La mia ombra è come un buffone dietro la regina
Ernesta Angela Bevar - 05.02.2012

In memoria della poetessa polacca Wislawa Szymborska (2 luglio 1923-1 gennaio 2012), dei suoi versi che sono nel patrimonio immortale della letteratura, riproduciamo un articolo del 2006 a lei dedicato.

La biografia del Premio Nobel per la Letteratura (1996), una poesia che nasce dal silenzio e nella solitudine in cui ogni poeta riesce realmente a trovare quella particolare intimità che serve a permeare il senso nascosto dentro le piccole cose della quotidianità.
"Gli parlo di tutto ciò che vuole: formiche morenti d'amore / sotto la costellazione del soffione. / Gli giuro che una rosa bianca, / se viene spruzzata di vino, canta.". (Wislawa Szymborska, Taccuino d'amore)
Nata il 2 luglio 1923 a Kórnik (Poznan), oggi risiede a Cracovia, dove nel 1931 si trasferì con la famiglia e studiò Lettere e Sociologia.
Visse il periodo dell'occupazione militare tedesca e la successiva occupazione ideologica russa. Da giovane frequentò corsi liceali organizzati clandestinamente e partecipò all'iniziale entusiasmo, come tutti i giovani della sua epoca, per la nascita di una ideologia comunista polacca al traino dei russi, ma, successivamente, quando le verrà impedito di pubblicare la sua prima raccolta di poesie perché non in linea con l'ideologia estetica socialista di impronta realista, prenderà le distanze dal partito.
Al termine della guerra la poetessa era, infatti, entrata a far parte dei gruppi di sinistra che gravitavano attorno alla rivista "La lotta" in cui debuttò nel 1945 con la poesia Cerco la parola.
Il 1948 è l'anno in cui viene rifiutata la sua prima raccolta, ma si iscrive comunque nel 1952 al partito comunista e pubblica nello stesso anno la prima raccolta "Per questo viviamo". In queste sue prime opere (Il nostro operaio parla del capitalismo, A chi entra nel partito, Quel giorno dedicata alla morte di Stalin) i temi sono spiccatamente politici e sociali.
Nello stesso anno sposò Adam Wlodek, critico, poeta e traduttore, dal quale si separerà nel 1954, anno in cui la Szymborska comincia a viaggiare moltissimo (Francia, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Olanda, Austria).
Nel 1966 si distaccherà completamente dal partito per dimostrare la sua solidarietà all'intellettuale L. Kolakowski che era stato espulso dal partito per la sua protesta contro la censura. Perde così l'incarico, che ricopriva dal 1953, di direttrice della sezione di poesia della rivista Zycie Literackie ("Vita Letteraria"). Non permise mai di ristampare le poesie scritte nel periodo immediatamente successivo, quello da dissidente in cui veniva assimilata ora con l'opposizione democratica laica ora con quella cattolica di destra.
Della disillusione del periodo giovanile dirà: "Ho fatto parte di una generazione che ha creduto. Io credevo. Svolgevo i miei compiti in versi con il convincimento di far bene. È stata la peggiore esperienza della mia vita".
Nel 1954 le venne assegnato il Premio per la letteratura Città di Cracovia.
Dal 1957, anno in cui viene pubblicata la raccolta "Appello allo Yeti" (di questa raccolta fa parte Nulla due volte che è stata musicata diventando una canzone popolare in tutto il paese), ormai lontana dai temi ideologici e politici, vien fuori tutta la sua vena onirica e il suo stile particolarissimo, che alterna uno sguardo intimista a uno sguardo visionario, descrivendo gli aspetti ludici della realtà più minuta che ci sta intorno.
In seguito il gioco dell'ironia la riporterà alla storia e alla politica con le poesie La prima fotografia di Hitler, Scorcio di secolo, Figli dell'epoca.
Nel 1963 riceve il Premio Ministero della Cultura polacco, mentre nel 1986 rifiuta un noto premio statale, accettando il Premio per la Cultura di Solidarność clandestina per il volume Ludzie na moście ("Gente sul ponte").
Nel 1980, sotto lo pseudonimo di Stancykówna, collabora alle riviste "Arka" e "Kultura".
Nel 1991 riceve il Premio Goethe, nel 1995 il Premio Herder e la Laurea ad honorem dell'Università di Poznan Adam Mickiewicz; nel 1996 il Premio "PEN/Book-of-the-Month-Club Translatione Prize" e il Premio Nobel per la Letteratura: "Per la capacità poetica che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in frammenti di umana realtà".
Nel discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel, ebbe a dire che "il poeta odierno è scettico e diffidente anche - e forse soprattutto - nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta, quasi se ne vergognasse un po'. Ma nella nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, e molto più difficile le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo...".
La sua fortuna all'estero ha inizio con le prime pubblicazioni del 1960 in Germania, Inghilterra, Russia, Svezia, ma le traduzioni si intensificano moltissimo dopo l'assegnazione del Nobel per la Letteratura.
