In vino veritas

Alessandro Canzian - 12.09.2007 testo grande testo normale

Tags: vino, poesia, letteratura, antica

In vino veritas: nel vino c'è la verità. O se si preferisce: sotto l'effetto del vino viene fuori la verità.

In vino veritas: nel vino c'è la verità. O se si preferisce: sotto l'effetto del vino viene fuori la verità. Nessun'altra definizione potrà forse mai descrivere meglio cos'è il vino e qual è il rapporto che intercorre tra la bevanda e il suo bevitore. Tra il vino e l'uomo.
Il vino è fin dall'antichità un simbolo di libertà o meglio di liberazione dell'uomo. Sia essa una liberazione dalle proprie regole (intendendo per regole quel complesso sistema di leggi personali e sociali che modificano il comportamento) sia essa una liberazione dallo status in cui ci si trova ad essere (solitamente una cattività, metaforicamente e non). Un simbolo tanto stretto e fortemente vincolato a tale concetto da esserne quasi sinonimo e per questo, nel mondo greco, il vino venne addirittura divinizzato nella figura di Dioniso e raffigurato con la figura del satiro (mezzo uomo e mezzo bestia). Un simbolo che è anche rito nell'atto del brindisi, prologo al bere e momento fondamentale di incontro (o simposio, dal greco sun-pino = bere insieme). Spesso incipit d'altissimi dialoghi verso la conoscenza o di terribili accadimenti epici. Si veda ad esempio il Simposio platonico dove il vino inoltra e accompagna il dialogo, l'Odissea omerica dove il brindisi apre alla morte di Polifemo e alla fuga di Ulisse (e successivamente alla strage dei proci e alla liberazione di Penelope), e ancora l'Eneide virgiliana dove il brindisi di Didone in qualche modo presagisce la tragedia futura.

Queste parole furono ascoltate e all'unanimità si decise che non si sarebbe passata la serata ad ubriacarsi e che ciascuno avrebbe bevuto quanto si sentiva.
(Simposio, Platone; 427 a.C. – 347 a.C.)


"Te' Ciclope", io dissi:
"Poiché cibasti umana carne, vino
bevi ora, e impara, qual su l'onde salse
bevanda carreggiava il nostro legno.

(Odissea, IX 440 – 443, Omero; VIII sec. a.C. ?; traduzione di I. Pindemonte)


Piacque il suo detto. I banditori tosto
l'acqua diero alle man, l'urne i donzelli
di vino incoronaro, e il dispensaro
con le tazze augurando a tutti in giro.

(Odissea, XXI 318 – 321, Omero; VIII sec. a.C. ?; traduzione di I. Pindemonte)


Qui la regina chiese e riempì di vino una coppa
pesante di gemme e d'oro, che Belo e tutti i discendenti
di Belo usavano; si fece silenzio nella casa: "O Giove
- dicono infatti che tu dài diritti agli ospiti -,
fa' che questo giorno sia lieto ai tirii
e ai profughi da Troia, e che i nostri nipoti lo ricordino.

(Eneide, 1, 728 -733, Virgilio; 70 a.C. - 19 a.C.)

Il vino nel mondo antico è indubbiamente un simbolo positivo. Platone nelle sue opere ne regolamenta l'uso ponendo tale bevanda come uno strumento utile alla vita sociale, ma ne sconsigliava l'assunzione sotto i diciotto anni per non "versare fuoco sul fuoco del loro corpo e della loro anima" (Leggi II, 666).
Il vino è spesso rivestito da un significato religioso sia che per esso s'intenda un equilibrio razionale (come appunto in Platone) sia ch'esso porti a un poetico oltrepassare il limite del lecito per fronteggiare il male esistenziale. E vivere dell'edificante gioia dell'ebbrezza che permette d'essere completamente e sinceramente se stessi.
"Il vino è il mezzo per scandagliare l'uomo" afferma Alceo (VII – VI secolo a.C.) nel suo frammento 333.
Il vino è altresì un canto di tristezza che, pur se non liberatorio dell'emozionalità umana, almeno ne riflette in senso palliativo il patema. Basti pensare al brindisi di Saffo agli sposi che esprime la tristezza della poetessa conscia d'una gioia che non sarà mai sua (Saffo, sacerdotessa del Tìaso di Lesbo, associazione religiosa dedita al culto di Dioniso, aveva perfino inventato lo "scoliòs", un verso tronco ispirato allo sguardo sbieco di quando si passa il vino a tavola (fonte Omar Calabrese, semiologo e docente dell'Università di Siena).

