L'incanto e il disincanto in "Glifo" di Percival Everett

Clio Stefanelli - 06.05.2007 testo grande testo normale

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Tags: everett, glifo, nutrimenti

E' uscito il 3 maggio il primo libro della nuova collana di angloamericani di Nutrimenti: Glifo, di Percival Everett. Un romanzo geniale, sarcastico e disincantato che fa conoscere finalmente in Italia uno dei migliori scrittori del nostro tempo.

Percival Everett è un autore per lo più sconosciuto agli italiani. Statunitense dal percorso insolito, è passato dal lavoro di bracciante a quello di professore universitario e ha pubblicato in America quattordici romanzi e diverse raccolte di racconti. Il suo carattere eccentrico, il suo stile decisamente innovativo e la sua narrazione genialmente ironica gli hanno meritato il posto di apertura nella neonata collana "Greenwich" di Nutrimenti (prima uscita Glifo, in libreria il 3 maggio), il cui intento è appunto quello di dare spazio ai testi angloamericani più intelligenti e originali che non sono ancora approdati in Italia.
E Glifo di Percival Everett è proprio questo: intelligente in ogni pagina, arguto, sarcastico, disincantato senza essere cinico, e decisamente originale nella tecnica narrativa.
È la storia di un bambino prodigio, Ralph, che a un anno e mezzo è in grado di leggere trattati scientifici e filosofici e di scrivere racconti e poesie incredibilmente complessi ma ha deciso coscientemente di non pronunciare neppure una parola, e non si sente affatto un genio perché porta il pannolino e non sa guidare.
La sua sconvolgente genialità spinge i genitori – una madre affettuosa e un padre quasi terrorizzato – a far visitare Ralph da una psichiatra, ma questo scatena una complicata serie di eventi. La dottoressa rapisce il bambino, poi qualcuno lo rapisce a sua volta a lei, in un turbine di sequestri che coinvolgono perfino il governo degli Stati Uniti e durante i quali il piccolo affina sul campo la sua visione del mondo, e si fa via via più consapevole della natura dell'uomo e di ciò che davvero conta. Alla fine saranno gli affetti a prendere nel pensiero del bambino il ruolo prioritario.
Tutta la storia è narrata dallo stesso Ralph che guarda gli altri personaggi con un sapiente miscuglio della curiosità di un neonato e del superbo distacco di un genio, e comunica con loro attraverso bigliettini in cui parla di sé in terza persona, come farebbe ogni bambino della sua età. È proprio questo mélange di ingenuità e disincanto, il modo penetrante ma per certi versi sentimentale con cui si affaccia sulla realtà, che fa del piccolo protagonista un personaggio decisamente al di sopra delle righe e nettamente superiore a quelli cui ci siamo dovuti abituare negli ultimi anni.
Il romanzo è, inoltre, segnato da una serie di altre peculiarità che lo rendono straordinario. A partire dai dettagli, come la struttura di ogni capitolo che si ripete identica, con paragrafi apparentemente scollegati ma in realtà strettamente connessi in cui trovano spazio solo le considerazioni di Ralph. E poi i contenuti ricchissimi di riferimenti a teorie filosofiche e scientifiche che il bambino conosce, rielabora e critica come un esperto, mettendo a confronto i più grandi pensatori e smascherandone i talloni di Achille.
...Per non parlare di particolari impagabili che costellano il testo come i dialoghi virtuali tra grandi personaggi: Socrate e Baldwin, Wittgenstein e Nietzsche, Dio e Roland Barthes (!) si trovano a chiacchierare sulle pagine di Glifo sotto la direzione del piccolo Ralph.
Aggiungo in ultimo che l'intero testo può e deve essere letto anche come un discorso metalinguistico sulla semantica e la semiologia. Ralph usa perfettamente il linguaggio scritto e potrebbe usare quello parlato, ma sceglie di non farlo proprio perché non smette mai di interrogarsi sul rapporto tra la parola e il mondo, tra il significante e il significato, tessendo all'interno del romanzo una trama di speculazioni in cui si incrociano Wittgenstein, Derrida e Saussure, e in cui è Everett stesso, nelle vesti del protagonista, a fornire delle risposte ovviamente non definitive ma comunque lodevoli.
Insomma, Glifo non è un romanzo come tanti. Acuto, lucido, penetrante negli aspetti più piatti e comuni dell'uomo attraverso un occhio che è invece arguto e fuori dall'ordinario, è un testo capace di uscire notevolmente dai canoni senza per questo scivolare mai in una caduta di stile. Un romanzo che non posso esimermi dal definire geniale.


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