Mio fratello rincorre i dinosauri

Benedetto Naturali - 10.06.2016 testo grande testo normale

Tags: mazzariol, down, dinosauri, fratello

La storia autobiografica di Giacomo e di suo fratello Giovanni, che ha un cromosoma in più, e di sicuro non solo quello.

Giovanni ha tredici anni, un sorriso più largo dei suoi occhiali e gli occhi a "mandorla" come i cinesi. Giovanni è il tipo che ruba il cappello ai barboni e scappa, che ama i dinosauri e il rosso, che va al cinema con una sua amica, torna a casa e annuncia di essersi sposato. Giovanni quando parla inglese toglie semplicemente le ultime lettere delle parole. Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni sa essere estenuante, logorante, dispettoso e fastidioso. Giovanni ha i suoi tempi e il suo mondo. Giovanni, detto Gio, è il fratello più piccolo di Chiara, Alice e Giacomo, che di anni ne ha diciannove ed è l'autore di questo piccolo grande romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla, commuovendo, stupendo, divertendo e soprattutto facendo riflettere.

Giovanni e Giacomo, John e Jack, come si fanno chiamare i due supereroi dal saluto speciale spack frush snap, sono diventati famosi nel marzo 2015, durante la giornata mondiale della sindrome Down, quando caricarono su Youtube un corto, intitolato The simple interview, che divenne in poco tempo virale e super cliccato in tutto il mondo.
Giacomo Mazzariol, oggi, nel 2016, come tesina per la sua maturità scientifica, racconta, nel libro Mio fratello rincorre i dinosauri, la vita della sua famiglia, prima ancora che Giovanni nasca, con il "doppio annuncio" dei genitori ai figli in un parcheggio deserto.
Uno: avrete un fratellino.
Due: sarà un fratellino speciale.
Gioia immensa per Giacomo. Quell'annuncio per lui è carburante per il cervello e per il cuore. Ancora di più per lui che ha cinque anni e vuole proprio un fratello maschio con cui finalmente fare la lotta sul lettone dei genitori. Poi arriva la parola speciale, che collega subito a supereroe. Quella parola, speciale, pronunciata dai suoi genitori, be', quella parola l'ha salvato perché Giacomo si fida di loro, e se loro dicono che Gio è speciale, allora lo è davvero, e passerà tutta la vita a cercare in che cosa sia speciale.
Speciale, per un bambino di cinque anni, vuol dire supereroe. Gli sceglie pure il nome, ma poi lui nasce e a poco a poco si rende conto che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopre la parola Down, e il suo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna, arrivando a nascondere agli altri l'esistenza del fratello.

Giacomo non era pronto per il mondo, non suo fratello Giovanni, perciò lo nascondeva, si nascondeva. Si sentiva inadatto. Dovrà attraversare l'adolescenza per accorgersi che la sua idea iniziale non era cosí sbagliata, lasciarsi travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è adesso il suo migliore amico, il suo supereroe che gli accende la vita tutti i giorni.

Il libro è un percorso emotivo e di maturazione che compie Giacomo, in diverse tappe, per accettare e conoscere davvero i superpoteri del fratello. Gio non è malato, la sindrome di Down è una condizione riservata a pochi eletti, ai VIP che possono permettersi di avere parcheggi riservati ovunque. Si rende conto che le persone sono imprevedibili, sono fatte di emozioni, irrazionalità, sentimenti. E intelligenze: al plurale.
Bisogna stare attenti alle aspettative che abbiamo sulle persone. E' stato questo il suo primo errore: aspettarsi qualcosa da Giovanni prima ancora di conoscerlo, ha guardato Gio con i suoi occhi, con i suoi tempi, con il suo mondo e voleva che lui fosse un ghepardo, non a caso il suo primo peluche regalo, uno forte insomma. Alla fine però ha capito che un po' ghepardo lo è, e che sa essere anche molto veloce. Semplicemente, ha cambiato il modo di misurare la velocità.
Per circa dodici anni ha faticato a vedere suo fratello per quello che è, perché era troppo impegnato a vedere quello che non è. Per anni non ha accettato la diversità del fratello. "Ma niente, più cercavo di insegnargli, più gli imponevo la mia visione, più lui sbagliava", scrive nel romanzo. "Era come insegnare a un diplodoco a ballare in punta di piedi. E l'unica cosa che pensavo era che io avevo ragione e lui no".

È una storia dove non mancano le difficoltà, le paure, gli imbarazzi. Ma quello che dalle pagine esce più di tutto è la fantasia e la forza d'animo della famiglia Mazzariol: una normale famiglia speciale.
Sono le donne della famiglia Mazzariol a suggerire di cambiare inquadratura e prospettiva. La mamma di Giacomo, Katia, gli spiega che amare un fratello non vuol dire scegliere qualcuno da amare bensì scegliere di amarlo. La sorella maggiore Chiara gli fa notare come davvero funziona una vita: "Non è detto che le storie debbano sempre finire come sono state scritte".
"Ecco, chi aveva scritto la nostra storia? Chi aveva sceneggiato la relazione tra me e Giovanni, e tra me, lui e il mondo? Chi? Nessuno. Eravamo noi gli scrittori".

E alla fine dopo mille esperienze scoprirà che proprio grazie allo stravolgimento delle sovrastrutture, degli schemi, che la vita di Giovanni è molto più consona all'amore e alla poesia di qualsiasi esperienza umana.
Bisogna sceneggiare ogni giorno la nostra vita, scriverla e riscriverla quotidianamente, lasciarsi travolgere da chi ha un cromosoma in più perché lì si cela il segreto dell'amore e della vita.


Titolo: Mio fratello rincorre i dinosauri
Autore:Giacomo Mazzariol
Editore:Einaudi
Anno: 2016

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