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Gregorio Finimondi: una storia incredibile

Fabio Dalmasso - 27.12.2006 testo grande testo normale

"Lo sente? Lo sente come fa da quando è arrivato? Lo chiamiamo Finimondi, ecco come": un nome, un destino. La storia di Gregorio Finimondi, classe 1886, sembra un romanzo, un racconto di una vita destinata a rimanere negli annali, quasi una di quelle leggende di paese che vengono tramandate oralmente di generazione in generazione, acquistando, in ogni passaggio, un particolare in più.

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"Lo sente? Lo sente come fa da quando è arrivato? Lo chiamiamo Finimondi, ecco come": un nome, un destino. La storia di Gregorio Finimondi, classe 1886, sembra un romanzo, un racconto di una vita destinata a rimanere negli annali, quasi una di quelle leggende di paese che vengono tramandate oralmente di generazione in generazione, acquistando, in ogni passaggio, un particolare in più.
Una storia che Alessandra Demichelis, preziosa e abile ricercatrice e bibliotecaria dell'Istituto Storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo, ha deciso di raccontare nel suo ultimo libro,Finimondi, uscito da alcune settimane per la Blu Edizioni.
L'elegante copertina introduce un'opera scritta in maniera egregia che porta il lettore alla scoperta della vita avventurosa, strampalata, curiosa e avvincente di Gregorio Finimondi. La sua è una storia che parte da Chiusa Pesio, in provincia di Cuneo, passa per la Libia, transita in Carnia, sbarca in America e finisce in Francia: un giramondo originale, questo Finimondi, figlio di N. N. che diventa l'eroe nazionale con le sue imprese nella guerra di Libia, un conflitto ben diverso da quello propagandato dalla stampa dell'epoca: "Pulci. Pidocchi. Mangiare poco. E tanti uomini ammassati nelle fortezze di Homs".
Ma anche in quell'inferno di sabbia Finimondi "possedeva una straordinaria capacità di adattamento, che forse era soltanto un primordiale istinto di sopravvivenza" e in poco tempo il suo nome compare sui giornali, passa di bocca in bocca, diventa leggenda popolare. L'eroe della Libia è proprio lui, quel ragazzo di Chiusa Pesio cresciuto a latte e castagne, forte come un ariete e che amava isolarsi nei boschi.
La sua fama si estende, tutti lo vogliono conoscere e la sua vicenda commuove anche i freddi cuneesi che, per una volta, mettono mano al portafogli e raccolgono una discreta somma che Gregorio si troverà al suo trionfale ritorno in patria. Accolto come un vero e proprio eroe, osannato dalla sua gente, corteggiato dai potenti, Finimondi assapora finalmente una sorta di rivincita "proletaria" contro quella ricca parte della società che sembra non curarsi di quelli come lui fino a quando non diventano famosi.
Col passare del tempo, però, l'entusiasmo scema e Gregorio decide di inseguire quel sogno che porta dentro da tanto: l'America. Ma la fortuna non è a portata di mano nemmeno oltre oceano e "riprendere la via di casa fu molto più semplice che partire: non c'era proprio niente cui dire addio in quel posto".
Un'altra guerra lo aspetta: parte per il fronte del primo conflitto mondiale, ma questa volta è tutto diverso; l'eroe di Libia non resiste a quella guerra così statica, fatta di ore e ore passate in trincea. Dopo cinque mesi scappa e diventa disertore: "Nessuno seppe mai la verità, né allora né in seguito, e Gregorio portò le sue ragioni nella tomba, quando venne l'ora". Un gesto che nessuno capì, come nessuno comprese il suo ritorno dopo un mese di fuga: processo e condanna furono inevitabili. E fu ergastolo. "Ciò che lo tenne in piedi fu la speranza. Speranza nell'amnistia, nella grazia o in qualsiasi accidente potesse tirarlo fuori da lì": e la libertà arrivò il 28 luglio 1921 con il Regio Decreto di Grazia Sovrana che riporta Gregorio alla vita e al suo paese natio.
Era rimasto solo: i genitori adottivi morti, la sorella lontana; si sposa con una compaesana e decidono di affrontare il futuro in Francia, entrambi "consapevoli che non sarebbero andati a fare la villeggiatura". Agricoltore, commerciante e infine proprietario di locali pubblici: l'inventiva non è mai mancata a Gregorio, così come la capacità di adattamento. Finalmente la fortuna si accorge di Finimondi e gli regala una bella famiglia e un discreto benessere economico.
Poi,"quando arrivò la malattia che gli impediva di vivere come l'uomo che aveva voluto essere", decide di sfuggire alla gente e muore il 24 febbraio 1969, quando decide di farlo.
L'opera di Alessandra Demichelis ha il pregio di essere scritta con linguaggio mai banale e avvolgente: i documenti e le testimonianze orali raccolte si intrecciano in un fitto ricamo che non fornisce via di scampo al lettore, preso dalla curiosità e la voglia di scoprire quella storia incredibile di Giorgio Finimondi.


Titolo: FINIMONDI
Autore: Alessandra Demichelis
Prezzo: € 12,90
Anno: 2006
Editore: Blu Edizioni

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