Fiera del Libro di Torino 2007 - Mircea Cartarescu: quando uno scrittore si rivela

Andrea Sottero - 15.05.2007 testo grande testo normale

Tags: Mircea Cartarescu, Voland, fiera del libro di Torino, Amélie Nothomb

“Abbacinante” è un grandioso affresco di Bucarest, di un periodo storico e di un periodo della sua esistenza. Fa parte di un’opera più grandiosa, un trittico, di cui in Italia è già stato pubblicato il capitolo “Nostalgia” e che presto vedrà le stampe in Romania la terza e ultima parte. Cartarescu spiega il senso dell’aggettivo “illeggibile” che lui stesso attribuisce a vari punti del libro: il libro può essere letto da chiunque, non è difficile da un punto di vista linguistico. Anzi leggerlo può essere piacevole e interessante, ricco com’è di racconti, in parte realistici, in parte onirici, fantastici.

Per chi, come il sottoscritto, non conosceva lo scrittore romeno Mircea Cartarescu, l'incontro organizzato dal suo editore italiano, la Voland (casa editrice che pubblica, tra le altre, le opere di Amélie Nothomb) è stata un'occasione irripetibile: dalla diffidenza per uno scrittore di cui non si sa nulla, alla rivelazione di trovarsi di fronte ad un grande della letteratura contemporanea.
L'occasione è stata la presentazione del suo nuovo romanzo, “Abbacinante” (o nella versione originale “Orbitor”, che in romeno significa per l'appunto abbagliante).
La pecca dell'incontro è stata l'ampia e dottissima introduzione a cura di Marco Cugno, docente di storia e letteratura romena presso l'Ateneo torinese, e di Marco Dotti, saggista, redattore e consulente, per la letteratura francofona, di Stampa Alternativa.
Un'introduzione utile per inquadrare dal punto di vista storico e letterario lo scrittore, elegante, ricca di spunti critici ed interpretativi, senza dubbio; ma, con l'autore presente, la cosa migliore sarebbe stata, probabilmente, lasciare molto prima la parola a lui e riservare un po' di spazio alle domande del pubblico intervenuto in sala.
Del resto ascoltare Cartarescu mentre spiega la sua poetica è straordinario: non c'è trattato, paragone con i grandi della letteratura o citazione che riesca a rendere in maniera così cristallina la sua poetica.
“Abbacinante” è un grandioso affresco di Bucarest, di un periodo storico e di un periodo della sua esistenza. Fa parte di un'opera più grandiosa, un trittico, di cui in Italia è già stato pubblicato il capitolo “Nostalgia” e che presto vedrà le stampe in Romania la terza e ultima parte.
Cartarescu spiega il senso dell'aggettivo “illeggibile” che lui stesso attribuisce a vari punti del libro: il libro può essere letto da chiunque, non è difficile da un punto di vista linguistico. Anzi leggerlo può essere piacevole e interessante, ricco com'è di racconti, in parte realistici, in parte onirici, fantastici.
“Illeggibile si riferisce ad una caratteristica specifica del libro: il testo non può essere l'oggetto di un'ermeneutica, non può essere decifrato, perché non c'è cifra, non può essere decriptato, perché non c'è cripta”. Il significato intimo non può essere compreso per il semplice motivo che non è destinato alla comprensione. Ma Cartarescu dice che si può indovinare e in questo senso l'opera diventa oggetto della mantica, dell'arte di indovinare: si può aprire una pagina a caso e cercare di leggerlo come si legge una mano o un fondo di caffè. I segni si conformeranno a seconda della mente del lettore: in questo modo il lettore può imparare molte cose su se stesso.
Spiega poi perché ha deciso di lavorare su forme archetipiche, come la farfalla, immagine di cui il libro è pieno. La farfalla è il simbolo più importante dell'anima; gli antichi Greci lo sapevano e rappresentavano la dea dell'anima, Psiche, con ali di farfalla. La farfalla è poi un simbolo fondamentale di redenzione, è la metafora più possente del destino umano, perché tutti noi uomini siamo bruchi, che alla fine della nostra esistenza ci chiudiamo in una crisalide, la tomba, per rinascere farfalle.
Lo scrittore parla anche della difficoltà che ha trovato nell'affermarsi e non manca di ringraziare i suoi traduttori e le case editrici, come la Voland, che coraggiosamente hanno scelto di pubblicare le sue opere, pur non avendo, un grande ritorno economico. Su di lui, dice, sono state scritte recensioni molto positive se non entusiaste da parte di critici di importanti giornali. Eppure le vendite dei suoi libri non sono proporzionali al successo tra la critica.
Se questo sia dovuto, come suggerisce lui, alle sue origini romene, che ostacolano un po' la sua credibilità internazionale, non lo sappiamo. Di sicuro i suoi lettori abituali e quelli dell'ultima ora non possono che apprezzare il suo ottimismo: “Kafka sosteneva che il più grande peccato dell'uomo è l'impazienza. Io ho avuto molta pazienza, ma forse i risultati iniziano a vedersi…”

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