Stava nel cratere l'ambrosia
già ben mescolata,
Hermes prese la giara e versò:
gli dei con un unico gesto
levarono le coppe,
libarono, augurando
ogni bene allo sposo.

(fr. 141, Saffo; 650 a.C. – 590 a.C.)

Il termine vino prende origine dalla parola sanscrita vena (amare) da cui derivano anche i termini Venus e Venere (fonte Wikipedia). Emblematico in questa direzione il fatto che il Simposio platonico (simposio, come già detto, significa "bere insieme") tratti proprio della materia amorosa come ricerca di un'unione primordiale, di una completezza assente. Il tutto mentre i convitati, appunto, bevono vino.
Nella stessa direzione si muove anche l'argomentazione di Socrate che in questo dialogo racconta di un mito riguardante i festeggiamenti per la nascita di Afrodite, durante i quali le divinità Poros (astuzia, furbizia) e Penia (povertà) ormai ubriachi si uniscono e concepiscono Eros, dio dell'amore. Il quale risulta così essere il frutto di un amplesso derivante dal vino e dall'ebbrezza ad esso conseguente.
Secondo alcuni miti greci la pianta della vite verrebbe da un ceppo caduto dal cielo, secondo altri sarebbe il frutto nato da un animale. Mentre il vino, in quanto risultato della vinificazione, rimane sempre inteso come un prodotto umano (in questa mitologia il miracolo del vino faceva delirare coloro che consumavano per primi la bevanda dopo l'apertura delle giare, effettuata una volta l'anno).
Nella Bibbia invece il vino appare nella Genesi dove Noè per primo dà inizio alla viticoltura e per primo sperimenta su di sé gli effetti del bere eccessivo (una curiosità: in una raccolta di novelle del 1300, le Gesta Romanorum, si dice che Noè trovò la vite selvatica ma, poiché il vino prodotto con essa era aspro, la concimò con sangue di leone, agnello, maiale e scimmia, ottenendo così un prodotto più gradevole).
A prescindere da mitologie, tradizioni e simbologie, dagli studi archeologici il vino sembra contare 9000/10000 anni di esistenza e l'Iran sembra essere il suo primissimo luogo di produzione (fonte Wikipedia). Ed è proprio dall'Iran che leggiamo i primi frammenti attorno a questa bevanda che contrappone la poesia della vita alla filosofia della realtà. Una realtà spesso densa di razionale pessimismo, di conoscenza che nega la felicità.

Poiché non sono verità e certezza in nostro possesso,
non si può con speranze dubbiose aspettare tutta la vita.
Il palmo della mano non deve lasciare la coppa del vino:
in tanta ignoranza dell'uomo che importa esser sobri o ebbri?

(Quartine,Omar Khayyam; Persia 1048 a.C. - 1131 a.C., ma le date sono incerte)


Se bevi vino, bevilo insieme ai sapienti
o insieme a una bella fanciulla dal volto di tulipano
non prendere molto, né di frequente, né in pubblico.
Ma poco, ogni tanto e in segreto.

