettori", per i politici). Motivo per cui ogni partito vuole giustamente avere la propria vetrina pubblica tramite un giornale compiacente o, ancor meglio, un giornale di partito. Per questo in Italia se ne contano innumerevoli, con casi eclatanti come testate inesistenti di partiti veri (create all'uopo per ricevere contributi che poi finiscono nelle tasche dei dirigenti di partito) o di testate "legate" a partiti inesistenti (create da qualche imprenditore spregiudicato per arricchirsi con le sovvenzioni pubbliche destinate alla stampa politica).
L'immagine che emerge dal libro di Lopez è una sorta di gara spregiudicata, a cui partecipano indifferentemente partiti politici e imprenditori privati, per accaparrarsi la fetta più ampia possibile delle sovvenzioni pubbliche. E la gara si gioca sulle tirature, ossia sul numero di copie stampate. Ecco spiegato il motivo per cui ogni testata manda al macero ogni giorno centinaia di migliaia di copie, che non sono state stampate per essere vendute, ma solo per "far numero" ed essere distrutte. Un caso su tutti: L'Unità riceve ogni giorno dalle edicole il 50% delle copie distribuite.
Un inutile spreco di carta, assolutamente ingiustificato se si pensa che ogni giornale sa, approssimativamente, qual è il proprio bacino di lettori, e potrebbe stampare un numero di copie quasi esatto. Ma non importa, perché la spesa grava sullo Stato.
Il libro non dice niente di nuovo a chi è stato attento in questi ultimi anni, quando ciò che Lopez descrive è progressivamente venuto a galla. Ma nulla è cambiato in Italia, e i blandi sforzi compiuti dalla classe politica per assicurare minori sprechi e trasparenza sulla destinazione di quei 700 milioni annui che finiscono nelle casse dell'editoria italiana (grandi gruppi compresi), sono metodicamente caduti nel dimenticatoio, abilmente ri-assorbiti da quelle stesse forze politiche che per prime si erano esposte nel tentativo di riforma.
Titolo: La casta dei giornali
Autore: Beppe Lopez
Editore: Stampa Alternativa – Rai Eri
Anno di pubblicazione: 2007
Nelle Immagini:
Il ciclo di un quotidiano, dalla stampa...al macero
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