In Italia fu l'editore Vanni Scheiwiller, il primo a pubblicarla con una edizione fuori commercio nel 1994, negli USA i suoi "Collected poems" hanno avuto un grande successo.
Nel 1967 si unì allo scrittore Kornel Filipowicz, che morirà nel 1990.
Il traduttore italiano Pietro Marchesani, curatore di alcune sue raccolte osserva come "l'incanto" sia il vero segreto della poetessa: "E proprio l'incanto con cui sa guardare quell'universo ha il potere di renderlo più sopportabile e lieve".
Di recente Wisława Szymborska ha dichiarato che "la poesia nasce dal silenzio" e che il poeta parla attraverso i suoi testi, sostenendo così una posizione antitetica rispetto a chi vuole assegnare un ruolo privilegiato al poeta o ne promuove un forzato presenzialismo.
Chi è riuscito a incontrarla parla di lei come di una donna piena di arguzia, cordiale, e di straordinaria agilità mentale; Stas' Gawronski, dopo una intervista, disse di lei: "Wisława Szymborska è una delle più grandi poetesse dei nostri tempi, ma sembra che non voglia farlo sapere. Il pubblico italiano sa che nel 1996 la poetessa polacca ha vinto il premio Nobel per la Letteratura eppure non ha mai visto un suo passaggio in televisione o ascoltato la sua voce per radio e, forse, neppure incontrato una sua fotografia su un giornale. La Szymborska preferisce la sordina del poeta in silenzio".
Ad alcuni piace la poesia
Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace -
mi piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.
L'ombra
La mia ombra è come un buffone
dietro la regina. Quando lei si alza,
il buffone sulla parete balza
e sbatte nel soffitto col testone.
Il che forse a suo modo duole
nel mondo bidimensionale.
Forse al buffone non va la mia corte
e preferirebbe un diverso ruolo.
La regina si sporge dal balcone
e dal balcone lui si butta giù.
Così hanno diviso ogni azione,
però a uno ne tocca assai di più.
Si è preso, il merlo, i gesti liberali,
il pathos con la sua impudenza
e tutto ciò per cui non ho la forza
- corona, scettro, mantello regale.
Lieve sarò, ah, nell'agitare il braccio,
ah, lieve nel voltare indietro il capo,
sire, nell'ora del nostro commiato,
sire, alla stazione ferroviaria.
Sire, in quel momento sarà il buffone
a sdraiarsi sui binari della stazione.
Amore a prima vista
Sono entrambi convinti
che fu un improvviso sentimento a unirli.
Com'è bella tanta certezza
ma l'incertezza è ancor più bella.
Pensano che non conoscendosi prima,
nulla sa mai avvenuto tra loro.
Ma che diranno mai le strade, le scale, i corridoi
nei quali da tempo han potuto incrociarsi?
Vorrei chieder loro
se per caso ricordano -
forse una volta tra le porte girevoli
un faccia a faccia?
un qualche "scusi" nella calca?
l'eco di un "ha sbagliato" al telefono?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Grande sarebbe la sorpresa,
a saper che ormai da tempo
li ha presi in giro il caso.
Pronto non era ancora
a mutar per loro in sorte,
li ha tenuti vicini e poi lontani,
gli ha sbarrato la strada e
soffocando il riso
con un salto si è fatto da parte.
Furono segni, segnali,
ben poco importa se oscuri.
Forse tre anni or sono
oppure il martedì recente
non volò via quella piccola foglia
di spalla in spalla?
Qualcosa venne perso e qualcosa raccolto.
Chissà se cominciò già con la palla
in quei cespugli d'infanzia?
Furono maniglie e campanelli,
su cui di buon'ora
il tocco si posò sul tocco.
Valigie appaiate nel deposito bagagli.
Fu forse un sogno uguale nella notte,
scomparso d'improvviso col risveglio.
Poiché ogni inizio
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
resta pur sempre a metà aperto.
Bibliografia breve:
1952, Dialogo zyjemy ("Per questo viviamo"); 1954, Pytania zadawane sobie ("Domande poste a me stessa"); 1957: Wolanie do Yeti ("Appello allo Yeti"); 1962, Sól (Sale); 1964, Wiersze wybrane; 1967, Poezje wybrane ("Cento giochi"); 1967: Sto pociech ("Uno spasso"); 1970: Poezje ("Poesie"); 1972, Wszelki wypadek ("Ogni evenienza"); 1973: Wybór wierszy; 1976, Tarsjusz i inne wiersze; 1976, Wielka liczba ("Grande numero"); 1983, Poezje wybrane II; 1986: Ludzie na moscie ("Gente sul ponte"); 1993/1996: Koniec i poczatek ("La fine e l'inizio"); 1996: Widok z ziarnkiem piasku. 102 wiersze; 2000, Poczta literacka ("Posta letteraria", Posta letteraria, ossia come diventare - o non diventare - scrittore).
[Immagini dal web]
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