L'Aleph di Borges. Illusione che dura per sempre...
Andrea Invernizzi - 09.10.2006

Tags: Aleph,Borges
La filosofia dell’autore è celata, nascosta, dietro la sua penna immaginaria, ed il lettore tramite questa penna e la propria immaginazione, si lascia illudere da Borges. L’illusione dura per sempre, è una ricerca interminabile dei luoghi narrati, come il palazzo degli dei della città immortale, ne il racconto "L'immortale" che apre il libro e metaforicamente la porta dell’illusiorietà reale della mente umana.

L'Aleph è considerato da molti critici un punto di partenza. Una partenza che lo stesso Borges, nella sua definizione del tempo come durata, e più specificamente come negazione stessa del tempo, non trova un arrivo, ma solo una direzione. Borges ne "L'Aleph", raccolta di racconti su posti immaginati e personaggi realmente esistiti, che sono dallo stesso autore reinventati, pone una direzione, non detta. L'aggettivo "borgesiano" in effetti definisce una concezione della vita come storia, come menzogna, come opera contraffatta spacciata per veriteria.
Lo scrittore argentino non si erge a portatore di verità, di questa o quell'altra filosofia; scrive e basta. La filosofia dell'autore è celata, nascosta, dietro la sua penna immaginaria, ed il lettore tramite questa penna e la propria immaginazione, si lascia illudere da Borges. L'illusione dura per sempre, è una ricerca interminabile dei luoghi narrati, come il palazzo degli dei della città immortale, ne il racconto "L'immortale" che apre il libro e metaforicamente la porta dell'illusiorietà reale della mente umana.
Borges è considerato uno dei più grandi scrittori della contemporaneità, durante la sua formazione ha viaggiato in gran parte del mondo venendo a conoscenza con realtà quali, ad esempio, quella avanguardistica spagnola che lo segnerà durante tutta la sua produzione. Al Borges viaggiatore è da contrapporre il Borges "argentino", la figura di un uomo affascinato dalla sua terra e dalla poesia che essa ispira, una poesia semplice ed intima. Borges ha lasciato la sua pesante eredità in tutti i campi della cultura moderna, persino in quella pop, e molti sono gli scrittori che si sono ispirati alle sue opere. Umberto Eco, nel romanzo Il nome della rosa, dà il nome di Jorge da Burgos ad uno dei protagonisti, il bibliotecario, chiarendo poi (nelle "postille") che il nome va riferito esplicitamente a Borges.
L'Aleph è il riassunto simpatetico di Borges, è una via, al quale seguiranno poi "Finzioni", l'autore non ha uno stile puro ma attraversa gli stili narrativi creando un particolare stile letterario, l'avanguardismo e l'ultraismo poetico, una poesia che va oltre i fatti della realtà e che si schiera apertamente contro l'opulenza della poesia e della letteratura moderna. L'Aleph è Borges, l'insieme di stili di Borges, e per questo ne diventa un autoritratto, un quadro, un quadro metafisico e surrealista.
Aleph letteralmente significa zero, deriva dall'alfabeto ebraico, ed è anche usato in matematica per indicare la cardinalità delle numeralità, ovvero il numero degli insiemi di un insieme finito. L'Aleph-zero è considerato il numero più piccolo che si può concepire, una sorta di atomo, e in questa concezione è utilizzato nel linguaggio di Borges, dove l'Aleph è da considerarsi come un punto di inizio verso cui tutte le cose fanno ritorno e a cui tutte le cose tendono. L'Aleph inteso da Borges, è l'inizio, il tutto, la fine; l'Uno plotiniano, dal quale tutte le cose per emanazione nascono e ad esso tendono di ritornare, in esso come in Plotino che quanto in Borges, tutto nasce e perisce. L'Aleph per Borges è questo, il tutto, che passando tramite il platonismo ed il neo platonismo, si arriva a concepire un Aleph-Dio nell'accezione cristiana del termine, dove tutto si crea e si distrugge, dal quale tutti gli spiriti ambiscono a tornare; citando Platone: "Ogni filosofo desidera la morte", morte che lo riporterà al mondo ideale, quindi Iperuranio per Platone, L'Uno per Plotino, il Regno dei Cieli per il Cristianesimo, ed azzardando una teoria escatologica in Borges, potremmo dire l'Aleph per Borges.
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