Gianluca Ricci: "Exergo. Navigando intorno e oltre le Quartine di Omar Khayyam"

Alessandro Canzian - 30.04.2007 testo grande testo normale

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Tags: Ricci, Exergo, Islam, Poesia

Exergo. Navigando intorno e oltre le Quartine di Omar Khayyam, di Gianluca Ricci...

Un io, un tu, due soggetti complementari e al contempo destinatari di un colloquiare sommesso, discreto, eppure tanto profondamente intriso di saggezza. È questo di Gianluca Ricci, Exergo, edito dall'editrice Midgard di Perugia. Trattasi del terzo libro di un autore che dichiaratamente si richiama alla cultura islamica d'altri tempi. Una cultura che oggi appare lontana e forse inverosimile, ma che innegabilmente ci sfiora e in gran parte ci sa ancora affascinare. Il titolo infatti prosegue, quasi come in nota: Navigando intorno e oltre le Quartine di Omar Khayyam.

Un io, un tu, quindi, che spesso e con grande intelligenza si fondono in un noi. Si fondono ma non si confondono, perché la confusione è fondamentalmente un dato prettamente occidentale. Qui siamo ben lontani dal magma di passioni e turbamenti che allontanano il cuore dalla felicità. Qui la passione e il turbamento sono la felicità in quanto decriptati ed esfoliati dalla loro angoscia culturale. Dice Gianluca Ricci: Giova essere tristi per giorni che sfuggono / come sabbia nella clessidra, / giova essere allegri per notti che scompaiono / dietro a sogni ed incubi labili come onde del mare? / Frammenti di uno specchio caduto al suolo / sono le nostre ore – su tutte si diffonde / l'ombra della sera, su tutte si riflette / parte della verità abbagliante. E ancora: Solo un cuore lacerato ha paura di battere, / solo degli occhi ingombri di lacrime / non sanno vedere la volta celeste. / E così scorrono i nostri giorni nella paura d'amare. / E non vi è altra medicina / se non quella che ad un istante regali / il dono di durare quanto una vita.

Un po' d'argilla, una rosa, le parole altrui, il vino, si fanno stimolo armonico al pensiero. Un'evenienza che felicemente prende il largo per mari che finiscono nel cielo, per lidi tanto dorati quanto ormai dimenticati. Gianluca Ricci ha il grandissimo merito di riproporre verità antiche che oggi hanno un sapore difficile ma anche dolce alle nostre bocche. Ha il coraggio di riproporre l'uomo nel dialogo io/tu come un complesso costituito anche dall'Islam. Dalla sua poesia. Quell'Islam così spesso banalmente identificato con il male.

Ormai nessuno più ricorda le Mille e una notte. Nessuno più ricorda le meravigliose ricchezze di Baghdad. Nessuno più ricorda cos'è l'amore e l'arte d'amare quand'essa significa comunione sensuale e non confusione sessuale (basti pensare alla filosofia dell'amore costituita dal Kamasutra di contro all'interpretazione occidentale di esso). Gianluca Ricci ha la forza e l'incisività necessari a maneggiare tale sapienza e ad offrirla all'occhio del lettore occidentale (e qui ci è necessario citare, a lode dell'autore, un autorevole predecessore in Gibran).

A fronte di tali versi è quasi inutile porsi la questione formale se sia poesia o meno. Il colloquiare dei versi è piacevole così com'è. Al di là della stessa necessità poetica. Con messaggi che rimangono nel cuore e fanno per un istante pensare alla dolcezza delle dune di sabbia senza il timore occidentale del loro vuoto, della loro sterilità. Fanno pensare alla vita ma senza il timore del suo dolore. Il dolore, anzi, non solo non è negato ma è addirittura cosciente di sé. È coscienza. Sa d'esistere ma sa che esistono anche le stelle. Soprattutto le stelle. La paura, quella di vivere, è fondamentalmente bandita perché la vita si siede a volte / sia sul dolore che sopra la felicità.


Alcune poesie tratte da Exergo di Gianluca Ricci:


*
Non sia la furia a dirigere i tuoi passi sulla via,
non sia la polvere a sviare il tuo sguardo,
ma fermati e siediti sotto il pergolato.
È tempo di sorseggiare vino nuovo
in compagnia della propria anima.

*
La rosa che lietamente amavi
si disfa ora alla brezza della sera.
Un petalo giace sul fondo
di una coppa di vino.
Bevi, prima che ne svanisca l'ombra.

*
Chi amore instillò per renderci
ora folli, ora infelici, spesso delusi?
Chi ci fece sentire l'ardore delle pietre
ove poggiare i piedi
e ci strappò ogni dignità e prudenza?
Non è all'ombra di una quercia
che le api troveranno il loro miele,
ma tra mille umili fiori
che la notte nasconde e protegge.

*
È di nuovo colma la coppa della vita
se sfioro ancora con le dita
le tue guance, le tue dita.
Ritornano brevi le mie notti
e le parole sono grida senza senso
come di fanciulli in gara.
Ed è dolce anche la tua assenza.

*
Ahimé! Il perimetro della vita
si restringe sempre più in fretta
e percorrerlo diventa un gioco
che dura un giorno appena.
Sono vani i propositi di saggezza
e l'ovvio rinuncia al desiderio.
Al sorgere della notte
tacite carezze ci consolano
con un brivido di speranza.



Gianluca Ricci
Exergo. Navigando intorno e oltre le Quartine di Omar Khayyam
Midgard Editrice, Perugina 2007


Gianluca Ricci è nato il 17 novembre 1950 a Perugina dove attualmente risiede. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne si è trasferito per motivi di lavoro per circa un decennio in provincia di Bergamo. Ha insegnato Italiano, Storia e Geografia nella Scuola Secondaria di I e II grado. Ha pubblicato Comunicazione di servizio nel 1979 con Umbria editrice, e Anbar nel 2004 con Midgard editrice.

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