Quando scrivere diventa un gioco linguistico: Umberto Eco e il Sator Arepo eccetera

Cinzia Rosati - 30.11.2006 testo grande testo normale

Tags: umberto eco, sator arepo

L'ultimo lavoro letterario di Umberto Eco è un libro piccino piccino, che sta quasi nel palmo di una mano. Non un racconto, non un romanzo, non un saggio: Eco, esperto giocoliere della parola, stavolta stupisce genialmente e semplicemente con degli esercizi di stile o, meglio ancora, con dei giochi linguistici.

L'ultimo lavoro letterario di Umberto Eco è un libro piccino piccino, che sta quasi nel palmo di una mano. Non un racconto, non un romanzo, non un saggio: Eco stavolta stupisce genialmente e semplicemente con degli esercizi di stile o, meglio ancora, con dei giochi linguistici.
Omonimi, omofoni, omografi, acronimi, droodles e altro ancora: un variegato turbinare di parole e rime, di versi e sigle, formano la raccolta Sator Arepo eccetera (Nottetempo Editore) che, nella premessa dell'autore, viene illustrata come un'insieme di componimenti realizzati in maniera privata, per diletto e passatempo, tutt'al più da inviare a qualche amico per gioco, ma non concepiti originariamente per la pubblicazione.
Il libro si legge tutto d'un fiato, e la mente si diverte a scorrere i componimenti in cui protagonista non è l'idea o il concetto, bensì la parola in sé e per sé. Tant'è che Eco si è divertito a riscrivere anche alcuni passi della Divina Commedia, scrivendo l'esatto contrario di ogni parola negli endecasillabi, arrivando così ad un componimento di senso opposto all'originale. Ecco alcuni stralci tra i passi danteschi più famosi:
Inferno - Canto I
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
chè la diritta via era smarrita

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
Esta selva selvaggia e aspra e forte
Che nel pensier rinova la paura!


Al margin del ristar di vostra morte
mi persi in un deserto illuminato,
ritrovando le piazze più distorte.

Hip hip come a tacer son consolato
di questa piana mite e assai civile
Di cui parlar mi fa rassicurato!

Inferno – Canto V (Paolo e Francesca)
Quando leggemmo il disiato riso
Esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me fu diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante


E non sapendo quale ghigno atroce
dia l'esser morso dal marito odiato,
costei, che fugge verso un'altra foce,

gelidamente il naso m'ha azzannato.
Amnistiato fu il libro ed a chi piacque:
dopo l'abbiamo a lungo consultato.

Eco nel rifacimento di poesie al contrario prende spunto da un illustre precedente come il Carducci, che già a suo tempo aveva trasformato il "T'amo pio bove" in "T'odio empia vacca".
Ma il crogiolo di rime e versi continua anche con altri componimenti partoriti direttamente dalla mente dell'autore. Omonimi, omofoni e omografi: Già il titolo del capitolo sembra un gioco linguistico. In realtà si spiega solo la natura dei componimenti:
Gli omonimi sono parole uguali per suono e grafia, pur avendo significati diversi (es. fiera "belva" e fiera "mercato"). Gli omografi sono parole che si scrivono nello stesso modo pur avendo accento diverso (come capitàno "condottiero" e capitano "verbo capitare", vénti "numero" e vènti "correnti d'aria"). Gli omofoni (come anno e hanno, bardo e Bardot) hanno grafia diversa ma possono suonare nello stesso modo.

Dolce gabbana
Sarto qual son, un giorno lesto abbordo
Una dama assai bella e d'alto bordo,
e con mano leggera ecco le bordo
al fondo della veste un vago bordo,
con una delicata tinta bordò.
E questo avviene in un incontro a bordo
del Transeuropa da Nimega a Bordeaux.

Ulivo Alla casa Bianca
Si battè Prodi, preso dallo scrupolo,
di non ridur la lira a mero scrupolo.
Vinse, e a Bush disse: "Well, I screw Polo!"

Gli acronimi sono parole formate da una o più lettere iniziali di altre parole (es.: BOT "Buoni Ordinari del Tesoro").
Eco scioglie acronimi noti in maniera del tutto personale:

FI False Informazioni
AN Ancora Nostalgici
DS Dopo Stalin
PSI Polsi Sempre Incatenati
RAI Ripete Arcore Impudentemente
TAC Tenta Analisi: Cancro!
IRPEF Impone Robusti Prelievi E Frega
VIP Vanno In Prima
BERLUSCONI Bilanci Efferati Rapidamente Legalizza Usando Senato Camera Obbedienti, Narcotizza Italiani

Il palindromo invece, è una parola o un componimento che può essere letto sia da sinistra a destra che da destra a sinistra. Famoso è il "Quadrato magico" del Sator Arepo, leggibile in tutti i versi, e che dà il titolo al libro.
Eco, a questo proposito, si diverte però solo a fare variazioni sul tema, e a creare con la celebre frase degli acrostici, (componimenti poetici nel quale le lettere iniziali dei singoli versi, lette verticalmente, formano un nome o una frase di senso compiuto): il giocoliere della parola, il prestigiatore di rime e versi, inserisce nei suoi componimenti il sator arepo tenet opera rotas, in maniera tale che si legga sia verticalmente all'inizio dei versi che alla fine, e persino all'interno di questi, in diagonale!
Altra variante sul tema riguarda i droodles, (dall'inglese doodles=scarabocchio e riddles=indovinello) che sono disegni inventati negli anni '50, di cui a prima vista non si riesce a capire il significato se non dopo che è stata data la soluzione.
Eco non disegna droodles, ma scrive nomi famosi, in maniera tale che la grafica riveli una caratteristica peculiare del personaggio citato.


Immagini:
1: copertina del libro
2-5: alcuni Droodles inventati da Eco: la grafica rivela la caratteristica peculiare del personaggio
6: il "quadrato magico" del Sator Arepo
7: Umberto Eco



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