La fotografia di un secolo: Günter Grass

Gian Luca Ribichini - 16.09.2017 testo grande testo normale

Tags: nobel, letteratura, germania, novecento

"Sono stato presente anno dopo anno, dando il cambio a me stesso".Questo l'incipit de Il mio secolo, di Günter Grass. Narratore, poeta, pittore, scultore, uomo politico, testimone e critico dei cambiamenti tedeschi e mondiali. Nobel per la Letteratura nel 1999, è da molti considerato il più grande scrittore tedesco vivente.

La copertina, in cui compare un acquerello dell'autore, rimanda al tempo che passa, in un accavallarsi di numeri, date.
1900-1999, un secolo in cento racconti. Cento anni visti attraverso gli occhi di persone sempre differenti, tra cui l'autore stesso. S'alternano episodi di rilievo mondiale a piccoli gesti, in cui, in lontananza, si affaccia la Storia. La Germania, vera protagonista, ci appare attraverso debolezze, personaggi, responsabilità storiche, imprese.
Partendo dalla soppressione della rivolta dei Boxer in Cina, incontriamo, in ritratti rapidissimi, atleti, politici, militari, personaggi televisivi, semplici mamme che ricordano l'infanzia lontana. Questo continuo alternarsi provoca nel lettore infinite emozioni: ilarità, riflessione, terrore, disprezzo, a volte gioia.
Günter Grass costruisce un'opera semplice eppure notevolissima. Uno dei principali punti di forza: la naturalezza dei racconti, la loro vitalità.

Una giornalista fa incontrare a Zurigo, per un'intervista, Ernst Junger ed Erich Maria Remarque, entrambi testimoni del primo conflitto mondiale. Le macerie dovute ai bombardamenti sono raccolte da gruppi di donne unite in squadre. Armin Hary, l'uomo dei 10 secondi sui 100 metri, è descritto dal fondatore dell'Adidas.
Seguiamo quindi le gesta della nazionale di calcio tedesca, prima nella vittoria mondiale sull'Ungheria di Puskas, poi nella sfida tra le "due Germanie", dopo la divisione. E poi la vittoria del pugile Schmeling su Louis. Incontriamo le crisi posteriori alle guerre, la riforma valutaria e la rinascita economica, anche attraverso il successo internazionale del "Maggiolino".

Lo stesso Grass, scrittore coi baffi, che presenta a Francoforte il Tamburo di latta, incontra gli altri componenti del Gruppo 47. Questo, e molto altro ancora: l'ex imperatore Guglielmo II intento a tagliare legna; i vari cancellieri coi loro piccoli e grandi gesti; la nascita della tv; l'incontro sulla tomba di Kleis di Gottfried Benn con Bertolt Brecht, a pochi mesi dalla morte d'entrambi; gli scandali più o meno propagandati; la caduta del Muro.
Molti episodi reali e non, personaggi storici ad ogni pagina, citazioni e giochi di parole, alcuni perduti per via della traduzione.
Cento episodi che formano, ognuno con propri colori, un'immagine nitida e minuziosa della Germania nel secolo scorso.
Grass, artista straordinario, si fa apprezzare anche per le sue posizioni, a volte dure, o addirittura indigeribili, ma sempre intellettualmente oneste. La sua opposizione alla società della guerra: "E tu cerca di capire. Questo è il futuro. Ancor prima che ci sia la guerra, i diritti televisivi vengono già venduti... Puoi addirittura preprodurla, tanto la prossima guerra arriva di sicuro".

Anche a chiusura del libro questa la voglia di non belligeranza: "Basta che non sia di nuovo guerra... Prima laggiù e poi dappertutto..."

Grass, capace di stupire, quando era quasi ottantenne, con le sue esternazioni: "I giovani vivono immersi nei nuovi media, in Internet, ma molti di loro alla fine ritornano al libro. Capiscono la differenza tra informazione e conoscenza. Io sono sicuro che il libro sopravviverà. Perché la lettura di un libro è un'esperienza unica."
Soprattutto se è un libro come Il mio secolo.

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