La vita è una danza

Laura Moretuzzo - 26.12.2015 testo grande testo normale

Tags: dance dance dance, murakami haruki, romanzo

Ognuno di noi nel corso della sua vita perde qualcosa, qualcuno. Se ciò che perdiamo, però, è più di quanto riusciamo a sopperire accade che, a volte, perdiamo anche noi stessi, smarriamo la strada, dimentichiamo chi siamo e come incastrarci alla perfezione negli ingranaggi del mondo attuale.

Ognuno di noi nel corso della sua vita perde qualcosa o qualcuno. Se ciò che perdiamo, però, è più di quanto riusciamo a sopperire, accade che, a volte, perdiamo anche noi stessi, smarriamo la strada, dimentichiamo chi siamo e come incastrarci alla perfezione negli ingranaggi del mondo attuale.

"Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d'ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via. C'è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia."

Per lo meno fino a quando il nostro stesso spirito di autoconservazione, di salvezza, non prende il sopravvento e assumendo forme, talvolta a dir poco fantasiose, ci richiama. Ci riporta a luoghi del nostro passato, esattamente al punto di partenza, lì dove abbiamo qualcosa lasciato in sospeso, un conto aperto con noi stessi. Per il protagonista, un giornalista freelance, intento a spalare la neve della cultura, il punto in cui ogni cosa si collega è il vecchio Dolphin Hotel di Sapporo. E' lì che tornerà, trovandovi molte cose cambiate, è da lì che ripartirà per ritrovare la strada.
Da quel primo passo comincia la danza che lo collegherà a svariati personaggi, protagonisti che popolano il personale mondo di Murakami, un mondo dalle caratteristiche oniriche, dagli abitanti complessi ed originali, ognuno denso di particolari curiosi ed impigliato nella fitta ragnatela di rapporti con gli altri personaggi. E proprio come piccole mosche ci ritroviamo presto catturati nella ragnatela anche noi lettori, avidi di conoscere il passo successivo della misteriosa danza, scivoliamo nel turbinio di eventi che scorrono, in realtà, lentamente, rispettando il meditativo ritmo orientale.

Ogni singolo incontro del protagonista appare indipendente dagli altri, singoli capitoli apparentemente sconnessi e autosufficienti, si fondono a creare la trama surreale di questo romanzo, nel quale uno dei principali fili conduttori sembra essere la musica.
Grazie ad essa, alla riscoperta del suo enorme potere su noi, il protagonista ricomincerà a danzare, un passo dopo l'altro senza mai fermarsi né chiedersi il significato. Solo così attori, prostitute di lusso, poeti senza un braccio, receptionist visionarie e bambine bellissime e solitarie cadranno tutti nella stessa ragnatela collegandosi e collegando il giornalista con il nocciolo della sua ricerca.

"Ma cosa devo fare allora?"
"Danzare" rispose "continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi."



Titolo: Dance dance dance
Autore: Murakami Haruki
Edizione: Einaudi Tascabili