(Quartine,Omar Khayyam; Persia 1048 a.C. - 1131 a.C., ma le date sono incerte)

Questi ultimi versi soprattutto acquisiscono un'importanza particolare se accostati a un passo biblico forse addirittura vicino per sentire, di certo simile:

Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto
(Matteo 6,6)

Il vino come atto religioso, come preghiera (non dimentichiamo che è protagonista del primo miracolo di Gesù alle nozze di Caana, e poi indicato ripetutamente come il sangue di Gesù e la vite come Gesù stesso, e che è parte fondamentale della liturgia cristiana proprio come lo era della religiosità greca), e se la preghiera è l'atto di congiunzione dell'uomo con Dio (e soprattutto con la possibilità della sua pace e felicità) ecco allora che la fuga dalla realtà mirabilmente descritta dal Khayyam diventa quasi un atto religioso di salvezza e d'amore perfettamente sintetizzato dai Proverbi e dal Cantico dei Cantici biblici:

Date bevande alcoliche a chi sta per perire, e del vino a chi ha il cuore amareggiato
(Proverbi 31,6)


Il tuo seno è una tazza rotonda, dove non manca mai vino profumato. Il tuo corpo è un mucchio di grano, circondato di gigli [...] e la tua bocca come un vino generoso che cola dolcemente per il mio amico, e scivola fra le labbra di quelli che dormono
(Cantico dei Cantici 7,3 – 7,10)

Ma è proprio l'amore a imprimere al vino un significato ulteriore di fuga, di esclusione dalla realtà, perché spesso (non vorrei dire sempre) nell'amore la realtà è dolorosa, è un abbandono, un tradimento. Basti pensare ad esempio ai poeti elegiaci latini quali Tibullo e Properzio, che contrappongono tale bevanda alle pene d'amore.

Aggiungi vino, manda via col vino
i nuovi affanni, sì che il sonno venga
su me stanco e gli occhi miei ricopra.
Nessuno mi risvegli mentre sono
nel vino immerso e l'infelice amore
s'acqueta. La mia donna è sottoposta
a rigida custodia: dura spranga
chiude la porta solida. Ti possa
battere la tempesta, ardere il fulmine
di Giove, o porta di un padrone burbero!
Apriti, porta, vinta dai lamenti,
a me soltanto, e aprendoti furtiva
non far rumore il cardine volgendo...

(1.c.II, Tibullo; 55/50 a.C. - 19/18 a.C.)


Ora, o Bacco, mi prostro alle tue are,
umile: spira tu, placato, o padre,
alle mie vele un vento favorevole.
Tu puoi frenare della folle Venere
la superbia; gli affanni nel tuo vino
trovano requie. Tu gli amanti unisci
e dividi: da questo male scioglimi,
o Bacco.

(Liber 3. XVII, Properzio; 50 a.C. - 16/15 a.C.)

Una fuga, come nell'iraniano Khayyam, che ben si accorda al significato etimologico del vino. Un significato che porta in sé una valenza importante perché esprime quanto l'uomo veda nella liberazione da tabù personali e sociali un atto d'amore verso se stesso che talora acquisisce il significato di conoscenza, talora di pace. Rimanendo comunque vincolato a un'intensa bellezza poetica che non di rado emerge dal cuore e dalla mente degli uomini in descrizioni dalla dolcezza e dalla verità spesso inaudite.

Vieni, accarezza le chiome di gentile fanciulla
prima che il fato ti infranga le membra.
Godi una coppa di vino finché il tuo nome è sul Libro di Vita.
Il cuore domato dal vino non è preda di affanni.

(Quartine, Omar Khayyam; Persia 1048 a.C. - 1131 a.C., ma le date sono incerte)


Corre veloce il carro della vita!
Alzati, approfittiamo d'un attimo di ebbrezza
Lascia le cure del domani a chi naviga nei sogni
O coppiere, servi del vino prima che la notte scompaia.

(Quartine, Omar Khayyam; Persia 1048 a.C. - 1131 a.C., ma le date sono incerte)


Venite al tempio sacro delle vergini
dove più grato è il bosco e sulle are
fuma l'incenso.

Qui fresca l'acqua mormora tra i rami
dei meli: il luogo è all'ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.

Qui il prato ove meriggiano i cavalli
è tutto fiori della primavera,
e gli aneti vi odorano soavi.

E qui con impeto, dominatrice,
versa Afrodite nelle tazze d'oro
chiaro vino celeste con la gioia.

(Saffo; 650 a.C. – 590 a.C.; traduzione di S. Quasimodo)


Porta l'acqua, porta il vino, ragazzo,
porta a noi corone
fiorite: fare a pugni
con Eros io non voglio.

