Intervista ai Matmata, scoprendo ''In attesa del cielo''
Di: Annalisa Esposito
Data: 23.03.2008
Argomento: Musica rock-pop


Oggigiorno risulta davvero raro imbattersi in un gruppo indie italiano che canta… in italiano! Eh si, perché la maggior parte delle band made in italy ma profondamente indie (quello from Uk) predilige testi in lingua straniera, dando così risalto soprattutto al sound più che alle parole. Tra le eccezioni ci sono i Matmata, gruppo bresciano formatosi nel 1994.
Da Orzinovi (Brescia), questa la loro città di origine, Gianmario Ragazzi, Nicola Saini e Marco Ravelli iniziano a dare vita ad un sound decisamente controcorrente se si pensa alla piccola realtà del paesello che li circonda. Il progetto Matmata è quindi un crogiuolo di emozioni, sensazioni, come un veloce salto nel passato per poi ritornare subito al presente. Dove la parola d’ordine è Comunicazione. E ascoltando la loro seconda prova “In attesa del cielo” sembra proprio che ci riescano benissimo. Un album che rappresenta un punto di arrivo (e di inizio) dopo una lunga gavetta contrassegnata da episodi importanti come fare da gruppo spalla ai Timoria, l’incontro con il manager Marco Fontanini con il quale creano la SOBER, il contratto con la EDEL RECORDS nel 2002 grazie alla quale pubblicano l’Ep “Sa il mio nome” e a pochi mesi di distanza l’album di debutto omonimo. Nel 2003 suonano come ospiti al Rock Sound Awards fino a decidere ad affidarsi al produttore Alessandro Branca che aggiunge alla loro vena rock il sinth.
L’album “In attesa del cielo” è un mix di sonorità accattivanti che nel complesso ricordano molto quelle dei Marlene Kuntz. Tracce come “Un male infedele”, “Fior di Luna”, “Tana per tutte”, “In silenzio”, “Fino a perdermi”, “In attesa del cielo”, “è cosa buona e ingiusta”, caratterizzano l’intera tracklist formata da 14 canzoni dal sapore malinconico ma anche avvolgente e disarmante.

D: Ascoltando “In attesa del cielo”, vostro secondo album, in più di un ascolto ho pensato che foste in fondo degli animi romantici. È cosi?
R: Effettivamente si sono un romantico vecchio stampo,ho scritto di quel che mi è successo in questi ultimi anni,ho scritto di questo magnifico sentimento che ti può dare tanto ma anche toglierti tutto, ma non parlo solo di questo. Anche se magari in alcune canzoni sembra che mi rivolgo ad una persona, non è così, scrivo di rapporti legati anche a fobie o dipendenze verso qualcosa.

D: Quali influenze musicali si possono riscontrare nel vostro album?
R: Le influenze sono molte,soprattutto dalla scena rock anni 90, posso farti qualche nome: Radiohead, Sigur Ros, Queen Adreena, Alice in Chains, ma anche rock anni 70 e musica classica.

D: C’è una canzone alla quale siete legati particolarmente?
R: Praticamente a tutte, ma le canzoni a cui sono legato maggiormente sono FERMO perchè è nata in un ambiente orribile e grazie a niccolo agliardi grande autore sono riuscito a sbloccarmi nella scrittura perchè mentalmente non c'ero, siamo riusciti a mettere sulla musica che avevo già dei mie pensieri scritti in un periodo passato all'inferno, descrive alla perfezione l'atmosfera di quel momento e l'altra FINO A PERDERMI perchè è legata ad una persona davvero speciale,ma anche LA VITA ALTROVE perchè affronta il mio problema legato al cibo e FIORE DI LUNA.

D: Qual è la cosa buona e ingiusta della Musica?
R: La cosa buona è che ti fa sognare ma è ingiusta perchè per la maggior parte delle volte resta tale e cioè un sogno e non realtà, è come la droga...

Ai concerti degli Smashing Pumpinks in Italia c’eravate anche voi, come supporter però. Ve lo sareste mai immaginato?
R: In questo caso è stata una cosa buona e giusta perchè è sempre stato un sogno e dopo 14 anni si è realizzato,mai smettere di sognare come dice il buon Pino Scotto.

D: Per certi versi mi ricordate molto il Nucleo e i Sebastian. Due gruppi italiani che hanno cercato l’approvazione del pubblico con un ‘vibe rock’ simile al vostro. L’esibizioni live però non hanno dato loro il meritato successo. A voi come sta andando?
R: Non posso ancora dirti nulla perchè abbiamo fatto solo 2 date per ora e la gente che c'era non era li per noi. Te lo saprò dire dopo l'estate. Comunque sono cosciente che sia dura,con il Nucleo abbiamo pure fatto una data al Buddah Cafè di Orzinuovi nel 2003 ed è andata bene, però giocavamo in casa.

D: Il 21 giugno salirete sul palco dell’Heineken Jammin Festival. Ma ci saranno anche Vasco Rossi e i Marlene Kuntz a rappresentare la musica italiana. Che effetto fa essere in mezzo ad artisti così imponenti?
R: Ho un senso di inferiorità ma è un grande onore e una grande emozione non vedo l'ora e vada come vada.

D: Dopo l’Heineken Jammin Festival, quali progetti avete in serbo per i pubblico italiano? O siete anche voi in procinto di partire e di esportare la vostra musica fuori dalla patria natia (vedi Negramaro, Afterhours, etc)?
R: Bè vorrei prima avere soddisfazioni nel nostro paese che è già difficile, poi, anche se la vedo molto dura, provare all'estero anche se per problemi personali ora non posso uscire dall'Italia. Comunque in Italia cominceremo a suonare da metà aprile e infatti devo mettermi in forma fisicamente. Speriamo bene.
Grazie di cuore, Gianmario





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