Deconstructing Nature. Un americano (d'adozione) a Napoli.
Di: Susanna Crispino
Data: 28.04.2008
Argomento: Arte contemporanea


«L'uomo è natura. L'uomo che distrugge la natura distrugge se stesso».
M. Gallotta
Da Harlem a Napoli, per costruire una coscienza ambientale. Marco Gallotta è un giovane artista campano che ha trovato casa a New York. La sua prima mostra personale,Deconstructing nature, è ospitata dalla galleria Cavallerizza a Chiaja art studio (al numero 46 dell'omonima via napoletana) dal 18 aprile al 5 maggio (dal lunedì al venerdì dalle 11,00 alle 13,00 e dalle 16,30 alle 19,30; sabato dalle 11,00 alle 13,00, il pomeriggio su appuntamento). Curata dalle tre galleriste che gestiscono la struttura – Silvana Fumo, Milena Grosso e Valentina Marroni – l'esposizione racconta attraverso una ventina di opere il rapporto non sempre facile tra l'uomo e la natura e ammonisce al rispetto dell'ambiente: la natura è parte integrante dell'umano e la distruzione dell'ambiente è autodistruzione. Inquietanti sperimentazioni genetiche, poetici intrecci vegetali e iconiche rappresentazioni di autentici simboli degli Stati Uniti –come le cisterne per l'acqua – prendono vita attraverso una tecnica raffinata: il linocut o linoleografia, procedimento di stampa che utilizza una matrice in linoleum, tecnica che ha le sue radici nell'antica xilografia. Ciascuna opera è unica e allo stesso tempo (virtualmente) riproducibile.
Raccontare l'arte è forse una missione impossibile, si può solo provare a raccontare dell'artista, descriverne la storia o le suggestioni che evocano le sue creazioni. Ma nessuno meglio dell'artista può raccontare se stesso e la sua opera: non resta che fare spazio a Marco. E all'arte che porta con sé.

D: Dalla vita da zingaro al sogno americano. Iniziato per amore
R: Vivo ad Harlem, ma sono originario di Battipaglia. Nel 1992 sono andato in Trentino, dove sono diventato guida alpina. Ho detto ai miei che andavo a fare una settimana bianca, ci sono rimasto sei mesi. Poi mi sono reso conto che avevo bisogno di perfezionare l'inglese e sono andato a Londra, con l'intenzione di rimanerci qualche mese. Sono rimasto più di un anno.
Ho sempre disegnato: andavo in giro con il mio blocco da schizzi. A Londra ho cominciato a frequentare degli artisti, erano perlopiù scrittori, e ne sono rimasto affascinato. Da lì non sono mai più tornato: ho conosciuto delle persone che andavano a lavorare in Svizzera e mi sono spostato a Ginevra, dove organizzavo degli eventi sportivi con l'MBA statunitense. A Ginevra ho conosciuto Sabrina, mia moglie, che è newyorchese e l'ho seguita nella sua città natale.
Sono andato a New York per amore, ma quando ci sono arrivato ho capito in tre ore che era la città della mia vita. Lì ho iniziato l'università e mi sono specializzato in fashionist. Ero ancora all'università quando sono stato avvicinato dalla Nike. Ho cominciato con presentazioni aziendali interne: invece delle slides, uno dei funzionari usava dei collage. È stato un successo per lui e per me, perché a poco a poco ho cominciato a fare sempre di più, fino alla campagna per i mondiali del 2006, poi dei video. Intanto ho curato la grafica dei concerti di Ennio Moricone, per New York e per gli Stati Uniti.

D: Secondo la legge del caso: un viaggio, un amico, la mostra...
R: A New York ho esposto al museo della mia università, alla galleria Dumbo (al ponte di Brooklin) con la mostra "Four" quattro artisti per quattro opere. In Italia ho esposto in una collettiva al Castel dell'Ovo, ma non ero presente. Poi un mio amico, Sandro, ha conosciuto a Los Angeles Milena Grosso ed è diventato all'istante il mio manager. Le ha mostrato i lavori sul mio sito, poi –al ritorno in Italia- ne ha portati altri in galleria da Battipaglia. Insomma, sono piaciuti ed eccomi qua.

D: L'uomo e la natura, per una tecnica antica e moderna
R: Il tema dell'ambiente fa parte della mia vita. Sabrina e io siamo amanti della natura e rispettosi dell'ambiente. Non è una questione che riguarda solo l'ecologia, ma anche le creature viventi, incluso l'essere umano. Crediamo nel rispetto per l'altro e che l'uomo sia tutt'uno con la natura. Da ciò nasce l'attenzione all'uso delle risorse come l'acqua e l'energia, il riciclaggio dei rifiuti, la nostra "coscienza ambientale". Un modo di essere che è riflesso nelle mie opere.
Deconstructing nature, non riguarda la distruzione dell'ambiente, ma il fatto che siamo diventati insensibili alla natura. Le opere in mostra sono tutte linocut tranne due, che sono disegni a olio. Mi piacciono molto le superfici e la tecnica del linocut consente diversi tipi di effetti, e soprattutto di imprimere un aspetto "vissuto" alle opere. La carta per realizzare ogni singola opera viene dipinta con diverse sovrapposizioni di colore, le immagini sono impresse attraverso una matrice di linoleum incisa e cosparsa di inchiostro (l'inchiostro rimane solo sulle parti non incise e perciò in rilievo). Con un rullo faccio pressione sulla carta in modo da farle assorbire l'inchiostro e creare l'opera finale.

D: L'arte può essere considerata la via del ritorno
R: Amo l'Italia e cercavo un ponte col paese. Questa mostra è un sogno che si realizza, ritornare alle radici.

Immagini
1. Flies
2. Invisible City
3. Water Towers
4. Deconstructed
5. Leaf
6. Tree
7. L'artista a lavoro




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