Conversazione in una stanza chiusa
Di: Giuseppe Giovanni Blando
Data: 24.12.2010
Argomento: Arte contemporanea - pittura


Saper conversare e comprendere le manifestazioni dell'arte è di per sè un'arte e l'esposizione di sette artisti come Marco Cingolani, Pasquale Di Donato, Alberto Di Fabio, Fulvio Di Piazza, Angelo Filomeno, Davide Nido e Luca Pignatelli, presso la Galleria Bianca di Palermo, consente di avviare un dialogo attraverso le immagini.
Il titolo della mostra, "Conversazione in una stanza chiusa", tratto dal celebre libro intervista dello scrittore Davide Lajolo a Leonardo Sciascia, fa riflettere, mediante le opere esposte, sulla necessità di generare un incontro attraverso l'arte.

Gli artisti esposti sono differenti tra di loro, per le tecniche utilizzate, per i contenuti, per i riferimenti più o meno consapevoli a movimenti artistici ed Avanguardie che hanno animato il secolo ormai trascorso.
Molte delle opere, esposte in questo momento presso la Galleria Bianca, hanno calcato le scene dei padiglioni della laguna di Venezia e, tra di esse, si respira un ritorno all'antico, come dimostrano gli stessi loro titoli. Prendiamo, ad esempio, Pesce di Troia, di Fulvio di Piazza, che contiene un chiaro riferimento al cavallo di legno messo a punto da Ulisse per conquistare la città di Troia. Per Di Piazza il cavallo ha lasciato il posto ad un pesce realizzato con del legname solido e scuro, che sembra legno diventato fossile, quasi minerale, ed il magma che esce dal ventre del pesce, contribuisce a raccontare la storia di un animale antico, forse estinto, il ritorno di un animale mostruoso, un archetipo che nella sua ambiguità ci affascina e sembra misteriosamente appartenerci. Luca Pignatelli, invece, utilizza dei materiali poveri, tessuti resistenti e logorati dal tempo, sui quali poi dispone delle immagini, come una testa della dea greca Afrodite.

Si avverte dalle opere appena descritte e dall'atmosfera che si può cogliere intorno ad esse, la necessità di un canone estetico che, seguendo la scia del Vintage nella moda e del Postmoderno in arte, prova a riconoscersi in uno stile la cui caratteristica principale è la ripresa di immagini che ricordino una cultura certa, anche se ormai trascorsa.
La figura e la forma di queste creazioni artistiche sono, infatti, strutture che riemergono da un passato lontano e che, nell'incapacità di individuare un canone stilistico realmente nuovo, si avvalgono di residui appartenenti a culture che ci appartengono ma che, sia nelle modalità classiche tradizionali che nella rievocazione delle Avanguardie novecentesche, hanno già fatto il loro corso, non potendo più svolgere la funzione di catalizzatori di una cultura comune di riferimento.

Restano come consolazione le casette di Donato di Pasquale, case in cui si può veder dentro, in grado di racchiudere i desideri di sicurezza, senza precarietà, e dove, però, i mobili sono stati posizionati fuori dalle stanze, attaccati alle pareti esterne delle case. A chi spetterà il compito di riportarli dentro, in questo momento della Storia dell'Arte e della cultura italiana, rimane un interrogativo irrisolto.



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