Fiera del Libro di Torino 2007 - Dario Fo presenta Il mondo secondo Fo

Andrea Sottero - 11.05.2007 testo grande testo normale

Tags: Dario Fo, Giuseppina Manin, Franca Rame, fiera del libro

Ha ragione Giuseppina Manin a sostenere che Fo è un fiume in piena quando lo si fa parlare. Del resto la sua capacità di coinvolgere il pubblico sembra sgorgare proprio dalla passione con cui si interessa ad ogni cosa che gli viene chiesta o detta. Così, presentandosi e presentando il libro su di lui, ha toccato gli argomenti più disparati, dalla chiesa all’arte, dalla letteratura alla politica, immancabile, quest’ultima, per uno scrittore politicamente impegnato come lui.

E' sembrato un Dario Fo più controllato del solito, quello che l'altra sera è intervenuto alla presentazione del libro scritto su di lui e con lui dalla giornalista del Corriere della Sera, Giuseppina Manin, “Il mondo secondo Fo”. Non per questo, però, il suo intervento è risultato meno sferzante.
Anzi, Dario Fo ha mantenuto inalterata la sua verve (nonostante la stanchezza dovuta al viaggio - arrivava da Napoli) ed è risultato essere, per certi versi, persino più incisivo del solito, senza ricorrere agli eccessi di sarcasmo con cui abbiamo imparato a conoscerlo.

Ha ragione Giuseppina Manin a sostenere che Fo è un fiume in piena quando lo si fa parlare. Del resto la sua capacità di coinvolgere il pubblico sembra sgorgare proprio dalla passione con cui si interessa ad ogni cosa che gli viene chiesta o detta.
Così, presentandosi e presentando il libro su di lui, ha toccato gli argomenti più disparati, dalla chiesa all'arte, dalla letteratura alla politica, immancabile, quest'ultima, per uno scrittore politicamente impegnato come lui. Un impegno che, come rivela lui stesso, gli ha dato molto, anche quando gli ha tolto tanto: “l'importante è rimettersi in piedi, capire dove si ha sbagliato, e ricominciare”.
Fo può avere tanti difetti, non sempre ciò che sostiene è necessariamente condivisibile, ma di sicuro è un (grande) uomo che trasmette la voglia di diventare protagonisti della propria vita. Le polemiche che riguardarono il suo Nobel lo stupirono e, quando poco alla volta, si rese conto, con gli stratagemmi che solo un colto “giullare” come lui sa mettere in atto, che i suoi critici più severi giudicavano le sue opere, il suo teatro senza conoscerlo, lo meravigliarono. Così si convinceva sempre di più “che avevano fatto bene a premiarmi” L'incontro di ieri ben dimostra come Fo sia un uomo di cultura a tutto tondo. Semplicemente sa essere un uomo di cultura non “palloso”. Irritante forse. Qualche volta sì. Ma sicuramente non noioso.

Ha parlato della sua formazione all'Accademia di Brera, ha confermato gli aneddoti sulla sua maestria nel campo del disegno, della sua abilità di giovane artista di copiare grandi opere d'arte e del suo piacere, oggi, di fare inciampare i “grandi professoroni boriosi” che capitano in casa sua e non sanno riconoscere i falsi, appesi tra i quadri di pregio e valore.
Ha rivelato particolari della sua ars scrivendi, spiegando che in realtà ha iniziato a scrivere perché per rappresentare le opere in teatro, la Siae esigeva che ci fosse una sceneggiatura scritta; quindi le sue opere prima sono state da lui recitate, sviscerate, e solo in un secondo momento messe su carta. Oggi, Fo spesso parte da un disegno per iniziare a scrivere. Il flusso delle idee nasce spontaneamente da quello. Ad ascoltarlo parlare non riesce difficile crederlo.

Curioso è il particolare che ha rivelato sulla sua compagna di sempre, Franca Rame, presente in sala e simpaticamente pronta a suggerirgli come si fa ad un attore alle prime armi: le sue improvvisazioni a teatro sono tutte diligentemente preparate. Le pause, le espressioni riflessive, il ridere tra sé, tutto è preparato e provato prima di salire sul palco; perché, sostiene Fo, uno spettacolo di teatro di valore non si improvvisa. Ci si prepara per risultare credibili nell'improvvisazione.

La complicità con Franca è palese ed è, in qualche strano modo, profondamente rassicurante. La si vede nei loro accenni di battibecco pieni di ironia e soprattutto nella loro sintonia sui progetti di impegno politico e sociale che stanno portando avanti: proprio in questo periodo, come ha spiegato salendo sul palco la stessa Franca, stanno promuovendo una serie di dibattiti e incontri per denunciare gli orrori provocati dall'uranio impoverito sui militari italiani (e non solo) delle varie missioni italiane.
Nella battuta finale, però, l'ironia, la satira, il gioco non può che ritornare protagonista: così a Dario Fo che si chiede come può concludere l'intervento, non resta che accennare un “canto mistico”, che il pubblico prontamente accompagna con battito di mani a tempo. Ironicamente stridente.

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