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Marilyn Monroe non è morta?

Oscar Barone - 24.05.2007 testo grande testo normale

Entrare in un bar di una cittadina americana e trovarsi davanti una Marilyn Monroe un pò invecchiata, è il sogno di chiunque abbia vissuto, anche solo in parte, le speranze e i dolori di un'età della storia (forse) irripetibile...

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Entrare in un bar di una cittadina americana e trovarsi davanti una Marilyn Monroe un pò invecchiata, è il sogno di chiunque abbia vissuto, anche solo in parte, le speranze e i dolori di un'età della storia (forse) irripetibile. Avrà pensato la stesa cosa, Patrick Besson, quando ha deciso di inserire il suo personale incontro straniante (assieme all'amico Christian Augé) in un bar di Bridgeport (USA). Di Marilyn in tutte le salse l'avevamo già vista, ma Besson questa volta sembra fare sul serio, se si arrischia persino a darle una voce, un pensiero; nella fattispecie in un secondo incontro a Parigi, nella sala di un ristorante, in cui l'indimenticabile soubrette decide di recarsi, dopo la recente scomparsa del suo grande amore: J.F.Kennedy. A questo punto gli interrogativi si affastellano nella stessa mente dello scrittore, il quale non tarda ad avvicinarsi a Marilyn per farsi raccontare ciò che la propria immaginazione e curiosità lo spingono a chiedere. Dopo alcuni attimi di lecita ritrosìa, finalmente la donna decide di rispondere: la curiosa coincidenza d'anno tra la morte "storica" di lei e del suo più famoso amante, non è stata nient'altro che un abile stratagemma con cui i due, grazie all'aiuto della CIA e dell'FBI, hanno deciso di ritirarsi dalla vita pubblica, per vivere la loro storia d'amore, lontano dalla gogna medatica che stava calando sui di loro nel lontano 1962.
Inventando ancora per qualche pagina, lo scrittore riesce a portare per mano il lettore per qualche pagina, poi un abbozzo di finale chiaritore, che spiega i particolari esatti di come le due morti sono state organizzate. Il tutto in un libricino che, data l'esile peso con cui si presenta, non può non lasciare che un retrogusto insoddisfatto in coloro che, grazie ad esempi ben più esaurienti di letteratura cospirazionistica, sono stati abituati ad essere nutriti a particolari ben dettagliati, seppur inventati di sana pianta.
Ed è proprio su tale problema che inconsapevolmente il nostro metro di misura sbatte, di fatto non lasciandosi dare una valutazione complessiva dell'opera. E' innegabile che sia scritto bene, che la resa della dimensione umana di Marilyn sia veritiera, che i colpi di scena siano ben preparati e sferrati, ma non possiamo non dare peso alla velocità con cui questi sfuggono. Sarebbe stato imperdonabile l'errore di non considerare la sterminata letteratura nel medesimo campo d'interesse, contro cui il ibro inevitabilmente si scontra, pertando azzardiamo essenzialmente due ipotesi.
La prima è che il tutto non sia altro che una preparazione, una sorta di prova per i lettori, onde tastare loro il polso, per un eventuale uscita di un romanzo ben sviluppato, compiuto, in cui da sì sfoggio dell'innegabile talento dello scrittore francese. La seconda che ci azzardiamo a considerare, è che Marilyn Monroe non è morta sia stata pensata come copione, nonché sceneggiatura, per un film o una rappresentazione teatrale. In tal caso la trasposizione sarebbe abbastanza naturale, indolore, visto il formato con cui il prodotto è stato confezionato.
Non dilungandoci oltre, Marilyn Monroe non è morta non è da considerarsi un capolavoro assoluto, ma un bello spunto che molti apprezzeranno, anche se non rimarrà impresso nella memoria troppo marcatamente. Ottima invece l'impaginazione voluta dalla Giulio Perrone editore, la cui accorttezza e eleganza non potranno non essere notate.


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