Storia interiore di una famiglia - Biliardo alle nove e mezza

Clio Stefanelli - 18.03.2017 testo grande testo normale

Tags: Boll,biliardo,romanzo

Abbandonando i temi di stretta attualità, Heinrich Böll si cimenta in una storia familiare tra la saga alla Thomas Mann e il flusso di coscienza alla James Joyce, dando vita a un romanzo eccezionale non solo per i personaggi che sembrano veramente vivere tra le sue pagine, ma per l'originalissimo stile narrativo.

Biliardo alle nove e mezza di Heinrich Böll è la storia di una famiglia tedesca di Colonia a cavallo delle due guerre mondiali. Tre generazioni sono coinvolte nella narrazione: Heinrich Fähmel e sua moglie Johanna; i loro figli, dei quali solo Robert sopravvive; i nipoti Joseph e Ruth. Sono borghesi agiati, una famiglia bene apparentemente simile a molte altre. Ma niente è in realtà banale nel romanzo di Böll.
Innanzitutto i Fähmel. Ognuno di loro ha una coscienza implacabile, una fortissima capacità di analisi non solo delle situazioni ma anche del proprio agire, e una precisa e connotata visione del mondo.
Ognuno è consapevole per averlo provato sulla sua pelle di come il nazismo e la guerra abbiano distrutto la vita non soltanto dei moltissimi uccisi, ma di tutti i sopravvissuti che si trovano completamente destabilizzati negli affetti, nella quotidianità, in ogni certezza.
Tutti i Fähmel, ognuno a suo modo, hanno vissuto senza assoggettarsi a questo scempio (senza mangiare - come dice Böll con linguaggio metaforico - il "sacramento del bufalo"), e la vita di ognuno è segnata da questo.
Heinrich, architetto famoso, ha costruito in perfetta buona fede l'abbazia di Sant'Antonio che si è dimostrata poi simbolo della ybris e della foga dei "bufali" tedeschi, e il suo rapporto con questo lavoro così pregno di significati non smette di tormentarlo.
Robert, da giovane impegnato nel difendere i buoni ("gli agnelli"), è diventato in guerra esperto di esplosivi e, come a vendicare la morte degli amici e della moglie per mano del sistema, ha raso al suolo l'abbazia costruita dal padre. Sua madre Johanna ha perso due figli durante le guerre ed è ricoverata in una clinica per malattie mentali, dalla quale continua a sognare e progettare una vendetta che mini le basi di quello scempio, e farà tutto ciò che è in suo potere per compierla.
La famiglia Fähmel è un coacervo di persone che non si accontentano di vivere come capita o come la società impone, ma portano avanti con le loro stesse esistenze un modo autonomo di pensare e sentire, e un'idea.
La tecnica narrativa è originale almeno quanto i personaggi. Tutto il romanzo si svolge nell'unica giornata del 6 settembre 1958, ottantesimo compleanno del vecchio Heinrich. Ciò che veniamo a sapere sui Fähmel e sui pochi personaggi esterni alla famiglia ci deriva dai ricordi - raccontati o soltanto pensati - di ognuno di loro.
La voce narrante si tira continuamente indietro per lasciare la parola a Heinrich, Robert, Johanna in un susseguirsi di monologhi interiori che cala il lettore all'interno di quel mondo e crea un punto di vista molteplice sugli stessi eventi.
Il tempo, ovviamente, non è lineare. In quell'unico giorno i ricordi scendono e risalgono ininterrottamente tra il 1907, il '35 e il momento attuale, tanto da immergerci in una vasta panoramica che abbraccia l'intera storia della famiglia.
Biliardo alle nove e mezza è sotto ogni punto di vista un romanzo che emerge spiccatamente fuori dalle acque piuttosto calme della letteratura del secondo '900. Mescolando senza mai banalizzare la saga familiare del genere dei Buddenbrook, il flusso di coscienza alla Joyce e l'analisi interiore dei personaggi alla Woolf - ma restando sempre inconfondibile -, Böll mette in scena in quest'opera un intero mondo da cui, richiuso il libro, risulta difficile riemergere. Come avviene solo quando si scivola tra le pagine di un grande, grandissimo romanziere.

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