(Anacreonte, 700 - 750 a.C.)


Impastato è il mio pane nella lancia;
nella lancia è il mio vino della Tracia;
alla lancia io mi appoggio quando bevo

Con la grande coppa vieni spesso tra i banchi
della nave veloce, e togli i tappi agli orci panciuti;
fino alla feccia spilla il vino rosso: noi,
in questa guardia, non potremo essere sobri.

Sul banco della nave sta la mia focaccia impastata;
sul banco della nave sta il vino d'Ismaro;
disteso sul banco io bevo.

(Archiloco, VII sec. a.C.)


Non bisogna rivolgere l'animo ai mali,
infatti a nulla giova, o Bicchide,
rimedio ottimo è farsi portare del vino
e ubriacarsi

(fr.335, Alceo; VII – VI secolo a.C.)


Beviamo, perché aspettare le lucerne? Breve il tempo.
O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte,
perché il figlio di Zeus e Sémele
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti di acqua e una di vino;
e colma le tazze fino all'orlo:
e l'una segua subito l'altra.
Gònfiati di vino: già l'astro
che segna l'estate dal giro
celeste ritorna,
tutto è arso di sete,
e l'aria fumiga per la calura.
Acuta tra le foglie degli alberi
la dolce cicala di sotto le ali
fitto vibra il suo canto, quando
il sole a picco sgretola la terra.
Solo il cardo è in fiore:
le femmine hanno avido il sesso,
i maschi poco vigore, ora che Sirio
il capo dissecca e la ginocchia.

(Alceo; VII – VI secolo a.C.; traduzione di S. Quasimodo)


bevi, bevi sulle sventure
(fr.7, Simonide; 555 a.C. - 466 a.C.)


O bevi o vai via
(Tusculanae, Cicerone 118; 106 a.C. – 43 a.C.)


Ragazzo, se versi un vino vecchio
riempine i calici del più amaro,
come vuole Postumia, la nostra regina
ubriaca più di un acino ubriaco.
E l'acqua se ne vada dove le pare
a rovinare il vino, lontano,
fra gli astemi: questo è vino puro.

(Poesie, Catullo, 84? - 54? a.C.)


Lascia pure all'erede ogni riposto avere,
ma il vin della cantina, tu te lo devi bere.
Cinque bicchieri si bevono per Livia, otto per Giustina,
quattro per Lina, e quattro anche per Lide e per Ida tre.
Tanti bicchieri siano per ciascuna, quante sono le lettere del nome,
e poiché nessuna d'essa viene, o Sonno, vieni almeno tu da me.

(Epigrammi, Marziale; 40 ca. - 104)



Foto:

a) Bacco ai piedi del Vesuvio, affresco romano Pompei
b) Giano protettore delle vite, cultura epoca romana
c) stendardo di ur-iraq, 2500 a.C
d) Tarquinia-tomba delle leonesse
e) vaso greco, IV secolo a.C. - British-Museum-Londra
f) scene di vendemmia, tomba di Nakt-XVIII dinastia
g) bronzo greco di satiro con otre, dalla casa dei centenari di pompei-napoli-museo nazionale
h) Bronzo sileno ebbro, Villa dei Pisoni-ercolano
i) Dionisio ed eros alato, Collezione farnese-Napoli museo nazionale



  • In vino veritas

  • In vino veritas

  • In vino veritas

  • In vino veritas

  • In vino veritas

  • In vino veritas

  • In vino veritas

  • In vino veritas

Gli ultimi commenti

Dialoghi del silenzio - mostra personale di Pedro Zamora a cura di Massimiliano Bisazza
Città: Milano - Provincia: MI
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

Premio Letterario Nabokov e Premio Nabokov Racconti
Città: Lecce - Provincia: LE
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

“L’ultima Foglia Che Cade” il primo singolo di Federica Morrone
Città: Roma - Provincia: RM
dal: 03-04-2013 al: 01-01-2013

ArtExpo Barcelona 2
Città: Barcellona - Provincia:
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013