Intervista allo scrittore Pino Pace

Laura Bonfiglio - 17.11.2006 testo grande testo normale

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Pino Pace è nato a Torino. Lavora da anni come autore per la radio nazionale, per il cinema e l'audiovisivo e collabora con alcuni periodici. Abbiamo parlato con lui in occasione del suo intervento al recente incontro "Meravigliose alchimie" svoltosi alla Culture Factory della Fondazione Eni Enrico Mattei di Milano.

Pino Pace è nato a Torino. Lavora da anni come autore per la radio nazionale, per il cinema e l'audiovisivo e collabora con alcuni periodici. Autore di romanzi e racconti per ragazzi come Perduti, Pirata per forza, L'odore di Pepenero (Signum), Tutto per un'oca (Arka), Un milione di dinosauri per Diego Zanzana (Sperling & Kupfer). Abbiamo parlato con lui in occasione del suo intervento al recente incontro "Meravigliose alchimie" svoltosi alla Culture Factory della Fondazione Eni Enrico Mattei di Milano.

D - Quando si legge un libro, spesso si hanno bene in mente personaggi e ambientazioni, anche quando le descrizioni sono solo accennate. Tu che le storie le scrivi, che rapporto hai con le illustrazioni dei tuoi libri? Ti capita mai di non sentirle appartenenti a ciò che hai scritto?
R - Mentre scrivo alle illustrazioni non ci penso. Non tanto. Voglio dire che sono intimamente convinto che uno scrittore più che "dire" debba "fare vedere" gli ambienti, i personaggi, le situazioni del suo racconto. Una volta che il racconto è scritto, rivisto, insomma finito, lo lascio volentieri ad altre capaci mani e occhi, quelle degli illustratori, dei grafici e poi dei lettori. Da qualche parte ho letto che il racconto è per metà di chi lo scrive e metà di chi lo legge. E pure di chi lo illustra. Mi piace aspettare che l'editore mi mandi le bozze del libro con i disegni, è sempre una sorpresa, a volte piacevolissima.

D - Francesca Chessa ha illustrato il tuo libro L'odore di Pepenero. Come è stato il vostro lavoro?
R - Io e Francesca non abbiamo lavorato insieme per Pepenero (né per altre cose, per ora) io ho scritto la storia e l'editore le ha affidato le illustrazioni. Ci siamo conosciuti dopo, però le sue illustrazioni per Pepenero mi erano piaciute davvero tanto, ed è anche per questo che ho voluto conoscerla.

D - Cosa trovi che possa esprimere un'illustrazione che la parola non può dire? Cosa aggiunge alla storia?
R - Quando scrivi una storia inventi un mondo. Pepenero è una puzzola che parla (e che non puzza) ma nel suo mondo parlano pure i gatti e i gabbiani. Te lo puoi immaginare come vuoi. Un illustratore (come li invidio) ti mostra come ha visto il mondo che hai inventato, certe volte è pure più rutilante e incredibile del tuo, aggiunge spazi, fisionomie, distanze, cose che mentre si scrive sono sempre un po' sfocate, insomma dà le coordinate a questo mondo, in qualche maniera rassicura il lettore e anche lo scrittore... non so se sono stato chiaro.

D - I tuoi figli cosa pensano del tuo lavoro? Ti danno opinioni, consigli... magari stroncature?
R - La piccola si fa leggere tutto, cosa preferisce lo capisco da quante volte si fa leggere Pepenero piuttosto che Diego Zanzana. La grande legge di tutto... tranne che i miei libri, ma le passerà (spero), nel senso che -prima o poi- leggerà anche quelli di suo padre.

D - Come Francesca, sei di Torino. Essere geograficamente e culturalmente vicini vi ha facilitato nel lavorare alla stessa storia? Oppure l'alchimia è indipendente dalla distanza?
R - No, il risultato di un lavoro è indipendente dalla distanza, ma non è detto che abitare nella stessa città non faciliti il tutto. Finora non ho mai presentato a un editore un progetto congiunto con un illustratore, e non so neanche se può interessare. Certo che se non ci si prova...

Pino Pace ha l'aria del cantastorie saggio e schietto. Non si fa fatica a immaginarlo mentre inventa le sue storie al tempo stesso profonde e ironiche. Di sicuro l'alchimia -meravigliosa- con le parole non gli manca.